Gioco
Fumi e smog, l’allarme dei cittadini: «Troppe navi vecchie in porto, trovate i soldi per le centraline»
I residenti nelle zone critiche chiedono un monitoraggio costante dell’aria «Servono banchine elettrificate e incentivi alle compagnie di navigazione»
LIVORNO. Un viaggio nel mondo dei fumi delle navi, secondo gli occhi di un residente, tenuti per mano da Luca Ribechini, portavoce del Comitato Livorno Porto Pulito, nutrito gruppo di cittadini che non si stanca di ripetere tutta la preoccupazione per la salute «che non deve essere barattata con il ricatto del lavoro come accaduto a Taranto». Partiamo dalla fine e dall’appello che lo stesso Ribechini lancia: «Chiediamo all’assessora all’ambiente che spenda bene i soldi di cui potrebbe disporre, e che questi possano essere sufficienti ad acquistare centraline da tenere stabilmente in porto. Il comune potrebbe non poter sostenere autonomamente la spesa? Che le si acquistino eventualmente in concorso con l’Autorità di Sistema Portuale e con Arpat. Quest’ultima, con finanziamento diretto della Regione. Centraline che funzionino come tutte le altre che abbiamo e che monitorano la qualità dell’aria in più punti della città».
Ammette che le soluzioni non sono semplici, che serve una presa di coscienza della popolazione «il vento è democratico, l’inquinamento prima o poi colpisce un po’ tutti» e che la politica non può stare con le mani in mano. «Siamo apartitici e vorremmo anzi, che tutte le forze portassero ciascuna un mattone per costruire un futuro davvero migliore. E non dimenticarsi tutto dopo il 25 settembre. La salute è importante, e vorremmo essere ammessi e a partecipare ai lavori delle commissioni su certe questioni. Saremmo in grado di fornire un contributo importante».
Informa di aver inviato una posta certificata al sindaco in qualità di massima autorità locale per la sanità, all’assessora all’ambiente Cepparello, all’assessora al porto Bonciani, alla Capitaneria, all’Arpat e al dipartimento di prevenzione Usl nord ovest. Tutte parti già incontrate il 14 luglio scorso in comune. Argomento il report del dipartimento prevenzione della Regione Lazio.
Sulle orme di Civitavecchia
Prende documenti, Ribechini. E snocciola dati secondo i quali i residenti della città portuale alle porte di Roma, sono circondati dall’inquinamento. Che produce un 31% in più di possibilità di morte di cancro ai polmoni e il 51% in più, causato da patologie neurologiche. Tutto questo, capita a chi sta di casa entro 500 metri dal porto. «Civitavecchia risulta essere il quinto scalo più inquinato d’Europa; Livorno segue abbastanza da vicino, con l’ottavo posto. Civitavecchia è in situazione drammatica, ascrivibile ad agenti inquinanti che possono essere replicati pure nella nostra città. Con pochi metri di differenza, o percentuali variabili di pochi punti. Comunque sempre troppo per fare finta di nulla».
L’appello del portavoce di Comitato Livorno Porto Pulito, vorrebbe molto più coinvolgimento e partecipazione fra la cittadinanza. «Ci sono quartieri immediatamente vicini ad essere interessati. Dalle navi da crociera in fondo a via San Giovanni, ai traghetti non lontani dalla Venezia. «L’arrivo di una nave, anche se dormi, lo senti. Perché ti svegli con un prurito insopportabile alla gola». Scuote la testa e riprende: «Le sostanze peggiori poi, sono quelle che non percepiamo. Tipo la combustione della nafta che fa residui che si liberano sotto forma di metalli pesanti e particolato grosso. E che dire del PM10, il PM 2,5, certo più sottili e che si installano negli alveoli polmonari? Ma ci sono pure gli ossidi di zolfo, di azoto, il benzopirene. Tutta roba generata da motori a combustione fossile. L’impatto della navigazione sull’ambiente è 15 volte più delle auto. Nel Mediterraneo viaggiano navi vecchie, non è area a controllo di emissioni».
Banchine elettrificate
Esiste quella a Calata Sgarallino, elettrificata dal 2015. «Non la utilizza nessuno. Anche perché non è che poi le navi abbiano il semplice spinotto per attaccarsi. Bisogna poi offrire alle compagnie un orizzonte temporale certo per permettere loro quelli investimenti tecnologici sulle navi che le rendano compatibili con la rete elettrica. Non si parla di colonnine come le auto, ogni imbarcazione da crociera, se accesa tutta la notte, consuma quanto 10 grandi alberghi. Ci vuole una somministrazione energetica importante. Come crearla? Facendo il fotovoltaico. E durante i picchi di consumo, attaccandosi alla rete nazionale, compensando l’armatore con tariffe speciali. Certo, occorre volontà di governo». Il fumo prodotto dai motori accesi di una nave ferma a banchina, lo tormenta. «La nafta prima della crisi ucraina, costava 11 centesimi al kilowatt, l’elettricità della normale rete, oltre il doppio. E’ qui che bisogna insistere. Abbassare le tariffe». Ma tutte le banchine elettrificate quanto costerebbero? Forse si andrebbe nell’ordine di 300 milioni. «Facciamole. Sembra di capire non abbiano urgenza a risolvere problemi sulla salute. Vengono i croceristi e portano soldi? Certo, ma per ogni euro che portano, ne servono 8 per riparare ai danni prodotti all’ambiente e a quelli prodotti a danno della salute».
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