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Bollette record, gli artigiani di Livorno: «Noi strangolati da rincari ultrachoc»

Bollette record, gli artigiani di Livorno: «Noi strangolati da rincari ultrachoc»

A rischio la tenuta delle piccole imprese nel nostro territorio già colpito dalla crisi. La Cna: altolà subito alla corsa dei prezzi e aiuti per passare all’energia solare

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LIVORNO. Quei poveracci di Mariupol o di Kharkiv le bombe e i missili se li sono visti piovere sulla testa davvero, e nessuno scambierebbe la propria sorte qui al sicuro con quella loro: eppure gli artigiani e i commercianti – insomma, gli uomini e le donne delle piccole imprese che ogni giorno devono trovare il modo di portare a casa la pagnotta – le conseguenze di questa guerra maledetta a 2.600 chilometri da qui se le sono sentite piombare addosso all’improvviso quando hanno visto l’ultima bolletta dell’energia. Per un qualche motivo il grande risiko delle quotazioni del gas (e, di riflesso, dell’energia elettrica che con il gas viene prodotta) si è infilato sotto le loro saracinesche e ha fatto più danni d’un ladro. Non solo: è una batosta che promette di riaffacciarsi anche alla prossima bolletta e a quella che verrà dopo…

All’improvviso piccole realtà imprenditoriali, talvolta di dimensioni micro e talvolta no, si sono trovare a fare i conti con costi extra fuori misura, come vediamo in questo primo round sul versante artigiano delle piccole imprese locali: la pasticceria Libeccio ha visto schizzare il costo dell'energia a 14.485 euro nella bolletta di luglio, dodici mesi prima non arrivava a 4mila. Un peso dunque più che triplicato mentre invece i consumi sono in discesa, oltre mille kwh in meno. Alla pelletteria Due Bi i consumi sono cresciuti abbastanza (da 1.547 a 2.390 kwh) ma il salasso da pagare è entrato in orbita: moltiplicato per sei, anzi qualcosa di più (da 242 euro a quasi 1.500). Con la collaborazione della Cna, peschiamo l'attività di una fra le pizzerie della nostra città (Ale Pizza) che ha mantenuto uno standard di consumi pressoché in linea con l'anno scorso: peccato che nel frattempo la bolletta sia balzata da 779 euro a quasi 2.400.

Per ogni bolletta se ne vanno fra mille e duemila euro in più dalle casse di ciascuna di queste attività: rischia di mangiarsi l'utile che tiene in piedi l'azienda (e il bilancio familiare del titolare). Per imprese più strutturate come Sniap o Etrusca Profilati la differenza si fa drammatica: 8-12mila euro in più che pesano sui conti aziendali.

Se Maurizio Serini, presidente provinciale di Cna, parla di «livelli insostenibili per le imprese» non è un modo di dire: sono a rischio «sia i livelli occupazionali che la stessa sopravvivenza per molte aziende». Tutta colpa – afferma – del fatto che «il drammatico perdurare del conflitto russo-ucraino ha scatenato una corsa alla speculazione senza controllo». Come se ne esce? Per Serini va stabilito «un tetto al prezzo del gas, dell'energia e dei carburanti: è una priorità del Paese su cui chiediamo dunque l’impegno congiunto di tutte le forze politiche al di là degli esiti del voto».

Il numero uno degli artigiani livornesi si augura che arrivi «una decisione a livello europeo» ma è impossibile girarci intorno: se non è l’Europa a prendere di petto la questione c’è bisogno comunque di «interventi rapidi ed efficaci, come anche l’introduzione di un massimale al prezzo del gas su base nazionale». Come? Ottenendo i quattrini grazie a una robusta tassazione degli extra-utili delle grandi compagnie che da questo bailamme hanno guadagnato.

Il direttore della Cna, Dario Talini, spiega che sono continue le segnalazioni di «aumenti spropositati e sempre maggiori delle varie componenti energetiche». Non solo: si sommano ad altri guai come la scarsità delle materie prime («tutti fattori che alterano i livelli ed i costi della produzione sia di prodotti che di servizi»). Sia chiaro, – aggiunge – non esistono settori del tutto immuni dal “contagio” dei rincari: ci sono «tipologie di produzione particolarmente energivore tra cui ad esempio panifici pasticcerie, lavorazione di surgelati, carrozzerie e talune manifatture» e tuttavia qualsiasi attività «ha visto comunque aumentare a dismisura i propri costi energetici rispetto allo scorso anno».

Non basta: il gasolio è «ormai abbondantemente più caro anche della super in quasi tutti i distributori», questo colpisce le imprese di trasporto e contribuisce a «una pericolosa spinta inflazionistica». Però – afferma Talini – diventa sempre più difficile scaricare sui clienti questi rincari. Risultato: «L’unica via rischia di rimanere quella della riduzione della produzione, del personale o per alcuni la chiusura».

Dal quartier generale dell’organizzazione degli artigiani fanno poi rilevare il caso specifico che riguarda «quelle imprese che fanno parte di filiere produttive dove i prezzi delle forniture sono all’interno di contratti blindati: impossibile avere dai clienti il riconoscimento degli aumenti».

Le contromisure prese dal governo fin qui? «Il fenomeno è talmente grave che non sono state sufficienti»: i rincari si stanno mangiando «anche gli utili conseguiti nel nostro territorio da quelle imprese che hanno lavorato direttamente o indirettamente con il turismo, vanificando il positivo andamento della stagione».

Serini allarga lo sguardo dal perimetro di ciascuna piccola imprese in difficoltà fino ad arrivare a temere per «la tenuta economica anche nella provincia di Livorno: già stava scontando difficoltà complesse di carattere industriale». Fra le proposte avanzate, come detto, c’è il “tetto” al prezzo del gas («si riverserebbe anche sul costo dell’energia elettrica»), c’è lo svincolo del prezzo dell’elettricità da quello del gas, c’è il taglio delle accise sui carburanti soprattutto per le imprese. Di tutto questo si è sentito parlare a più riprese. Ma, di fronte a questo problema, dalla Cna livornese arriva anche un suggerimento: «Sarebbe proficuo incentivare in modo importante le aziende ad investire sulle fonti di energia alternativa, così da affrancarsi progressivamente dal rischio di nuovi rincari energetici».

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