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Ora è in gioco la credibilità dell’Italia

Piero Fassino

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In un mondo globale e interconnesso nessuna crisi di governo è solo un fatto nazionale. Tanto meno in Europa dove negli anni si sono costruiti processi di integrazione e di interdipendenza tra le nazioni dell’Unione europea. Quel che accade in Italia ha conseguenze per tutti.

L’Italia è uno dei principali paesi dell’Unione europea, seconda potenza industriale del continente, presente con le sue imprese su tutti i mercati dell’economia globale, membro di G7 e G20, impegnato in complesse missioni di pace delle Nazioni Unite, fondatore della Nato di cui è il principale contributore finanziario europeo, pieno e convinto sostenitore dell’Ucraina nella sua difesa dall’aggressione russa. Del tutto comprensibile che il mondo si interroghi sulle conseguenze della instabilità politica del nostro Paese. Si interroga l’Europa, ben consapevole che una condizione di instabilità dell’Italia può produrre per tutti una impennata della volatilità dei mercati, dei tassi di interesse e del costo del denaro e degli investimenti, compromettendo le misure anti spread della Bce, nonché provocando un ulteriore indebolimento della coesione europea nel momento in cui anche la Ue è chiamata a ridisegnare equilibri internazionali dissestati dalla guerra russo-ucraina. E si interroga la comunità occidentale sul rischio di un affievolimento dell’impegno euro-atlantico del nostro Paese, proprio nel momento in cui il conflitto russo-ucraino richiede una più alta unità e solidarietà dei Paesi democratici. Interrogativi tanto più forti alla luce della credibilità conquistata dall’Italia con la guida di Mario Draghi.

Sappiamo bene che la comunità internazionale ha spesso guardato all’Italia con diffidenza, proprio per le ricorrenti crisi politiche, i governi di durata poco più che annuale, il mancato rispetto di vincoli e criteri di bilancio, la volatilità delle sue forze politiche. E sappiamo altrettanto bene che il governo Draghi ha rappresentato una svolta: grazie all’autorevolezza e al credito del presidente del Consiglio l’Italia è stata vista come un Paese affidabile e su cui si può contare. Ne sono testimonianza i commenti allarmati di queste ore di ogni capitale che si chiede per quale ragione l’Italia debba compromettere il patrimonio di credibilità acquisito con il governo Draghi. Una crisi tanto più incomprensibile in uno scenario internazionale pesantemente segnato da criticità acute: la guerra in Ucraina, l’emergenza energetica, la crisi alimentare, gli effetti recessivi e inflazionistici sulle economie, una pandemia mai doma. Criticità che suscitano inquietudine e paure nelle opinioni pubbliche che chiedono a chi ha responsabilità politiche e istituzionali di rispondere con una più forte assunzione di responsabilità. Tanto più per l’Italia impegnata a contenere un debito pubblico più alto, a rilanciare una crescita frenata da pandemia e crisi ucraina, a realizzare riforme strutturali – dalla giustizia al fisco – decisive per ridare slancio al Paese e a utilizzare bene e nei tempi previsti gli oltre 200 miliardi di finanziamenti europei a sostegno del Piano di ripresa

. L’Europa ha dato fiducia all’Italia, ma se l’Italia sfiducia Mario Draghi dimostra innanzitutto di non avere fiducia in se stessa e così facendo perde la credibilità europea e internazionale acquisita in questo anno. E ciò è tanto più vero in un momento cruciale per la vita dell’Unione europea. Draghi – insieme a Scholz e a Macron – rappresenta il congedo dall’Europa tecnocratica in favore di un’Europa dello sviluppo e del lavoro, ma anche l’alternativa democratica alla sfida populista e sovranista. Quella fotografia dei tre principali leader europei in treno verso Kiev non vale solo per l’impegno a fianco dell’Ucraina. I leader di Italia, Francia e Germania sono chiamati a un compito strategico per il rilancio dell’Unione. E Draghi non è un comprimario, ma un indispensabile e autorevole protagonista. Devono far riflettere i commenti sarcastici e soddisfatti di Mosca di fronte alla crisi italiana. La disarticolazione dell’Europa e la dissoluzione dell’Unione europea sono ormai obiettivi dichiarati dal Cremlino, che peraltro non da oggi ha messo in campo ogni forma di interferenza per condizionare le scelte dell’Europa e delle sue opinioni pubbliche. E a Mosca si è ben consapevoli di quanto Draghi sia un punto di certezza per la coesione europea e occidentale. Di tutto ciò le forze politiche hanno il dovere di tenere conto, con la consapevolezza che sono in gioco la credibilità del Paese, i suoi interessi nazionali di lungo periodo e il ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo

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