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Livorno

Sos cultura: l'appello

Sos Spazio Teatro senza fondi né sede: la compagnia teatrale dopo 44 anni rischia di chiudere

Sos Spazio Teatro senza fondi né sede: la compagnia teatrale dopo 44 anni rischia di chiudere

La regista Simonetta Del Cittadino: «Siamo a un bivio, aiutateci»

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i Francesca Suggi

Livorno Hanno dovuto rinunciare addirittura allo spettacolo in calendario il 19 agosto, in Fortezza Vecchia. Mettere in scena La Mandragola, uno dei loro cavalli di battaglia, costa troppo. È stata una decisione sofferta per la direttrice artistica e per agli attori di Spazio Teatro. Dopo 44 anni la storica compagnia rischia veramente di chiudere.

A chiedere aiuto e a lanciare un sonoro appello alla città è Simonetta Del Cittadino. Attrice, per oltre 30 anni prof di italiano, da 60 nel mondo del teatro e da 15 anni è alla guida del gruppo. «Siamo a un bivio». Lo dice con un grande dolore nel cuore Del Cittadino. Quel dolore che viene fuori con la dignità, ma allo stesso tempo con la concretezza di una donna di cultura come lei.

Oggi è la colonna portante di quella compagnia cittadina che non vorrebbe chiudere per sempre il suo sipario. «Abbiamo problemi economici: non riusciamo più a pagare l’ affitto di quella sorta di laboratorio che abbiamo in via Firenze. Qui abbiamo riposto anche tutte le nostre scenografie che tra l’altro sono del grande Emidio Bosco, uno dei fondatori, e che noi vorremmo rendere patrimonio della città», Del Cittadino non ci gira intorno. La pandemia che colpisce duro, senza una sede, senza aiuti economici, né sponsor. Senza uno spazio agevolato ed adeguato a disposizione per provare è dura andare avanti. L’arte di arrangiarsi non basta più.

«Abbiamo già chiesto aiuto, abbiamo anche parlato con sindaco e assessore: non voglio dare colpe a nessuno ma sicuramente gli unici al momento che ci hanno teso la mano sono le persone della Caserma Occupata che ringraziamo», racconta l’anima di Spazio Teatro, di fatto la compagnia anche del grande scenografo Emidio Bosco (suo ex marito) morto improvvisamente nel febbraio scorso e conosciuto anche in ambito nazionale.

«La morte di Emidio Bosco ci ha fiaccato molto: oggi nel direttivo della compagnia siamo in otto», continua lei che ricorda l’importante ruolo che aveva nella compagnia il suo ex marito. Quella compagnia fondata nel 1978 da Giorgio Fontanelli e che nei suoi quasi 45 anni di vita ha macinato spettacoli di qualità e premi.

Dai classici (e non) a testi sperimentali con grandi spettacoli su Ionesco e Beckett (cavalli di battaglia di Del Cittadino), dal Miles di Plauto alla Locandiera (che fu il primo spettacolo in assoluto messo in scena dalla compagnia 44 anni fa) la compagnia, i suoi attori presenti e passati e i suoi registi, i suoi direttori storici tra cui Fontanelli, Rinaldo De Velo, Luigi Carletti, hanno conquistato premi a tanti festival di teatro amatoriale in giro per l Italia. Tra i nomi che sono passati da Spazio Teatro anche il grande regista Francesco Bruni, Emanuele Barresi, Spallino solo per fare alcuni esempi.

E adesso questo sipario rischia l’estinzione. «Siamo stati la compagnia stabile della Goldonetta - riprende con orgoglio - per tanto tempo, poi quando chiuse il Goldoni per il suo restauro abbiamo girato tanti palchi per poi approdare nel 1997 al Teatro Eni dove ancora lavoriamo ma non ne siamo mai stati la sua compagnia stabile. È un teatro che ringraziamo tanto». Oggi Spazio Teatro ha bisogno che la città dia una mano a questa compagnia che ha sempre abbinato cultura e teatro con teatro e cultura. «Per me il teatro non è solo una forma di spettacolo ma è veicolo di cultura- spiega - per anni ho lavorato con gli studenti invitandoli a venire la sera a teatro, perché la mattina viene sempre vista come un modo per non andare a scuola e non ci si concentrazione a dovere».

Nei laboratori che per anni e anni ha sempre organizzato Spazio Teatro l’obiettivo era quello di spiegare a ragazzi e adulti perché si fa teatro.

Ma ahimè la pandemia e le difficoltà economiche hanno cancellato anche questi (ed erano fonte di entrate). «Leggere Pirandello e “Sei personaggi in cerca di autore” per esempio, oppure Il Malato Immaginario è un’impresa - riprende - leggere il teatro è difficile ma vederlo interpretato rende tutto più facile».

Insomma, che le istituzioni scendano in campo per dare un aiuto. Per non disperdere questo sapere. Queste preziose scenografie. Questa storia teatrale livornese. Con una sede, con un luogo dove provare. «Ci servirebbe uno spazio adeguato dove valorizzare le nostre attrezzature e le nostre scenografie e magari per provare i nostri spettacoli. Purtroppo i nostri problemi economici sono reali: ho chiesto aiuto al Comune, all’Aamps, ai Portuali ma uno spazio per noi sembra difficile da trovare». E chiude lei che per una vita ha mangiato pane, cultura e teatro. Lei che come una guerriera non vorrebbe scrivere la parola fine. «Vorremmo cominciare la nostra 45esima stagione ma siamo davanti a un bivio e veramente non so cosa succederà ».l



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