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La rivoluzione del porto

La rivoluzione del porto

Le mosse del risiko che sposta una serie di terminal e ne cambia la mappa. Così l’Authority vuol disinnescare le guerre e riportare pace sulle banchine

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LIVORNO. L’Authority tiene a presentarla come una “rivoluzione” degli assetti e degli equilibri nella geografia degli spazi in porto. Troppo? In realtà, forse merita non tanto guardare alla mappa (che pure è la chiave di tutto) quanto semmai al nuovo clima di “pax guerrieriana” che potrebbe essersi instaurato sulle banchine. Del resto, non è forse vero che Luciano Guerrieri, in una lunga intervista al Tirreno, nei primissimi giorni al timone di Palazzo Rosciano, aveva detto di fatto che metteva l’impegno per la pacificazione del porto davanti perfino alla Darsena Europa, la priorità delle priorità: a sorpresa sì, ma solo per chi non ricordava che poche settimane prima avevamo segnalato la montagna di quasi 50 ricorsi al Tar negli ultimi due anni, un fuoco incrociato che aveva bloccato ogni passo.

Ma, al di là degli auspici e delle belle intenzioni, proprio fissando lo sguardo sulla cartina delle banchine si sarebbe potuto trovare il bandolo della matassa: non è un segreto che, prima di avere a disposizione nuovi spazi con l’espansione a mare, ciascuno sgomiti per avere un metro di banchina in più di qualcun altro. A maggior ragione quando da una situazione in cui spesso c’era un operatore per settore si è passati a un assetto che lasciava il manico del coltello in mano agli armatori: liberi di innescare una corsa al ribasso con trattative che potevano partire sempre dall’annuncio che la controparte aveva un concorrente con tariffe più convenienti. Da quel contesto caratterizzato da un’altissima conflittualità fra gli operatori l’incendio si era propagato al fronte sindacale: con una sfilza di scioperi anche perché i lavoratori non reggono più i tagli ai diritti e l’aumento dei ritmi.

Come il rompicapo a 15 che da bambini ci impegnava ore a cercare di mettere in fila 15 caselline giocando su quell’unica libera in un quadrato 4 per 4 o come il cubo di Rubik: comporre un mosaico che, limando un po’ qua e incastrando un po’ là, consenta di dare al porto una fisionomia che: 1) permetta di liberare le aree all’Alto Fondale e alla Calata Orlando da destinare all’allargamento del porto passeggeri fin dal Prg del 2015 firmato dalla premiata ditta Gallanti & Provinciali ma rimasto un po’ per strada anche perché su quelle banchine avevano la concessione imprese da trasferire; 2) trovare sulla Sponda Est della Darsena Toscana (e, in parte, sul Molo Italia) la soluzione per mettere a punto il risiko fra i differenti operatori.

Ieri è arrivata l’ok del comitato di gestione dell’Authority con un titolo da Lina Wertmuller: “Riorganizzazione e ottimizzazione degli spazi destinati alle attività portuali presso la Sponda Est della Darsena Toscana con correlata ipotesi di delocalizzazione”.

Il puzzle è questo: il Tco (che lavora rinfuse solide) lascia la Calata Orlando e si sposta al Molo Italia. Sempre al Molo Italia, ma in radice anziché in testata, viene assegnato spazio alla Cilp che ottiene anche aree in radice della Sponda Est. Al tempo stesso, sempre sulla Sponda Est, si consolida Lorenzini che, oltre su un ulteriore spazio in Darsena 1, conta anche su aree di proprietà privata alle spalle degli accosti sulla Sponda Est. È un’area ex Ferrovie da 82mila metri quadri che per la restante parte è affidata a Cilp, la società fifity-fifty di Compagnia portuali e la Ngi di Piero Neri e Luigi Negri. Questo solo per dare alcune linee del nuovo assetto che non nasconde il contenzioso su un’area sempre relativa alla Sponda Est e il fatto che su alcuni accosti è previsto come possibile il “co-uso” dei due operatori vicini.

«Oggi si conclude una partita importante per il porto di Livorno. Il procedimento rivoluziona gli assetti portuali in linea con le previsioni del piano regolatore portuale»: così scandisce nero su bianco il numero uno dell’Authority Luciano Guerrieri. Con l’ultima sottolineatura che sembra un contrattacco nei confronti di chi lo aveva accusato di aver sconvolto il Prg. Peraltro, una svolta c’è: in precedenza l’Authority aveva anche ingaggiato con gli operatori una serie di “guerre” a colpi di carte bollate, di blitz come quello con il Piano attuativo di dettaglio o di “vincoli preordinati all’esproprio”.

Col plauso al dirigente dell’ufficio demanio Fabrizio Marilli, il presidente dell’Authority tiene a dettagliare che il clima di scontro fra istituzione e imprenditori è alle spalle: «La nuova riorganizzazione degli assetti è stata definita anche grazie alla preziosa collaborazione dei terminalisti interessati, dai quali sono pervenute nel corso dei mesi segnalazioni costruttive che ci hanno permesso di giungere ad una soluzione condivisa». l

Mauro Zucchelli

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di Redazione web