Il Tirreno

Livorno

Dimora che vai, fantasma che trovi


	Villino Wetryk, Villa delle Rose, Villa Rodocanacchi e l’ex sanatorio di Villa Corridi
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Villino Wetryk, Villa delle Rose, Villa Rodocanacchi e l’ex sanatorio di Villa Corridi

Dal lungomare alla Venezia, passando per le colline di Montenero e Monterotondo. Viaggio alla scoperta di una Livorno diversa, tra misteri e leggende di "presenze"

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VILLA DELLE ROSE
La ragazza dai capelli biondi uccisa per amore che si affaccia da una stanza senza pavimento

Una ragazzina dai lunghi capelli biondi appare da una finestra dell’antica villa delle Rose a due muratori arrivati a Montenero Basso per lavori di ristrutturazione. Scoprono con orrore che la stanza da dove si è affacciata è vuota e senza pavimento. Secondo la leggenda che avvolge Villa Delle Rose (la cui parte originaria dovrebbe risalire alla fine del ’400), oggi abbandonata, lo spettro sarebbe quello della figlia di Dupouy, uno degli antichi abitanti della casa, rinchiusa dal padre nel vicino convento, per allontanarla da un giovane. Fu poi uccisa con un colpo di spada insieme all’amato. La Villa diventò famosa per aver ospitato nel 1822 i poeti Byron e Shelley.

VILLA MORAZZANA
Nella magione infestata la cantante lirica Bellincioni e il suo "do di petto"

Villa Morazzana, altra dimora storica da oltre 10 anni chiusa e abbandonata. Anche questa si trova a Monterotondo, qualcuno la definisce dimora storica "infestata". Si parla di 2 presenze, inquilini di un passato illustre. Ovvero la cantante lirica, Gemma Bellincioni con l’amato tenore Roberto Stagno che andarono ad abitare nella villa nel 1894 (furono i primi interpreti di Cavalleria Rusticana e sono sepolti nel cimitero di Montenero). E d’altronde la stessa Bellincioni era appassionata di spiritismo. E la leggenda del suo "do di petto" si tramanda di bocca in bocca. Anche se pare che ci siano altri fantasmi inglesi. L’ultimo custode della casa ha raccontato di essersi sentito osservato mentre lavorava.

EX SANATORIO VILLA CORRIDI
La giovane dalla chioma rossa che piange per i corridoi e la bimba che corre nel parco

All’ex sanatorio di Villa Corridi sono ancora una volta le pagine di Ursula Galli a raccontare un’avventura finita con ragazzini scappati via in motorino dopo aver visto, in quello che resta della struttura mezza crollata, dove un tempo venivano fatte sedute spiritiche, il fantasma della ragazza che la leggenda vuole aggirarsi nell’ex sanatorio dal 1930. Si racconta di stanze con camici, lastre dei malati ricoverati dal 1904 fino agli anni ’50, e dei sotterranei (oggi tutto questo non c’è più). Si racconta di una figura femminile, dai capelli rossi, che piangeva, con una veste bianca. E la scrittrice Annamaria Ghedina nella sua Guida ai fantasmi d’Italia parla di una bambina che corre nel parco, alla ricerca dell’uscita.

VILLA RODOCANACCHI
Catina, la contessina dell’ 800 Era la rampolla del casato: affogò nel laghetto del parco

Come in ogni dimora storica che si rispetti, anche Villa Rodocanacchi, la ex sede della Asl di Monterotondo per intendersi, ha la sua favola noir di fine Ottocento. La storia si tramanda: è quella della rampolla del casato, la contessina Catina Rodocanacchi, che morì annegando nel laghetto del parco della villa costruita nel 1636 dal conte Sheriman, nel 1843 acquistata poi dal ricco mercante greco Emanuele Rodocanacchi. Secondo la leggenda il fantasma di Catina è sempre là, tra quelle mura e il parco, a ricordare la storia di quella meraviglia decaduta dove ancora si possono ammirare tra rovi e vegetazione il laghetto oggi vuoto, la sua isola al centro e l’imbarcadero.

VILLA OMBROSA
Il commerciante british Partridge, il suicidio in una delle stanze e la sua anima che continua a vagare

Villa Ombrosa: invisibile dall’esterno protetta da una altissima muraglia tra Ardenza e Montenero. Una Villa Fabbricotti in miniatura, tanto è vasta, importante, storica, sorta con tutta probabilità su un convento di suore del ’700. Fu abitata dall’inizio dell ’800 dal ricco commerciante inglese Giacomo Partridge il quale la arredò come se fosse un museo. Si narra che il fantasma di Partridge, suicidatosi in una delle stanze della villa, abbia continuato ad abitare la sua residenza per oltre un secolo e i nuovi inquilini (i Freccia, siamo nell’800) dovettero chiamare l’esorcista. Una leggenda, appunto. Come quella dell’uggiolare dei cani, di notte, sepolti nel cimitero a 4 zampe all’interno della villa.

VILLINO WETRYK
Il Copperfield livornese che stregò il mondo apparve al piccolo Matteo

Ghost story pure dal fascinoso villino Wetryk, il Copperfield livornese incredibilmente dimenticato, al secolo Antonio Pastacaldi, prestigiatore livornese famoso nel mondo che abitava in quel castelletto davanti all’Accademia (nel 1915 fu nominato Artista di sua maestà Alfonso XIII re di Spagna). Chi frequenta quella dimora non si meraviglia: la sua presenza è sentita. E rimanda alla storia raccontata da Ursula Galli. Del piccolo Matteo, che nella sua camera del villino, dorme e sogna quel prestigiatore. Sotto la sua finestra, su una facciata del torrino e ancora si può vedere, una scritta in corsivo Wetryk. Insomma, la leggenda dice che quell’inquilino magico ancora oggi si fa "risentire".

I SOTTERRANEI DELL’OSPEDALE
E poi dai corridoi spunta la suora cappellona e l’uomo senza testa

Pullula di storie di fantasmi l’ospedale di Livorno e soprattutto i suoi sotterranei. È il lato "oscuro" dell’ospedale: tra le presenze che si tramandano di bocca in bocca quella di una suora "cappellona", come chiamavano un tempo le religiose quando indossavano copricapo molto più grandi di quelli odierni. E ancora qualcuno dice di aver visto un uomo senza testa e tanti fantasmi di bambini. E poi c’è Arrighi che non era un fantasma: il personaggio più celebre che alloggiò nei sotterranei fu la mummia di lui che era un ex forzato la cui salma, appunto mummificata, servì per insegnare lo studio del corpo umano agli allievi infermieri. Da tempo Gaetano "riposa" all’istituto di Medicina legale dell’università di Pisa .

VILLA VALSOVANO
Mary Shelley, e la presenza dell’autrice di Frankestein che si fa sentire in via Venuti

Piace pensare che quel romanzo famoso in tutto il mondo "Frankestein", sia stato finito proprio tra le mura di via Venuti. Qui Villa Valsovano: in questa dimora Percy Bysshe Shelley tra i più celebri poeti inglesi e lirici romantici soggiornò insieme alla moglie Mary Wollstonecraft Godwin Shelley . Nella villa il poeta aveva trovato il rifugio ideale. Così, la moglie, abbattuta dalla morte di 2 dei 3 figli che qui rimaneggiò probabilmente il suo capolavoro. Secondo quanto raccolto dalla scrittrice Ursula Galli nel suo libro, chi in passato ha abitato in quella villa, dice di aver visto il fantasma della celebre scrittrice. Una targa apposta nel 1962 ricorda il soggiorno dei coniugi Shelley.

PALAZZO DEL VESCOVADO

Quel frate con saio e cappello con un bimbo e una donna visti a più riprese in Curia

Quanto fecero discutere nel 2011 quelle apparizioni testimoniate al Palazzo della Curia vescovile di via del Seminario. Nella struttura ottocentesca furono notate da un gruppo di preghiera addirittura tre "spettri": le figure viste corrisponderebbero ad un frate, con tanto di saio e cappello, visto mentre attraversava un muro, una donna ed un bambino. La storia fece il giro anche dei media nazionali e finì pure sul Corriere della Sera. Altri testimoni parlarono di strani rumori, fruscii e scricchiolii da stanze vuote. Ai tempi si parlò anche dell’intervento del prete esorcista Giovan Battista Damioli. Sulla questione intervenne anche don Edoardo Medori parroco di Sant’Andrea al quale arrivarono queste voci.

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di Redazione web