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Livorno

Parà in lutto, è morto Monticone: è stato al vertice di Folgore e Col Moschin

Mauro Zucchelli
Parà in lutto, è morto Monticone: è stato al vertice di Folgore e Col Moschin

Livorno: aveva 82 anni, è stato il riferimento per la creazione dei reparti d’élite. Si è spento a Roma

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LIVORNO. Il generale di corpo d'armata Franco Monticone se n'è andato per sempre dopo aver compiuto a febbraio 82 anni. È un lutto che colpisce il mondo dei parà: il suo nome è legato a filo doppio con quello della Brigata Folgore e del Col Moschin. Si è spento all'ospedale romano del Celio dove era ricoverato da alcuni giorni. A dare notizia del decesso è stata la famiglia segnalando che Monticone, «circondato dalla moglie Maria Grazia, i figli Erika, Erwin e gli affetti più cari, è andato avanti, tornando alla casa del Padre».

Monticone era originario di Asti così come piemontese era la sua famiglia, il padre vestiva anch’esso la divisa militare, ma quella della Marina. Benché non fosse nato a Livorno, per lunghi periodi è stato di fatto livornese d'adozione. Alla metà degli anni '60 era stato destinato per la prima volta a reparti di stanza nella nostra città: al comando prima di un plotone di parà e poi d'una compagnia; poi passa a quello che sarebbe diventato il Col Moschin arrivando alla fine del decennio successivo a vedersene affidare la guida. Adesso i suoi militari ne ricordano i modi leali e diretti, rendendogli onore come comandante molto stimato anche dalla truppa.

Il generale Marco Bertolini, radici da comandante parà e livornese d'adozione pure lui (e ora responsabile del settore difesa di Fratelli d'Italia), lo ricorda come «un grande comandante del Col Moschin, l’uomo che lo ha fatto diventare la realtà che è poi diventato adesso».

Adesso, a distanza di quasi trent’anni, le cronache tornano a collegare il nome di Monticone a una incredibile vicenda che salta fuori in quei mesi dei primi anni '90 mentre l'assetto politico della Prima Repubblica si squaglia come neve al sole: è una spy story in cui la debolezza del sistema dei partiti appare come il contesto ideale per la storia nera in cui dentro il solito golpe rimasto a metà (un po' come quello del principe Borghese nel '70) si affacciano figure di neofascisti in cerca di gloria, mucchi di quattrini e una farsa boccaccesca con l’inevitabile contorno di amanti e mariti complottisti (ricordate Lady Golpe, cioè Donatella Di Rosa?).

Nelle aule di giustizia tutto questo bailamme si sgonfierà, nell'immancabile valzer di nebbie e misteri mai chiariti della Repubblica. Ma sarebbe limitativo ridurre la figura di Monticone a questa commedia dai contorni ambigui in una fase politica che ridisegnerà l’identikit del Paese con la Seconda Repubblica, le stragi mafiose, la fine dei giudici Falcone e Borsellino. Al di là di questo contesto, resta però il fatto che Monticone ha avuto un ruolo chiave nella trasformazione di alcuni reparti delle forze armate per farne un corpo d'élite in grado di intervenire in situazioni particolarmente complicate.

Non dimentichiamoci che sono anche gli anni in cui i governi (e gli apparati di polizia) dovevano vedersela con la minaccia del terrorismo. C'era l'esigenza di strutturare una capacità di contrattacco prevedendo unità in grado di mobilitarsi immediatamente 24 ore su 24 e i vertici militari decisero di coinvolgere questo alto ufficiale divenuto esperto nelle tattiche di guerra in condizioni non convenzionali. Non è tutto: questi reparti sono diventati il "braccio" dei servizi d'intelligence nelle proiezioni all'estero.

La capacità operativa sul campo lo aveva portato a essere chiamato a lavorare anche nel contrasto ai sequestri di persona in contesti difficili come l'Aspromonte. In quel caso il segreto dell'azione, secondo quanto riportato, è stata la scelta di sguinzagliare i propri uomini su quelle montagne per raccogliere qualsiasi tipo di traccia di presenza umana e georeferenziarla prescindendo dalle indagini sul singolo reato così da creare un data-base impressionante da “interrogare”.

I funerali per rendere l’ultimo omaggio al generale Franco Monticone sono stati annunciati per domani mattina alle 11,30 a Roma nella chiesa Salus Infirmorum del Policlinico Militare del Celio.


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