Gioco
Porto, Eni al lavoro nel microtunnel per spostare i tubi. Canale più largo
Authority: così accoglieremo le grandi navi
LIVORNO. Ora il microtunnel è nelle mani dell’Eni: le chiavi del cantiere per spostare le tubazioni fra Darsena Petroli e raffineria le ha la multinazionale del cane a sei zampe. Da pochi giorni ha ottenuto l'ok alla concessione (in occupazione temporanea) da parte dell'Authority relativamente a tre ritagli di area demaniale, quasi 21mila metri quadri, in buona parte ai piedi della Torre del Marzocco, il resto attorno al pozzo dirimpettaio lato Magnale. Compresa, grazie all'intesa con Tdt, anche uno spazio per effettuare i raccordi fra il tracciato attuale e l'ingresso nel pozzo.
L’Eni è al lavoro. Quasi tre mesi fa il direttore dello stabilimento Eni Pietro Chèrié Lignière e il direttore tecnico dell’istituzione portuale Enrico Pribaz hanno messo le loro firme in calce al verbale operativo per segnare la consegna del microtunnel. Ma il passaggio forse ancor più importante è stata l’autorizzazione che ha consentito a Eni di potersi muovere anche negli spazi fra il pozzo iniziale e la zona degli oleodotti già presenti: prima verranno collocati i condotti dei sottoservizi (acqua, energia, fibra ottica), poi i tubi attraverso i quali passano i prodotti petroliferi, almeno uno dei quali da 70 centimetri. In sostanza, c’è da costruire tutto il nuovo sistema di condutture a servizio della raffineria: ci vorrà forse un annetto, solo in seguito si potrà smontare il fascio di tubi attualmente esistente il cui ingombro restringe la larghezza del canale d’accesso e ostacola l’ingresso delle portacontainer in porto.
È stata l'Authority a realizzare questo cunicolo che passa da una sponda all'altra del canale d'accesso al “cuore” del porto sottoattraversandolo là dove c’è un paleo-alveo: quasi 240 metri di tunnel al di sotto dei fondali marini a 23 metri di profondità, come conferma il presidente dell’Authority Luciano Guerrieri.
Non sono davvero mancate le peripezie in quest’appalto: a cominciare dal cedimento di uno dei due pozzi, pesantemente infiltrato dall’acqua. L’esigenza di correggere il tiro ha inevitabilmente fatto i conti con lo scontro fra Authority e impresa appaltatrice, e l’ha fatto nel momento più complicato per l’Authority che in quel momento era stata “decapitata” dall’interdizione provvisoria decisa dai giudici, poi rimessa in discussione dalla Cassazione ma di fatto lasciata scadere. Uno stop lungo anni.
A cosa serve il microtunnel? Una volta che saranno resi inutilizzabili i tubi Eni attualmente esistenti, si potrà arrivare a dragare più vicino alle condutture già da subito prima ancora di toglierle. Dunque, la navigabilità si allargherà un po’ rispetto all’attuale fascia larga 60-70 metri. Non solo: più avanti, la sagoma del canale d’accesso sarà resa meno a “V” e più rettangolare così da portare a 120 metri l’ampiezza dell’area navigabile. Anche grazie a una “limatura” della sponda nord che arretrerà d’una ventina di metri. Non è tutto: è un progetto che comprende anche l’acquaticità della torre, cioè attorno alla magnifica Torre quattrocentesca del Marzocco verrà realizzata una darsenetta ad uso turistico.
Dal punto di vista dei traffici, però, l’accento è sulle garanzie che potrà offrire quest’allargamento della sezione navigabile dell’accesso. In tandem con il dragaggio di una striscia specifica a ridosso di quel tratto e con la resecazione di un moncone, punta a creare le condizioni per arrivare a un passaggio-simbolico già annunciato: la possibilità di vedere entrare in porto una nave portacontainer da 11mila teu, magari a carico ridotto.
Chiaro è il messaggio agli operatori: il porto di Livorno ha limiti fisici ma, prima ancora di avere la Darsena Europa in funzione, è disposto a fare i miracoli per accogliere i carichi. l
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