Il Tirreno

Livorno

In ogni reparto una bolla Covid «Così il personale si contagia»

Giulio Corsi
In ogni reparto una bolla Covid «Così il personale si contagia»

Cisl accusa. Carneglia: «Sicurezza garantita e pazienti favoriti»

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LIVORNO. I contagi stanno risalendo in maniera preoccupante. E l’ospedale - dove soltanto il primo piano del 2° padiglione è rimasto dedicato ai malati di Covid – ha cambiato nuovamente la sua organizzazione. Seguendo le direttive regionali sono state create delle “bolle” in ogni reparto: i pazienti positivi (ricoverati per motivi non legati al Covid) non vengono più concentrati in un’unica struttura, ma rimangono nei rispettivi padiglioni, in stanze isolate e con bagni riservati.

Questa situazione però, secondo Francesco Redini, segretario provinciale della Cisl Funzione Pubblica, sta moltiplicando il livello dei contagi tra gli operatori sanitari: «In molti – dice il numero uno della Cisl – sono assenti per aver contratto il Covid, in un numero che è a dir poco spaventoso per la tenuta dei servizi sanitari».

La Cisl contesta «la decisione sbagliata sulle “bolle” che sta aggravando la situazione», chiedendo un ritorno ai protocolli dei mesi scorsi, perché «non basta un paravento in mezzo a un corridoio per separare i malati Covid dagli altri».

Ma il direttore dell’ospedale Luca Carneglia respinge le accuse: «La crescita del tasso di positività tra gli operatori non è dimostrato che abbia una incidenza superiore nei sanitari rispetto alla popolazione generale. Oltretutto i sanitari vengono controllati con tamponi con frequenza elevata, cosa che non accade in modo sistematico per il resto della popolazione».

«Ospedale nel caos»

«Alla luce dell’evoluzione dei contagi vanno riviste le scelte organizzative a partire dalle “bolle” all’interno dei reparti ordinari e adottate immediatamente ulteriori misure preventive per garantire la sicurezza dei lavoratori della sanità e al tempo stesso la certezza delle cure ai cittadini», dice Redini.

«Di fronte a una variante più contagiosa si abbassano le difese e la prevenzione – accusa –. Le cosiddette “bolle” all’interno dei reparti sono state create senza gli stessi protocolli protettivi di prima, come gli appositi spogliatoi, dispositivi di protezione individuale idonei, separazioni etc. È questa la causa della circolazione del virus dal paziente verso il personale sanitario, già ridotto rispetto alle effettive necessità».

Nel mirino c’è anche la carenza di personale di cui soffre l’ospedale. «Il sistema sta entrando in crisi e non possiamo non chiamare in causa la Regione per queste scelte che riteniamo non idonee, fatte solo per non assumere personale: infatti non si riaprono i reparti Covid solo perché non c’è personale sufficiente e quindi con il personale ordinario, già ridotto a causa delle ferie e dei contagi, si assistono sia le perone non Covid che quelle Covid. Ora la decisione sbagliata sulle ‘bolle’ sta aggravando la situazione e mettendo ancora più sotto pressione chi nella sanità lavora».

La nuova organizzazione

Come dicevamo l’organizzazione dell’ospedale è profondamente cambiata. La spiega il direttore Luca Carneglia: «L’attuale organizzazione per la gestione dei pazienti positivi al Covid ricoverati all’ospedale di Livorno prevede l’esistenza di un reparto a loro dedicato e collocato al primo piano del secondo padiglione e di singole stanze di isolamento (le cosiddette “bolle”) all’interno di ciascun reparto. Questa organizzazione – continua –, deriva da disposizioni della Regione ed è stata già adottata in altre Regioni: stabilisce che nel reparto Covid vengano ricoverati coloro che abbiano una sintomatologia riconducibile direttamente alla malattia, mentre gli asintomatici, trovati “incidentalmente” positivi a seguito di ricoveri per altre patologie siano gestiti direttamente nel reparto specialistico. In questo modo un paziente ricoverato per problemi ortopedici, cardiologici, chirurgici sarà gestito e trattato nel setting assistenziale specializzato più adatto permettendo, grazie alla vicinanza anche fisica con i professionisti, sia medici che infermieri, del reparto di riferimento di assicurare la miglior presa in carico possibile».

E la convivenza tra positivi e negativi in questi reparti? «Le stanze di isolamento all’interno dei reparti sono state individuate ovviamente con specifici criteri (distanza, bagni riservati, percorsi non promiscui, spazi di vestizione e svestizione) che possano garantire la sicurezza degli operatori e di tutti i ricoverati – risponde Carneglia –. Si tratta di una organizzazione non nuova già utilizzata nella prima fase Covid anche nel reparto di Rianimazione e analogamente adottata per tutto il periodo pandemico per le donne in gravidanza, i bambini piccoli e gli infartuati cioè quei pazienti che, seppur per ragioni diverse, non potevano essere trattati in reparti che non fossero rispettivamente l’Ostetricia, la Pediatria o la Cardiologia».

Carneglia assicura che «in questo contesto la sicurezza del personale e degli altri pazienti è sempre stata garantita senza che si sia mai manifestata una problematica specifica, dimostrandosi una scelta sostenibile che, a fronte di alcune criticità logistiche, permette di assicurare vantaggi per i pazienti che hanno a costantemente a disposizione i professionisti specializzati per le loro problematiche e per gli operatori che non sono non più tenuti a gestire malati al di fuori dal proprio reparto».

 

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