Il Tirreno

Livorno

Il saluto

Tutta Livorno piange per Denny, l'appello: «Non inseguite la vendetta, lui non la vuole»

Stefano Taglione
Il corteo per chiedere giustizia (foto Daniele Stefanini/Silvi)
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Il corteo per chiedere giustizia (foto Daniele Stefanini/Silvi)

Livorno, oltre mille persone per l’addio al ventinovenne morto alla Guglia: «Ora giustizia». Mamma Erika: «Ha vissuto a mille, come voleva lui, nel bene e nel male»

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LIVORNO. «Dopo ciò che è accaduto proviamo rabbia, angoscia e paura. Parlo a voi tutti: quando una parola, un profumo o una risata ci ricorderà di Denny, ricordiamocelo con un sorriso e col cuore in pace. Non con la vendetta, perché lui non vuole questo. So che non sarà facile, però dobbiamo farlo. Io stessa ho perso speranza per il mio futuro».

IL MISTERO

È Alice a leggere un bellissimo messaggio in memoria di Denny Magina, il ventinovenne livornese morto quasi due settimane fa dopo essere precipitato dalla finestra di una casa popolare occupata al quarto piano di un palazzo di via Giordano Bruno, alla Guglia, in compagnia di altre persone e in circostanze non ancora chiare. Ieri pomeriggio, dopo che la salma è rimasta a lungo a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa dell’autopsia che si è svolta lunedì scorso, alla chiesa di San Pio X e a pochi metri di distanza dal civico 2 di via Perini dove vive la famiglia, si è celebrato l’ultimo saluto al ragazzo tanto amato in tutta la città. Gli amici, con cori e striscioni, continuano a chiedere verità e giustizia agli inquirenti (indagano i carabinieri per omicidio coordinati dal sostituto procuratore Giuseppe Rizzo ndr) per arrivare a capire, una volta per tutte, come abbia perso la vita l’ex ambulante di via Buontalenti, che lì con la famiglia gestiva un banco di abbigliamento.

«UN AMICO E UN FIGLIO»

Commoventi le parole di mamma Erika Terreni, che ha preso la parola al termine della messa officiata dal parroco don Luciani Cantini, con il funerale che è stato curato dalle onoranze funebri della Svs di via San Giovanni. «Vi dico io chi è Denny, perché l’ho fatto io – così ha parlato – un ragazzone alto 1.90, buono con tutti. Libero, come gli ho insegnato io. Ha vissuto 29 anni come ha voluto, quello che li ho trasmesso. Ha fatto tutto quello che voleva, nel bene e nel mare. Noi più che mamma e figliolo, eravamo coetanei perché l’ho fatto a 17 anni. Era un amico, un figlio, i miei occhi. Tutto. Ora ho Asia, sua sorella. L’ho sempre avuta, lei è brava. Asia era la mamma di Denny. Mi brontolava, perché lui era uguale a me. A qualsiasi età si vive a mille e lui ha vissuto come voleva. Nel cuore e negli occhi ce l’ho, mi resta, perché gli occhi miei sono suoi. Mi diceva sempre “Mamma io e te siamo oltre”. Lui è oltre per me. Lo vedo nei suoi amici che venivano a casa mia e nelle amiche di mia figlia perché in casa mia, davvero, ci sono passati tutti. Non vi scordate il mio bimbo». In risposta gli amici hanno ripetuto che no n lo scorderanno mai.

L’OMELIA

Toccante anche l’omelia di Cantini. «Il passaggio dalla vita alla morte è un mistero – ha detto – e abbiamo bisogno di consolazione e di parole che ci consolino, ma anche di essere concreti nella vita. E la concretezza l’abbiamo qui davanti. Ci domandiamo perché. Ma non ci è dato di sapere perché. Poi forse col tempo si saprà. Tutta questa violenza come la possiamo indossare come esseri umani? Abbiamo bisogno di cambiare la vita e di cambiare la storia. Dobbiamo convertire il nostro cuore e capire che la vita è per sempre. Non per quello che viene dopo, ma per quello che è ora. Denny adesso ci sta dicendo: Ragazzi state attenti, ragazzi siate prudenti, ragazzi tirare fuori il meglio ne avete dentro di voi”. La vita ci vuole bene. Anche voi avete capito, lo vedo dal messaggio “Denny per sempre”, sugli striscioni, il principio dell’eternità».

IL CORTEO

Dopo il funerale, sotto l’occhio della polizia municipale, si è formato un corteo con il feretro di Denny (sulla cassa anche una maglietta del Livorno calcio) transitato sotto l’abitazione dei genitori di via Perini. La cerimonia è poi terminata al cimitero dei Lupi. In chiesa lacrime, applausi scroscianti e a tratti – come evidenziato dallo stesso sacerdote – «un silenzio assordante». «Denny sei nella storia», «Denny non ti dimenticheremo mai». Cori, striscioni. Come quelli sul lato sinistro della chiesa, messi dai familiari: «Babbo ti ama», «Ciao amore mio, nonna ti ama», «Ti voglio bene, la tua sorella». Tutta la città ama «il suo bimbo». Denny. Morto troppo presto, a 29 anni, in via Giordano Bruno. l

Altro servizio a pag. 9


 

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