Il Tirreno

Livorno

Il caso

Bocciato malgrado il deficit d’attenzione: «Mio figlio ha tutte le certificazioni. Prof inadeguati»

Flavio Lombardi
L’ingresso dell’istituto Nautico Cappellini
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L’ingresso dell’istituto Nautico Cappellini

La storia di un giovane studente del Nautico che doveva seguire un piano didattico personalizzato: «Pensavano che mio figlio traesse vantaggi dalla sua situazione»

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LIVORNO. «Mio figlio è un Adhd (acronimo che significa deficit di attenzione e concentrazione con iperattività) e quindi rientra nei disturbi dell'apprendimento. Certificato dalla Asl, seguito dalla Stella Maris per il farmaco che prende tutte le mattine, avrebbe dovuto seguire il percorso del piano didattico personalizzato che gli spetta di diritto. Ma ciò non è accaduto. Morale della favola, il bimbo alla fine è stato bocciato». È il riassunto della mail che è arrivata al Tirreno, firmata dalla madre, e che necessita di un approfondimento. Il caso riguarda uno studente, che compirà diciasette anni nel prossimo novembre, che ha frequentato la classe terza B con indirizzo logistico dell’Istituto Nautico “Cappellini”, avviato come tanti ragazzi della sua età, ad un percorso che lo conduca al diploma, quel pezzo di carta che “fa sempre comodo”.
Interpellata al telefono, Martina Galbo, la mamma, spiega senza mai perdere stile ed equilibrio. «Mio figlio ha una certificazione in tasca sin dal periodo delle elementari. Una certificazione che ad ogni grado della scuola, deve essere fatta di nuovo perché la burocrazia ha le sue regole. Viene seguito da molti anni da uno neuropsichiatra e da uno psicoterapeuta che lavorano molto sull’aspetto dell’autostima, uno dei talloni d’Achille per chi ha questo tipo di problema. E solitamente, standoci dietro, i miglioramenti diventano poi tangibili». Si spiega più nel dettaglio quegli ostacoli che un ragazzo può incontrare nel mondo della scuola e cosa il sistema stesso prevede per aiutare a superali.

«È indubbio che fanno più fatica, ma si può ovviare adottando e insegnando loro un metodo di studio che prevede verifiche orali e scritte attraverso quelle che vengono chiamate”mappe concettuali”. Verifiche insomma, da programmarsi per tempo e che non possono essere più di una nel medesimo giorno di scuola. Rientra in quel che disciplina la legge 170/2010». E invece che cosa è accaduto? Sembra quasi uno scherzo, ma non lo è.

«Alcuni professori gli toglievano le mappe durante i compiti o le interrogazioni - riprende la Galbo- adeguandolo a quel che si adottava per tutti gli altri ragazzi. Ritenevano insomma che mio figlio traesse vantaggi dalle direttive, prendendosi così, gli insegnanti, libere licenze, contro ogni regola». La mamma ha sollecitato più di una volta incontri vis a vis con Alessandro Turano, il preside (appena assegnato nel medesimo ruolo ad un istituto di Cariati, provincia di cosenza, ndr), per ricordare a lui e conseguentemente agli insegnanti, di seguire il percorso in ottemperanza a ciò che previsto dai dispositivi per casi simili. Senza successo. «Era sempre occupato e praticamente non ho mai potuto incontrarlo; ma intanto, le procedure continuavano ad essere violate».

La storia non è cambiata sino a che la signora Martina, ha scritto il 16 maggio, una mail all’ufficio scolastico regionale di Firenze. «Dopo due giorni, la scuola, sarà forse una coincidenza, ha convocato una riunione. In quell’occasione, ho ricordato quello che altre volte avevo inutilmente segnalato. Qualcuno, tra gli insegnanti si è stupito, confidando che non sapeva nulla. Per loro, era uno studente come gli altri, da non trattare con particolari riguardi. C’è chi, addirittura, come l’insegnante di logistica, si presentava in classe facendo compiti a sorpresa. Alla faccia del rispetto delle regole stabilite per uno studente specifico... Inoltre, il ragazzo, agitandosi, diventa balbuziente. E il prof, lo scherniva pure. Tutto confermato da un altro professore, quello di laboratorio che era presente alla scena». Insomma, ormai era tardi.

Però, da quando, in seguito a quella riunione si è applicato il protocollo previsto, il bimbo non ha avuto più un rendimento scadente. Diciamo che, forse, il finale avrebbe potuto essere un altro. Invece, è arrivato l’epilogo della bocciatura. E adesso? «Si cambia. Lui, in quel posto non vuol più andare. Specialmente dopo che ha saputo che la prof di matematica, Raffaella Gori, una insegnante da clonare, andrà all’Iti. Lo manderemo a una scuola privata. Ma questa è una sconfitta per la scuola pubblica. Che mette talvolta i nostri figli in mano a degli incapaci».

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di Redazione web