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Ordigni, spade e pistole in casa: in carcere un grafico livornese di 36 anni - Foto

Livorno: le avrebbe comprate, secondo gli inquirenti, preoccupato dalla guerra in Ucraina. Nell'appartamento anche vie coltelli, asce, munizioni e fucili. Aveva un regolare porto d'armi per uso sportivo. Ecco chi è la persona arrestata


21 giugno 2022 Stefano Taglione


LIVORNO. La sua pagina Facebook testimonia una forte insofferenza verso il Governo Draghi. Oltre a tanta rabbia. I vaccini che fanno male alla salute – a suo parere correlati ai malori improvvisi – le inutili mascherine anti-Covid, il Green pass che «non serve a dimostrare che sei sano, ma che sei ubbidiente» e l’appoggio dell’esecutivo all’Ucraina nella guerra scatenata dalla Russia. È proprio per questo – per i timori legati al conflitto bellico in cui lui, almeno a giudicare dai post sui social, si schiera al fianco di Vladimir Putin – che secondo gli inquirenti, nel suo appartamento di via Pietro Gori, aveva allestito un vero e proprio arsenale fatto di ordigni rudimentali, pistole, coltelli, asce, munizioni, spade e fucili.



È con l’accusa di detenzione e fabbricazione di esplosivi che la polizia amministrativa, guidata dalla dirigente Cristina Papa, ha arrestato il grafico di 36 anni Graziano Donati, spezzino di nascita e livornese di adozione. Nei giorni scorsi, per la precisione venerdì, gli agenti erano entrati nel suo appartamento con i vigili del fuoco e gli artificieri perché preoccupati da una serie di acquisti, avvenuti nell’arco di poche settimane, nelle armerie della città. E ci avevano visto giusto. Perché il materiale da lui comprato in quell’occasione – per altro regolarmente, visto che meno di un anno fa gli era stato rilasciato il porto d’armi a uso sportivo – non aveva alcuna spiegazione plausibile. Così, oltre a ciò che aveva acquistato legalmente, nascoste nelle scatole i poliziotti hanno trovato e sequestrato degli ordigni rudimentali, contenitori con dentro delle biglie di ferro, teoricamente utilizzabili come esplosivi (insieme è stato rinvenuto anche un taccuino con delle istruzioni per l’assemblaggio). Vicino, per altro, c’erano anche delle taniche di benzina.



Secondo quanto raccolto dagli investigatori, che sulla vicenda mantengono il massimo riserbo, il giovane – che ora è in carcere in regime di custodia cautelare e abitava col padre e il fratello, estranei ai fatti – non aveva alcuna intenzione di usarli. Non voleva compiere alcun attentato, insomma, ma le deteneva perché preoccupato dall’escalation dell’offensiva in Ucraina.



La polizia è arrivata a lui dopo aver incrociato le banche dati degli acquisti nelle armerie avvenuti nei giorni addietro. Segno che i controlli funzionano, dato che la perquisizione è scattata immediatamente. Un blitz che ha poi dato il via all’arresto, d’intesa con la pm Sabrina Carmazzi, e due ulteriori denunce, sempre nei suoi confronti, per detenzione abusiva di armi (di alcune munizioni) e omessa custodia di armi.



Il trentaseienne da poco meno di un anno era in possesso di un porto d’armi a uso sportivo perché a norma di legge non era ritenuta una persona pericolosa. Nessun precedente penale, nessun conclamato problema di salute (aveva ovviamente l’idoneità psico-fisica). Niente che facesse presagire a un accumulo di armi e munizioni fra le mura domestiche com’è poi emerso. La sua vita era quella di una persona normale: diplomato all’Iti Galilei, un passato da studente di ingegneria elettronica all’Università di Pisa, professione grafico e studioso che proponeva, sempre attraverso la sua pagina Facebook, lezioni di fisica, matematica e informatica agli alunni delle superiori. Anche assistenza per le tesine di maturità. Solo – nelle ultime settimane – l’acquisto, uno dopo l’altro, di pistole e munizioni nei negozi livornesi. Ed è quello che ha insospettito la polizia, cheha sequestrato tutto.


 

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