Gioco
Dieci anni di Carico Massimo, gli artisti raccontano
L’associazione di artisti negli ex magazzini del porto «Protagonista del prossimo show è il micelio»
Livorno Dieci anni di Carico Massimo. «Siamo un’organizzazione culturale specializzata nella produzione di opere, eventi, progetti di arte contemporanea. Che ha una sede in un luogo peculiare, uno degli ex magazzini del porto di Livorno: ha un aspetto di archeologia industriale, rifunzionalizzato. L’unica base culturale in quel luogo è la nostra. Ed è importante perché fa capire il tipo di lavoro che facciamo. Non è facile operare in un posto così grande senza tutti i comfort di un museo. Ma ci dà la possibilità di sperimentare». Così Alessandra Poggianti, uno dei pilastri di “Carico Massimo” (insieme Eva Brioschi, Valentina Costa, Juan Pablo Macías e Iacopo Seri ) sintetizza le peculiarità dell’associazione. Che sabato 6 agosto organizza il secondo dei 10 incontri organizzati per festeggiare il decennale, Kabarè.
Il maxi evento dalle 19 alle 22 è con Roberto dell'Orco e Sporastudio, il collettivo di sperimentazioni e sperimentratrici multidisplinari sui funghi con Progetto Cimelio.
Protagonista della loro azione è il micelio che si sviluppa sotterraneo, connette le radici, forma reti d'informazione e sostanze nutritive. È l'Internet dei boschi. A Carico Massimo, il micelio di un Pleurotus ostreatus, trovato in una foresta in Ardèche in Francia e clonato da Jerome Legros, ricercatore micologico, si nutrirà della cellulosa contenuta nelle pagine di una collezione di libri d'arte donati all'associazione da Fabrizio Paperini. La biblioteca Cimelio verrà attivata il 6 agosto attraverso un'azione collettiva di micellizzazione che prevede il coinvolgimento del pubblico. Seguiranno frammenti di letture micologiche ad alta voce ed ascolti.
In occasione di Kabarè 2/10 sarà aperto Frasca, il punto di distribuzione e mappatura etilica di prodotti a fermentazione. «Carico Massimo nasce da un’iniziativa di artisti, rientrati a Livorno o che cercavano uno studio. L’esigenza comune ara quella di avere uno spazio per lavorare ed esporre. All’inizio la struttura prevedeva al primo piano gli studi d’artista e a terreno la sede. Oggi invece è un gruppo misto, gestito dall’associazione, pur mantenendo la divisione, ma ribaltata, tra studi e attività culturali».
Poggianti illustra le tre fasi dello sviluppo. «Un inizio independente, autofinanziato e gestito dagli artisti fondatori. Una fase intermedia nella quale ci siamo più relazionati col territorio e con le istituzioni, e questo è il momento del mio ingresso nel gruppo di lavoro: abbiamo creato delle relazioni col comune di Livorno, col quale anche attualmente abbiamo un ottimo rapporto di collaborazione. Ma anche con la regione Toscana. Abbiamo partecipato a tavoli sulla rigenerazione urbana, sulle reti di arte contemporanea. E ci siamo collocati da progetto indipendente nella rete di lavoro regionale. Ma anche internazionale, perché tutti gli artisti che abbiamo inviato non erano legati al territorio, ma di spessore più amplio. Poi ci sono stati due anni di chiusura, poco prima del covid, proseguendo solo con gli studi. Ma con la ripresa, e la voglia di farsi delle domande col nostro lavoro abbiamo deciso di riaprire e festeggiare».
Tante le iniziative organizzate nel decennio, alcune di grande prestigio.
«Ricordo la mostra di Gianfranco Baruchello, esemplificativa del nostro modo di operare. Non è facile portare a Livorno un personaggio di questo tipo, una personalità che ha permesso di instaurare rapporti importanti, pubblici privati. E poi Jean-Luc Moulène che arrivò da noi poco prima della sua personale al Pompidou, dicendo che ha Livorno poteva trovare quella libertà che non avrebbe trovato nella tappa successiva. E tanti artisti giovani legati all’accademia: progetti più veloci che hanno creato un dialogo tra le diverse generazioni». Per festeggiare l’anniversario quelli di Carico Massimo hanno pensato ad una serie di eventi.
«Proponiamo formati Kabarè, che ricordano organizzazioni di avanguardia dadaiste, che facevano cabaret come incontro sperimentazione e di messa in discussione. Appunto citando le avanguardie storiche, abbiamo creato un cartellone di 10 appuntamenti totali e adesso siamo al secondo». l
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