Gioco
Spazio Teatro, la compagnia che rischia la chiusura: «Devono essere salvati 44 anni di cultura Ma chi conta latita, silenzio assordante»
La lettera della regista della compagnia amatoriale Simonetta Del Cittadino
Livorno Sembra il soggetto di una soap che sta tra l’impegnato e il sentimentale. Ma ha anche elementi dell’assurdo e qualche pennellata del teatro del ‘900. Un gruppo di teatranti culturalmente validi vivono raminghi da 44 anni, senza una sede dove poter svolgere la loro attività, personaggi in cerca di un luogo dove poter trovare una loro identità, spesso ospiti d’onore di varie realtà cittadine, ma sempre ospiti.
Le richieste si ripresentano a ondate: si scrive a chi conta, si chiede, si fa un po’ di scene per essere aiutati (gli attori sono bravi in questo!) e soprattutto si presenta un curriculum lungo 44 anni dove si snocciolano testi, premi, riconoscimenti, nomi illustri ,contatti con le scuole, laboratori che hanno formato centinaia di giovani, articoli e bla bla bla.
Nulla, il resto è silenzio come fa dire il buon Shakespeare ad Amleto. Passano gli anni, le amministrazioni cambiano, si ricomincia il valzer delle richieste e delle attese quasi sempre disattese, se mi passate il calambour, nemmeno tirare per la giacca Giorgio Fontanelli, nostro padre fondatore, serve a qualcosa. Ma ecco che le complicazioni aumentano: virus, chiusura dei teatri, spese sostenute per spettacoli mai andati in scena. I gruppi sono ridotti sul lastrico, soprattutto quelli che vivono solo sulla benevolenza di un pubblico affezionato.
Ultimo atto: ennesima richiesta a chi amministra questa città, un aut aut che può significare la scomparsa di Spazio Teatro. O anche no perché io credo e so che 44 anni di cultura, serietà e professione debbano essere salvati.
Chi conta latita e non risponde nemmeno magari dicendo al solito “ Vediamo, speriamo, vi faremo sapere”, “non abbiamo spazi (!) Il silenzio è assordante, gli artisti delusi, molta gente, attonita aspetta un segno da chi dovrebbe darlo, magari una piccola parola per iniziare un dialogo sempre negato.
Ma c’è chi ragiona, si sdegna e si stupisce di tanta indifferenza e manda segnali tangibili di aiuto.
Quindi il finale è lieto e la Compagnia che ha portato a teatro 2 generazioni di livornesi e che sopratutto ha fatto della cultura la sua bandiera, può tirare un respiro di sollievo.
Sono certa che i tantissimi che hanno scritto ci aiuteranno con la loro presenza al botteghino, perché si vive non di solo pane.
E qui oltre che il pane ci manca anche il companatico. Tutto per bene?
Ma non è una cosa seria? Non si sa come? Senza scomodare Pirandello, il finale ve lo dirò nella prossima puntata!.
* attrice, da 60 anni
nel mondo del teatro
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