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Pomezia-Livorno, il racconto di Antonella: «Ci hanno perquisiti anche nelle parti intime»

La tifosa parla di controlli invasivi all’ingresso dello stadio


21 giugno 2022


LIVORNO. «Ho partecipato a centinaia di trasferte in vita mia, ma un clima come quello che si è percepito a Pomezia non l’avevo mai respirato». A raccontare l’esperienza di domenica scorsa – prima, durante e dopo la partita del Livorno – è Antonella Romanacci, che ha raggiunto la cittadina laziale in mattinata a bordo di un pullman insieme ad altri tifosi. Romanacci denuncia un sistema di controlli che considera più una forma di perquisizione che una modalità di verifica dei documenti.

«Ci hanno palpeggiato il seno e ci hanno messo le mani tra le gambe – racconta –. Ci hanno perquisito, per così dire, in maniera intima. Mi chiedo se sia normale umiliare le persone in questo modo». Romanacci spiega poi che prima di entrare allo stadio i tifosi, come spesso capita prima di una partita, hanno dovuto lasciar fuori tutta una serie di oggetti. «Hanno sequestrato anche il gel igienizzante per le mani e lo spray anti zanzare perché erano considerati liquidi infiammabili». Ma secondo lei c’è stata una sorta di disparità di trattamento perché «poi, dentro lo stadio, c’è chi ha lanciato nella nostra direzione bottiglie, viti e oggetti di ferro. Come è possibile che qualcuno sia potuto entrare con tutte queste cose quando noi siamo stati perquisiti in quel modo?».

Romanacci fa riferimento al caos del 16esimo minuto quando, dice la tifosa, «è arrivata una pioggia di oggetti in direzione del settore ospiti tra cui un pezzo di ferro, bottiglie di plastica che hanno colpito una ragazza al viso, e un lamperogeno, che ha preso una donna a un braccio. Sono scene che non vorremmo mai vedere. C’erano bambini, persone in lacrime».

Tutto ciò alla presenza di «un dispiegamento di forze assurdo – prosegue la tifosa –. Io, in passato, sono stata in parecchi campi considerati pericolosi e posso dire che, sinceramente, a Pomezia abbiamo respirato fin da subito un clima piuttosto ostile».

Dopo la partita Romanacci ha atteso qualche minuto dentro il campo prima di uscire e dirigersi verso il suo pullman. «Quando siamo partiti col bus, la Digos ci ha fatto percorrere strade secondarie. A un certo punto abbiamo incrociato un gruppo di ragazzi con dei bastoni di ferro. Due poliziotti col manganello sono scesi dalla macchina per allontanarli. Poi siamo potuti tornare a casa».

È a notte inoltrata che i tifosi sono finalmente rientrati a Livorno, stremati dal caldo e con un sapore doppiamente amaro: da una parte il pessimo risultato calcistico, dall’altra le situazioni – a loro detta – più che spiacevoli vissute fuori e dentro lo stadio. Insomma, quella di Pomezia resta una trasferta da dimenticare. Praticamente sotto tutti i punti di vista.

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