Gioco
Un’estate senza le Olimpiadi del mare. Cancellate le leggendarie Fiumiadi
Il bagno: «Problemi di spazio», e nel pomeriggio scatta la “rivolta” dei giovani
LIVORNO. Primo weekend di agosto. Il cerchio rosso sul calendario, ripassato anche un paio di volte, per l’appuntamento più atteso dell’estate dagli adolescenti. Il primo venerdì e il primo sabato di agosto vogliono dire una cosa sola: le Fiumiadi. O magari è meglio dire ‘volevano’, perchè domenica pomeriggio i Bagni Fiume hanno comunicato di aver cancellato le Olimpiadi del mare.
E lo hanno fatto in questi giorni, quelli dell’attesa, e quindi forse per certi versi più belli dei due giorni di gare stessi. Di sicuro i giorni in cui si iniziava già a respirare l’aria magica delle Fiumiadi: la ricerca dei compagni giusti per concludere la squadra da 15 partecipanti, le preghiere alle più belle e ai più belli per salire sul palco durante la serata di miss e mister, la voglia di consegnare i moduli al più presto per poi essere tra i primi a scegliere il colore della divisa.
Tutto in attesa di quei due giorni. Quarantotto ore in cui il mondo si fermava. E il resto rimaneva fuori. Ne avevano bisogno gli adolescenti, avevano bisogno di due giorni di spensieratezza assoluta e di libertà incontrollata. Le classiche diatribe con i genitori rimanevano rinchiuse nel bauletto del motorino, le incomprensioni con le fidanzate si fermavano all’ingresso come un qualsiasi bagnante senza biglietto. All’interno dei Bagni Fiume c’era spazio solo per le good vibes: colori, divertimento, sport e sana competizione. E ancora nuove amicizie, legami ritrovati e fortificati, amori nati in quei giorni e durati per anni, strategie raffinate e giochi uno più bello e avvincente dell’altro.
L’inizio con i tuffi, riassunto perfetto dello stabilimento e dell’identità livornese, perchè non vince chi fa il tuffo perfetto, ma chi fa gli schizzi più alti. ‘Siuski‘, ‘militari’, ‘bombe’ e altri acrobazie da specialisti perfezionate nel corso dell’estate. E poi ancora il gabbione, che più labronico non si può, la pallanuoto, i giochi senza frontiere, la briscola, il beach volley, il basket e il quadrato, solo per dirne alcuni.
Eccole le sfumature delle Fiumiadi, ma in realtà sono mille e sarebbe impossibile riuscire a tratteggiarle tutte. Un quadro di festa, grazie a quella magia che si faceva spazio tra il caldo afoso e gli ombrelloni aperti. E contagiava tutti. Dal primo all’ultimo: genitori armati di macchina fotografica per catturare i momenti più belli, nonni emozionati come bimbi e al seguito dei nipoti, pronti a ricevere gli aggiornamenti sull’andamento dei tornei. Ecco, forse il segreto era proprio quello: durante la Fiumiadi, per due giorni, tutti tornavano ragazzi. E i pensieri negativi non rimanevano sul marciapiede del viale Italia solo per gli adolescenti, ma per tutti. Merito di quell’energia contagiosa con cui i ragazzi irradiavano il bagno.
La carica di 500 giovani, tra i 14 e 18 anni che si davano appuntamento alle prime ore del mattino e si salutavano al calar del sole. Un evento che quest’anno non ci sarà. In realtà sono tre anni che non avviene. Due a causa covid e uno per politica aziendale, possiamo dire. «Negli ultimi anni la politica aziendale è cambiata e non ci sono gli spazi per rendere possibile una buona gestione e un controllo dei ragazzi che sarebbero arrivati – fanno sapere dallo stabilimento – È un appuntamento importante e abbiamo preso questa decisione a malincuore. La volontà per il prossimo anno è che questo evento torni a far parte del tessuto sociale del bagno».
Perchè tre anni senza Fiumiadi vuol dire una generazione intera senza quei giorni, quel divertimento, quelle emozioni. Ciò che è stato indimenticabile per decine di generazioni di livornesi, rischia di essere assente per i ragazzi i questi giorni. Che nel pomeriggio di ieri si sono recati alla direzione del bagno per protestare. ’Una rivolta senza armi’, l’avrebbe definita Guccini. ’Perchè se dio muore è per tre giorni e poi risorge’. E magari anche le storiche Fiumiadi. Che vanno in letargo per tre anni e poi, speriamo, ritornano. l
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