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Ex marinaio 78enne senza una gamba rapinato da tre uomini a Livorno: "Erano animali, ma mi sono difeso"
«Mi hanno aggredito perché sono debole e in carrozzina, ma uno l’ho anche preso a pugni»
LIVORNO. «Non mi era mai successa una cosa del genere, anche perché se avessi avuto ancora entrambe le gambe per loro sarebbero stati cavoli amari. Sono degli animali, inutile girarci attorno: persone che hanno voluto approfittarsi di una persona debole e in carrozzina. Ma due li ho presi a pugni e credo che se lo ricorderanno molto bene. Mi hanno aggredito appena ho aperto la macchina per prendere la carta di circolazione. Inizialmente non ho reagito perché pensavo fosse uno scherzo di mio figlio, invece erano tre banditi».
A parlare, 24 ore dopo la brutale rapina avvenuta in via Natali, è Francesco Oneto. Settantotto anni, marinaio in congedo dalla Marina militare, è nato a Palermo ma ha trascorso quasi tutta la sua vita in Puglia, a Taranto. «Qui ho trovato moglie e ho dato alla luce mio figlio. Poi, per seguirlo, mi sono trasferito a Livorno». Le modalità di quanto accaduto sono terribili anche perché l’ex militare, a causa di un’infezione avvenuta diversi anni fa, da settembre è stato amputato a una gamba all’altezza del ginocchio e si muove su una carrozzina elettrica.
Francesco, ci racconti meglio cosa è successo alle 17 di giovedì scorso sotto casa sua, in via Natali.
«Sono uscito con la carrozzina per andare in macchina, dovevo fare la fotocopia della carta di circolazione. Avevo visto questi tre giovani, di circa 20 anni, ma lì per lì non mi sono preoccupato. Poi, appena ho aperto la portiera, mi hanno aggredito».
Come?
«Una serie di pugni incredibili. Non si sono fermati un attimo, colpendomi in testa, al volto e sulle spalle. Inizialmente pensavo che fosse uno scherzo di mio figlio».
Lei come ha reagito?
«Uno l’ho morso a un dito e credo che abbia una bella ferita. A un altro, invece, ho tirato un cazzotto. Ho fatto ciò che potevo, ma erano in tre e io in carrozzina. Nelle zuffe si prendono e si danno e io ne ho prese di più».
E poi?
«Hanno continuato a picchiarmi. Mi hanno strappato la catenina dal collo, che però ho recuperato perché mi è scivolata sotto la maglietta. Poi hanno preso una medaglietta, che per fortuna ho ritrovato per terra. Ciò che sono riusciti a portarmi via sono un orologio di acciaio, di quelli automatici e non di alto valore, la medaglia di mio figlio degli incursori e gli occhiali da vista fotocromatici, che in questo momento sono a rifare dall’ottico per 700 euro. È il danno maggiore, oltre a quello fisico».
E lei come sta?
«Insomma, scosso. Sono ferito al volto, al petto e in testa. Ma poteva andare peggio. Inoltre mi è rimasto un po’ di gonfiore sulla mano sinistra».
Ha paura a uscire di casa?
«No, ora (alle 12 di ieri per chi legge ndr) sono all’Ipercoop, quindi sono uscito subito. Spero che questi animali non tornino per vendicarsi».
Non aveva mai visto queste tre persone?
«No».
Qualcuno è intervenuto per aiutarla?
«Un agente della polizia penitenziaria ha visto il parapiglia e si è messo a urlare. È a questo punto che sono scappati. Erano in tre, il quarto era il complice che li aspettava dietro l’angolo in macchina».
Poi è arrivata la polizia.
«Sì, hanno parlato con me».
Gli stessi agenti, martedì scorso, l’hanno soccorsa sulla carrozzina in Variante. La questura ha anche pubblicato una foto con lei e un poliziotto su Facebook.
«Hanno esagerato. Dovevo andare in via Mondolfi e avevo impostato il percorso con Google Maps inserendo la modalità “Auto” e non quella a piedi. Così ho sbagliato e quando me ne sono accorto ero già sulla “due corsie”». l
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