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Livorno

Il processo

Alluvione a Livorno, entro fine anno la sentenza: l’unico imputato è Nogarin

Stefano Taglione

	L'ex sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, nell'aula di corte d'assise del tribunale di via Falcone e Borsellino
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L'ex sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, nell'aula di corte d'assise del tribunale di via Falcone e Borsellino

L’ex sindaco ora dirigente in Ferrovie accusato di omicidio colposo plurimo. Il processo riprenderà fra tre giorni: alla fine mancano ancora otto udienze

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Livorno La sentenza, ad oggi, è prevista per il 29 novembre. A cinque anni dalla terribile alluvione avvenuta nella notte fra il 9 e il 10 settembre del 2017 il processo di primo potrebbe finalmente chiudersi. Ma da qui all’ultima udienza messa in calendario dal giudice Ottavio Mosti – che dovrà stabilire le eventuali responsabilità dell’ex sindaco Filippo Nogarin, l’unico imputato dopo l’assoluzione in rito abbreviato dell’allora responsabile della protezione civile, Riccardo Pucciarelli – ve ne sono altre sette: la prima fra tre giorni (martedì), poi il 22 e il 29 settembre, l’11 e il 27 ottobre, l’8 e il 24 novembre. Con l’ottava e ultima, quella del 29, che dovrebbe decretare il verdetto finale.

L’UNICO IMPUTATO

L’ingegnere aerospaziale ed ex esponente del Movimento 5 Stelle, che nel frattempo si è trasferito a Roma e lavora come dirigente per Ferrovie dello Stato, non ha mancato un’udienza. Presenziando pure a quelle celebrate in camera di consiglio davanti al giudice per le indagini preliminari Marco Sacquegna, che nel gennaio scorso lo ha rinviato a giudizio. Mandandolo quindi al processo per il quale è accusato di omicidio colposo plurimo per la morte di Gianfranco Tampucci, Roberto Vestuti, Martina Bechini, Raimondo Frattali, Glenda Garzelli, Simone, Filippo e Roberto Ramacciotti. Contro di lui si è costituito come parte civile, per danni di immagine, anche il Comune di Livorno, che allo stesso tempo è però anche il responsabile civile, chiamato quindi a risarcire le famiglie in caso di condanna dell’ex primo cittadino, difeso dall’avvocata genovese Sabrina Franzone.

IL DEPOTENZIAMENTO

Il pool della procura – con il procuratore Ettore Squillace Greco e le sostituto Sabrina Carmazzi e Antonella Tenerani – contesta a Nogarin di aver «omesso di sollecitare l’approvazione da parte del consiglio comunale di un nuovo piano di protezione civile» e, l’8 agosto del 2017, di aver consentito «il depotenziamento del sistema di protezione civile territoriale nell’ottica della ristrutturazione dell’organizzazione comunale in macroaree, inglobandolo nella polizia municipale e sostituendo il precedente dirigente (il geologo Leonardo Gonnelli ndr con un’esperienza ultradecennale, con Pucciarelli, dottore in scienze politiche». Avrebbe poi ridotto «il personale a quattro unità delle quali due amministrative e due operatori (un geometra e un perito elettrotecnico), separando il settore protezione del suolo con l’eliminazione del profilo tecnico di altri due geologi, il tutto senza vigilare sull’effettiva attuazione del passaggio di consegne pur astrattamente previsto e senza prevedere un adeguato e tempestivo programma di formazione degli addetti al servizio».

«NON HA APERTO IL COC»

Sempre per la procura Nogarin «dopo aver omesso di attivare l’applicazione telefonica messa a disposizione dei sindaci dalla Regione Toscana, seppur avvisato alle 15 circa di sabato 9 settembre dall’unico dipendente della protezione civile in servizio» dell’allerta meteo avrebbe omesso «qualsivoglia attività di previsione e prevenzione a lui affidata dalla legge, non assumendo la direzione e il coordinamento dei servizi di emergenza, tanto da non dare neanche l’avviso al prefetto» e di «adottare i provvedimenti preparatori all’emergenza quali la tempestiva apertura del Coc (il centro operativo comunale ndr) e l’adeguata vigilanza delle condizioni del reticolo idraulico minore». l



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