Gioco
Sempre meno sangue negli ospedali: «Tanti interventi, servono più donatori»
Il presidente Avis Matteo Bagnoli: «Rallentamento per i contagi e per le difficoltà al lavoro»
Livorno. «Donare sangue, plasma e piastrine è fondamentale in un momento come questo. Raccogliere sangue per far girare gli ingranaggi della sanità regionale e nazionale è la sfida che le associazioni di volontariato si prefiggono come scopo primario, ogni giorno. Gli interventi chirurgici, tutti, dipendono anche dalle sacche di sangue presenti in sala operatoria».
Matteo Bagnoli, trentotto anni, nella vita ingegnere civile, è in Avis da dodici anni. Dal 2017 è presidente di Avis Comunale Livorno, al secondo mandato dopo essere stato rieletto nel 2021. Con lui, Avis Livorno è cresciuta, si è evoluta, è diventata dinamica, si è adattata e ha risposto alle esigenze del mondo circostante – comprese le sfide incessanti della “cronaca” e dell’attualità pandemica.
Bagnoli, che bilancio possiamo fare di questi due anni di pandemia in termini di donazione?
«Sono stati anni molto complessi, ma possiamo fare un distinguo abbastanza netto. Quello che è stato, e quello è adesso. A marzo 2020 quando è iniziata l’emergenza Covid in maniera diretta, sul campo, con le chiusure e i lockdown, non lo nascondo, ero molto preoccupato. Invece il grande cuore dei donatori livornesi ha risposto fin da subito in maniera incredibile, quasi inaspettata. Le donazioni sono aumentate, c’è stato un vero e proprio boom».
Come è stato possibile?
«Su questo ha sicuramente inciso una serie di fattori. La reazione allo stato d’emergenza, le persone si volevano sentire utili e quindi non stare ferme con le mani in mano; il fatto, poi, che in televisione si parlasse molto di sangue e di plasma».
Oggi però il sangue manca, più di quanto sia mai mancato. L’allarme che arriva dall’ospedale (e dagli ospedali) è preoccupante: si rischia di non operare più...
«C’è un tassello che va inserito nel contesto di cui parlavo, che potrebbe essere il metro della crisi in atto oggi: nel 2020 la maggior parte degli interventi chirurgici era sospesa. Da una parte quindi stavamo raccogliendo molto sangue e componenti di esso, dall’altro la richiesta del sistema era diminuita. Nel 2021 si è assistito ad una lenta ripresa delle attività medico-chirurgiche, adesso siamo in piena normalità. La richiesta è tantissima. E il sangue non basta».
Possiamo parlare di un “calo” nelle donazioni o no?
«Va legato al contesto. Il Covid c’è ancora. È presente. I numeri e le statistiche li sentiamo snocciolati ogni giorno dai media. Colpisce molte persone e molte di queste sono anche donatori. Anche se non ci sono evidenze scientifiche che si trasmetta attraverso il sangue, comunque il Covid agisce sulla turnazione di chi vorrebbe andare a donare. Ad esempio, se un donatore ha contratto il Covid, può recarsi al trasfusionale solo 14 giorni dopo la scomparsa dei sintomi. E questo rallenta e scombina le procedure. In più, va tenuta presente, a questo proposito, la situazione economico-sociale globale. Molte aziende sono ripartite a pieno regime da poco e per il lavoratore prendere un giorno per “andare a donare” non è semplice».
Avis è da sempre presente nelle scuole, dalla primaria alle secondarie di secondo grado. Il vostro lavoro nell’Era Covid ne ha risentito?
«Inizialmente sì, ma solo nel momento di interruzione della didattica in presenza, nel marzo-maggio 2020. Poi siamo tornati regolarmente nelle scuole (virtualmente e fisicamente) con i nostri progetti. Certo, l’immagine dei duecento allievi davanti, tutti insieme in aula magna, che ascoltano la nostra conferenza con al tavolo i relatori tutte le altre associazioni legate al dono è stata accantonata dalla pandemia, ma non ci siamo arresi, abbiamo solo capillarizzato: di conferenze ne abbiamo fatte dieci, da venti alunni ciascuna per ogni istituto raggiunto. Abbiamo massimizzato lo sforzo per ottenere il medesimo risultato».
Il primario della Medicina Trasfusionale in un’intervista ha parlato di un calo tra i giovani donatori a causa dei due anni di pandemia...
«I numeri parlano da soli. Nell’anno scolastico 2020-21 abbiamo raggiunto 116 alunni alle elementari, 387 alle medie e 150 alle superiori. Nell’anno 2021-22 269 alle elementari, 428 alle medie, 478 alle superiori».
Un gran lavoro organizzativo, reso più pesante dal Covid...
«Questo è il punto. La raccolta di sangue e plasma non si può fermare mai. È la “mission” di Avis e di tutte le associazioni legate al dono. Sensibilizzare ininterrottamente la popolazione. Il nostro staff ha compiuto sforzi enormi in questi due anni per portare avanti la presenza sul territorio con tutte le restrizioni e i divieti del caso. Per questo, vorrei ringraziare tutti quelli che nonostante le infinite avversità si sono palesati con noi (che rappresentiamo comunque il 90% dei donatori della città) e che hanno lavorato per farci raggiungere i risultati che abbiamo raggiunto e vorrei fare un appello anche a chi non può donare. C’è bisogno di tutto nelle associazioni di volontariato, anche a livello operativo. Chiunque può fare la sua parte e dare una mano per far andare avanti la macchina della raccolta del sangue. Anche stando seduti ad un chiosco informativo o aiutandoci a montare un gazebo in una manifestazione. Tutti quelli che si avvicinano ad Avis sanno che oggi sono loro ad aiutare qualcuno in difficoltà, ma domani potremmo essere noi quelli dall’altra parte».
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