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Livorno

EFFETTO VENEZIA: L'ARTE

La docente Gaia Bindi e le installazioni: «L’arte è un gioco dell’Oca 11 tappe, 11 domande...»

La docente Gaia Bindi e le installazioni: «L’arte è un gioco dell’Oca 11 tappe, 11 domande...»

La curatrice racconta il viaggio alla scoperta dell'arte urbana nel rione. Tutto all'insegna della natura

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Livorno La grande novità dell’edizione 2022 di “Effetto Venezia” è senza dubbio la presenza di tre direttori artistici. L’unica non livornese è Gaia Bindi, docente all’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Una figura determinante per una manifestazione completamente rinnovata.

Gaia, ci racconta i suoi primi contatti con Livorno?

Lavorai a Livorno nel 2004. Curavo una rassegna di arte contemporanea intitolata “Tracce Fuoricentro”. Il direttore dello spazio era Emanuele Gamba. Ci conoscemmo, e decidemmo di fare alcune cose insieme: e da lì nacque una serie di edizioni della rassegna, e si rafforzò il rapporto di amicizia. Gamba oggi è il direttore artistico del teatro Goldoni, e le nostra collaborazioni proseguono».

Livorno e l’Accademia delle Belle Arti, un binomio singolare?

«Noi abbiamo tantissimi studenti che vengono da Livorno e dalla costa. Tantissimi. Dalla città in particolare. C’è un grande tasso di artisticità a Livorno, in tutti i sensi». Come possiamo spiegare al lettore il viaggio tra le installazioni artistiche nel quartiere?

«Un modo per girare per la Venezia, un sorta di gioco dell’Oca, un percorso espositivo che si sviluppa in 11 tappe, ognuna ha una domanda che riguarda il mondo in cui viviamo. La kermesse quest’anno si intitola “Gli occhi sulle nostre bellezze”, quindi l’idea era quella di far passeggiare il visitatore per il quartiere, alla scoperta di scorci inediti, intercettando anche cose sorprendenti: ogni installazione pone una domanda legata all’ambiente, le nostre bellezze culturali o naturali, che fa pensare».

Per la prima volta Effetto Venezia conta su tre direttori artistici: come vi siete trovati a lavorare insieme?

«Benissimo: adesso le arti contemporanee non sono più settoriali, non c’è più una divisione netta tra arti visive, sceniche e musicali. I linguaggi si ibridano. I tre percorsi si incrociano più volte, traendo energia l’uno dall’altro. E poi c’è una grande simpatia personale tra me Francesca e Marco». Una kermesse in costante crescita …

«La formula di quest’anno ha avuto un successo enorme. Riportata sui quotidiani più importanti, anche al livello nazionale. Un’attenzione inattesa».

"Effetto" si sta affermando, non solo come realtà cittadina, ma come realtà culturale molto più ampia. Qual è il segreto del successo?

«Non ci sono segreti. La chiave è divertirsi, se ci divertiamo noi, si divertirà anche il pubblico. Si c’è passione, se c’è competenza, si riesce a suscitare elementi che emotivamente sono in grado di coinvolgere, e in questo modo la formula riesce» .

Livorno vista da fuori che potenzialità ha?

«Potenzialità enormi, molto maggiori di quelle di Firenze, per come la vedo io. Perché ha una grande apertura mentale, legata ad una capacità di dialogo, la cifra vitale della città. Capacità di dialogare con tanti popoli diversi, con tanti modi di vivere diversi. La chiave di volta della contemporaneità».

Un buon motivo per partecipare a “Effetto Venezia”? «

«Divertirsi, aprire gli occhi , la mente, passare una bella serata, ascoltando e vedendo qualcosa di nuovo, Ne abbiamo bisogno dopo tutto quello che abbiamo passato». l

S.F.

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