Il Tirreno

Livorno

Medico e infermiera delle Sughere aggrediti da un gruppo di detenuti

Stefano Taglione
Una veduta del carcere livornese delle Sughere (foto d'archivio)
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Una veduta del carcere livornese delle Sughere (foto d'archivio)

Dieci giorni fa spintonata un’altra operatrice dell’Asl. Il Nursind: «Ora basta»

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LIVORNO. Un medico e un infermiere aggrediti da un detenuto del carcere delle Sughere. Dopo che, appena dieci giorni prima, un altro operatore sanitario era stato minacciato e spintonato nell’ambulatorio interno durante una visita. L’ultimo episodio – l’ennesimo violento nel penitenziario livornese, visto che venerdì scorso era stato un agente a essere preso a testate nel reparto blu – è successo venerdì scorso e a renderlo noto è il sindacato infermieristico Nursind. «Rischiare l’incolumità mentre si lavora nell’ambito del soccorso è inaccettabile – spiega la segretaria livornese della sigla, Roberta Sassu – e purtroppo da molto tempo è una condizione costante. Sinceramente, e con rispetto e con forte determinazione gridiamo “Basta, la situazione è ormai intollerabile”. È inaccettabile che un operatore sanitario debba recarsi al lavoro con la speranza di non essere malmenato od offeso. Questa volta a farne le spese sono stati un medico ed un’infermiera, aggrediti da un gruppetto dei detenuti che li ha pesantemente offesi e minacciati».

Si deve evidenziare «che ormai i detenuti tendono a imporre la somministrazione della terapia a suon di minacce – prosegue la sindacalista – e non di valutazione e prescrizione medica. Anche da questi ultimi fatti è evidente che la popolazione carceraria non sia più gestibile, a maggior ragione risultando estremamente eccedente rispetto al numero di risorse impiegate, un gap che purtroppo si registra tanto nell’area sicurezza, quanto nell’area sanitaria».

L’aggressione, come anticipato, avviene a distanza di dieci giorni da quella verso un’altra infermiera, strattonata, offesa e minacciata. Il Nursind mette in evidenza le condizioni di insicurezza per chi lavora alle Sughere e minaccia di «arrivare a ritirare il personale sanitario degli istituti penitenziari se non verrà garantita l’ incolumità del proprio personale». «L’escalation di violenza cui stiamo assistendo contro la polizia penitenziaria, un corpo ormai mortificato dalle stesse istituzioni – conclude Sassu – inizia a coinvolgere inevitabilmente anche le altre categorie di operatori che nelle carceri lavorano quotidianamente nel tentativo di rieducare e curare i detenuti che invece, per la maggiore, danno prova di delinquere anche qui». l


 

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