Gioco
Francesco, il livornese "boss" degli animatori turistici: «Il mio successo è nato quando ho rischiato di morire»
Sangue ardenzino, oggi abita in Svizzera: gestisce 320 dipendenti in vari alberghi. «Torno sempre in città, Terrazza Mascagni è il posto più bello del mondo»
LIVORNO. «Sono stato in vari angoli del Pianeta, ma niente mi ha mai fatto battere il cuore come questo posto. È casa mia. Sono livornese. E ne vado fiero. Quando vengo a trovare i miei genitori mi fermo a lungo in Terrazza Mascagni e guardo il mare. È sempre uno spettacolo». Un livornese in Svizzera. Sembra il titolo di un film. E la storia potrebbe davvero far ingolosire registi e produttori. Perché nella vita di Francesco Aluzzi, 51 anni, i colpi di scena non mancano. Da animatore nei villaggi vacanze «a 300mila lire al mese» a imprenditore di successo mon diale nel campo del turismo. E pensare che sognava un lavoro in ambasciata, per ripercorrere le orme del padre, diplomatico a Oslo, nel cuore della Norvegia. Ma nella vigilia di Natale del 1992 cambiò tutto.
Vivo per miracolo
È il 24 dicembre di 30 anni fa: Francesco è un giovane livornese come tanti. In sella al mitico Bravo. «Mi ritrovai a terra e persi conoscenza, non ricordo molto. Mi risvegliai in ospedale». Un grave incidente gli causa la rottura della milza. E durante quei giorni in reparto il punto di vista sulla vita cambia prospettiva. «Realizzai che per coronare la carriera diplomatica avrei dovuto studiare altri dieci anni. La vita non aspetta, potevo essere morto. Decisi che avrei iniziato a girare il mondo subito, senza aspettare oltre», racconta Francesco con una strana cadenza milanese innaffiata d’Ardenza. Viaggiare, divertirsi e guadagnare qualche soldo: tre obiettivi, una soluzione. «Partii per fare l’animatore in un villaggio turistico in Svezia. Mi spedirono là perché me la cavavo con la lingua, dopo aver vissuto tre anni in Norvegia con babbo». Francesco è sveglio, ci sa fare. Con chi è in vacanza, ma anche con chi sta sopra di lui. «Mi trovavo in un villaggio a Creta, il direttore di un hotel vicino a quello in cui lavoravo mi chiese di collaborare con lui, di organizzare l’animazione e non solo per la sua struttura. Io gli consigliai una persona con le caratteristiche che cercava. E la mia intuizione si rivelò vincente». Così il giovane Francesco mise la prima pietra per costruire la professione che oggi l’ha reso un leader nel settore del reclutamento degli animatori turistici.
Il volo
Nel 1995 Francesco Aluzzi inizia a lavorare in società con l’imprenditore Fabrizio Cremonini. Gestisce intere strutture, dall’animazione a tutto il resto. Nel 2002 spicca il volo. «Con la mia ex moglie – racconta – ho aperto un’agenzia a Milano». Ma qual è nello specifico il lavoro dell’ormai ex ragazzo di Livorno? «Allaccio contatti con catene alberghiere e chiedo se hanno bisogno di di intrattenimento e altro, dal mini club al fitness, dai cuochi alle guide per le visite. Una volta raccolte le richieste – spiega Aluzzi – inizio le selezioni per trovare personale. Assumiamo quasi esclusivamente ragazzi dai 19 ai 25 anni, nella fascia di età in cui c’è voglia di fare nuove esperienze mettendosi anche in tasca qualcosa. Facciamo selezioni in diverse città europee, poi componiamo la squadra, con tanto di “allenatore”, il responsabile, e li formiamo nei campus tra Rimini e Riccione. A marzo-aprile li mandiamo nei villaggi. La mia azienda (LifeTourismConsulting, ndr) ha sede in Svizzera, con me in ufficio lavorano dieci persone, mentre gli animatori che gestisco sono 320, dislocatiin 76 resort. Collaboriamo con quattro tour operator». Da quella vigilia di Natale del 1992 di tempo ne è passato parecchio.
Per fare chiarezza
La domanda sorge spontanea. E nessuno meglio di Francesco Aluzzi può rispondere. Quanto guadagna un animatore? «Dipende. Alcuni lavorano dalle 10 alle 12, poi dalle 15,30 alle 18 e un’ora e mezzo la sera per lo spettacolo. Con uno o due giorni liberi a settimana. Si possono guadagnare dai 650 ai 1.300 euro al mese, a seconda dell’impegno orario e della qualifica. Vitto e alloggio sono sempre pagati. E si sta continuamente a contatto con gli altri. Un po’ come un super Grande Fratello».
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