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Livorno

La protesta

Chiusura anticipata alle 20 ai Fiume, i clienti: «Gestione da rivedere»

Alessandro Lazzerini
Chiusura anticipata alle 20 ai Fiume, i clienti: «Gestione da rivedere»

Fino al 31 agosto era in programma la chiusura alle 23, poi il cambio all’ultimo minuto. «Ennesimo episodio di una stagione con zero attenzione agli abbonati, ma solo al profitto»

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LIVORNO. Durante l’estate gli stabilimenti balneari cittadini chiudono alle 23 permettendo ai propri abbonati di poter cenare a due passi dal mare. Questo, da tradizione, fino al 31 agosto, perché dal primo settembre la chiusura torna alle 20, ad eccezione di qualche serata speciale. Solitamente va così. E invece domenica scorsa, nel pomeriggio, ai Bagni Fiume è apparso un cartello in cui veniva comunicato che quella sarebbe stata l’ultima serata con chiusura alle 23, tre giorni in anticipo rispetto al canonico 31.

Un gesto che, sia per l’essenza della decisione che per i modi con cui è stata pubblicata, ha mandato su tutte le furie gli abbonati dello storico stabilimento del Viale Italia. «Ci è stato detto, così senza alcun preavviso, quando invece da decenni l’ultimo giorno in cui si può cenare al mare è il 31 agosto – commenta Claudio, abbonato da oltre cinquant’anni – E questa è solo la punta dell’iceberg di una stagione negativa. Ciò che però mi ha dato più fastidio è la modalità che sottolinea una mentalità secondo cui “io sono il padrone e faccio come mi pare”, mentre ci sono clienti che pagano e hanno dei diritti».

La famiglia Neri, che da una vita gestisce il bagno, dopo la protesta dei clienti, sia dentro lo stabilimento che sui social, ha parzialmente ritrattato concedendo la possibilità, in base al meteo, di rimanere lasciare i Fiume aperti fino alle 23 per i venerdì e i sabato di settembre. Un’azione che però non ha bloccato la protesta degli abbonati. «Quest’anno abbiamo fatto un abbonamento a scatola chiusa – aggiunge Veronica, altra cliente – Non sapevamo che sarebbe andata così. Nessuna attività, nessun evento, un mortorio totale. Già durante la stagione, a loro discrezione, in alcuni casi hanno chiuso alle 20 anziché alle 23. Il prossimo anno prima dell’abbonamento vorremo sapere quelli che sono i servizi, altrimenti niente. Qualcuno potrebbe chiedersi perché non cambiamo stabilimento, ma per gente come noi che da una vita viene qui non è semplice. Basterebbe un po’ di attenzione per i clienti».

Già nei mesi scorsi in tanti si erano lamentati per l’annullamento delle Fiumiadi, comunicato pochi giorni prima, che ha negato la realizzazione di un evento cardine dell’estate labronica. «Sembra che venga fatto tutto per allontanare anziché incentivarlo a frequentare lo stabilimento – sostiene Marco, abbonato di lunga data – Da qualche anno è un peggioramento continuo. Tanti spazi sacrificati solo per mettere ombrelloni ovunque».

E i difetti della gestione, secondo i clienti, non finiscono qui. «La questione legata alla possibilità della cena è stata poco rispettosa nei confronti di chi paga l’abbonamento – dice Monica, frequentatrice del bagno da decenni – Anche il bar è vergognoso. La qualità del servizio è scadente e invece quando si paga deve esserci una giustificazione. I Fiume erano, e con poco sarebbero ancora, uno stabilimento meraviglioso, ma non c’è cura dei clienti e dei dettagli, per questo è sempre più trasandato».

Un pensiero comune, questo, sostenuto da tanti abbonati che su Facebook, nel gruppo dello stabilimento, si sono lanciati con tanti post di protesta. «Il malcontento è di tutti – riassume Andrea – Il peggioramento rispetto agli anni scorsi è netto e tutto per cercare di guadagnare sempre di più. Non c’è uno spazio d’ombra dove poter portare i bambini e ogni spazio comune è stato eliminato per mettere nuovi ombrelloni, in particolare la passeggiata che era un luogo simbolo. Per le luci del gabbione, durante il torneo serale, ci hanno chiesto 20 euro per un’ora di gabbionata, cifre folli. Vengo in questo stabilimento da trentacinque con la mia famiglia e mai lo abbiamo visto in queste condizioni. Così non si può andare avanti».
 

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