Gioco
«Turismo, accoglienza, promozione. Così lavoriamo al brand Livorno»
Da Effetto Venezia alla valorizzazione della città, il ruolo della Fondazione Lem Salvetti: «Se penso che fino a 2 anni fa la struttura era chiusa. Ecco i nostri obiettivi»
LIVORNO. È direttamente il presidente della Fondazione Lem, Luca Salvetti a raccontare quello che Effetto Venezia ha voluto rappresentare per la città. La cinque giorni di festa si è chiusa ieri, con il suo ritorno alle origini unito. la novità delle tre anime (installazioni, artisti di strada e palchi sotto le stelle) per abbracciare tutti i gusti e la promozione della città sparata nell’etere grazie a Visit Livorno e alle bellezze livornesi “mappate” su Google Maps. Ed è sulla promozione turistica che punta il Lem, per il fuuro.
Lem ed Effetto Venezia. Ma potremo dire anche Lem e Straborgo e pure l’attività della Fondazione che ha portato a Livorno la trasmissione di chef Borghese. Che ruolo ha a Livorno questa realtà?
«La Fondazione Lem è indubbiamente il motore e il braccio operativo, coordinata con gli uffici comunali, dell’estate più lunga del mondo. Lo scorso anno Livorno con Rimini e Milano è stata la città che, nonostante il covid, ha saputo realizzare il più alto numero di eventi culturali e di spettacolo, quest’anno siamo andati anche oltre e da questo punto di vista la città si è rimessa in moto. Lem è stato il fulcro di tutto questo, le idee nascevano in giunta o nel cda e la struttura operativa li realizzava, devo dire con una grande qualità e centrando gli obbiettivi che ci eravamo posti. Dobbiamo continuare su questa falsa riga, se penso che appena due anni fa questa struttura creata da Gianfranco Lamberti era chiusa e dimenticata in un armadio sono veramente orgoglioso».
Tornando a Effetto Venezia il Lem quest anno ha deciso di riportare tutto in Venezia e rilanciare le anime veraci della kermesse (artisti di strada), ma aggiungendo anche un aspetto ricercato che è quello delle installazioni. Quindi pop e collaborazione con le Belle Arti di Firenze. Perché?
«Dobbiamo avere il coraggio di provare soluzioni nuove tenendo però ben ferma la tradizione, quest’anno abbiamo colto l’opportunità di collaborare con l’Istituto delle belle arti di Firenze per le istallazioni, riportare gli artisti di strada che mancavano da molto e confermare i palchi principali per gli spettacoli, le bancherelle, puntando molto anche sulla stupenda Fortezza Nuova».
E per l’edizione 2023, idee?
«Sono certo che la formula funzionerà mentre per il prossimo anno proveremo a realizzare l’idea che abbiamo avuto qualche tempo fa, ovvero una festa dedicata a tutti i colori del mondo con i tempi della solidarietà, dell’integrazione, dell’accoglienza e dei diritti».
Lem quindi come Fondazione che si occupa di rilancio turistico della città. I prossimi obiettivi?
«In questi mesi la parte che cura eventi e spettacoli ha lavorato tantissimo e ha utilizzato le risorse per rianimare la città e riportare tanta gente a visitarla. Da qualche tempo stiamo lavorando anche con la promozione turistica vera e propria che deve però ancorarsi ad un brand e ad una linea definita di rilancio turistico di Livorno. Su questo personalmente sono convinto che il mare, le nostre storie, i personaggi unici e fantastici e lo spirito di accoglienza dovranno essere gli elementi imprescindibili».
I soldi della realtà di cui è presidente, soldi investiti sulle iniziative cittadine, da dove arrivano? Quanto si è speso per Effetto Venezia?
«Le risorse arrivano dal bilancio del Comune con i settori del turismo ma anche della Cultura e da quest’anno anche dai privati che con un lavoro certosino abbiamo riportato all’interno della Fondazione. Il Lem appena due anni fa poteva contare su tre soci esterni ora siamo oltre 20. E’ il segnale che la città con i suoi imprenditori crede in questa operazione. Quanto costa effetto Venezia? Intorno ai 400 mila euro meno della passata stagione quando c’erano anche elevati costi per la sicurezza sanitaria legata al covid. Comunque secondo me è un errore dire quanto costano Effetto Venezia o altri eventi, è più giusto dire quanto investiamo su queste manifestazioni».
Chi sono gli uomini e le donne del Lem? Chi sono le menti dietro a questa realtà che macina rassegne e turismo?
«Il Lem ha nel cda la mente, oltre al sottoscritto c’è Claudia Pavoletti una manager di respiro internazionale che da tempo voleva fare qualcosa di significativo per la sua città. Poi da qualche mese ho inserito Maria Luisa Massai che è stata il segretario comunale di Livorno ed ora, raggiunta la pensione, ci regala un impegno che ci assicura conoscenze ed esperienze sul fronte amministrativo e burocratico. Da poco sono poi entrati i tre nuovi membri espressione dei soci privati, Massimo Nicosia della Labromare che aveva già esperienza nel precedente consiglio, Cristina Fiorilli per Asa che ha lavorato per anni sul fronte marketing e comunicazione dell’azienda e Dario Schiano di Azimut-Benetti. Quest’ultimo ingresso per noi ha un valore ulteriore perché è la prima volta che il grande cantiere condivide con l’amministrazione percorsi di promozione e valorizzazione della città. Ricordo che questi incarichi sono tutti senza compensi. La struttura della Fondazione ha puntato forte sulle qualità di Adriano Tramonti che ha visione sulla proposta turistica, idee e grande praticità, Gabriele Benucci che sa curare al meglio rapporti e comunicazione, Di Ciolo che è il responsabile amministrativo e Riccardo Antonini che cura in maniera magistrale l’immagine, la grafica e i social. Vorrei ringraziare poi anche il revisore dei conti Claudio Puccetti che interpreta il ruolo con entusiasmo e grande voglia».
La Fondazione incontra criticità nell’ organizzare eventi in città? Come si rapporta coi disagi che, per esempio, manifestano spesso i residenti? C è un canale diretto attraverso il quale i cittadini posso confrontarsi con l’amministrazione per attenuare i disagi?
«Nessuna criticità particolare se non l’impegno solito a risolvere tutti i problemi burocratici che sono propri del panorama italiano di chi vuol fare turismo. Per quel che riguarda i rapporti con i residenti delle zone interessate dai tanti appuntamenti il dialogo è proficuo e genera condivisione. Gli abitanti comprendono che queste iniziative generano flussi economici importanti e alimentano il pil livornese, sono disposti a sacrificarsi ma chiedono giustamente alternative e soluzioni ai disagi, dobbiamo ascoltarli e intervenire anche seguendo i consigli di chi vive nel determinato quartiere. Tralascio quei pochi che fanno critiche a prescindere e che magari dietro ad un falso profilo social provano ad alimentare del malcontento solo per strumentalizzare politicamente, ormai li conosciamo tutti e anche i livornesi hanno capito il giochino».
Quest'anno non si è tenuto Corto Muso al Caprilli. Come mai? È stata una scelta? Il festival sembrava essere partito molto bene lo scorso anno. E con grandi propositi.
«Cortomuso lo scorso anno è andato molto bene ma aveva un taglio da 1000-1500 spettatori a serata, noi vogliamo fare un salto di qualità e lo stiamo preparando anche con il gestore dell’ippodromo, quest’anno i tempi erano ristretti anche per i lavori all’illuminazione del Caprilli e per le fasi del subentro di Gestione Cavallo nella conduzione. Lo scorso anno la struttura era nella nostra disponibilità; ora c’è una gestione che comunque ha bei progetti anche sul fronte spettacoli e concerti. Stiamo valutando un evento di fine estate, vedremo anche perché di cose ne abbiamo fatte veramente una infinità».
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