Gioco
Livorno città della moda
Dalle borse marinaresche di Elena Baroni a San Jacopo alle idee oro e cristalli di Thomas Ayers in via Magenta
Livorno città della moda? La domanda sembra azzardata e invece non lo è perché anche a Livorno ci sono giovani che hanno studiato fashion, che hanno una vena creativa e che della moda stanno facendo la loro professione. Come Elena Baroni, laureata al Polimoda di Firenze, creatrice di borse che ricordano il mare e titolare di una boutique-laboratorio a S. Jacopo dove arriva l’odore del salmastro, e Thomas Halford Ayers, direttore creativo, che sviluppa in via Magenta interessanti percorsi artigianali progettando bijoux che sono pezzi unici. Ecco le loro storie.
Elena Baroni
«Quando ero adolescente non sognavo il motorino. Sono una donna di mare e dicevo che a 18 anni avrei voluto una barca». Elena Baroni, classe 1989, capelli colorati in verde-turchese, originaria di San Vincenzo e livornese di adozione, proprio al mare dedica la sua creatività che trasforma scampoli di pelle in pesci di fantasia, cavallucci marini, meduse, conchiglie. Senza dimenticare la barca. Quella dei sogni di quando era ragazzina, che oggi diventa - al pari delle altre forme ispirate al mare - decorazione per le borse artigianali che progetta e produce.
Una passione per il fashion per dimostrare - spiega Elena - che «la moda può nascere anche fuori dai circuiti delle grandi città». Perché la creatività e l’artigianalità non hanno confini e aiutano molto anche (e soprattutto) in tempo di crisi.
Ed ecco allora la storia di questa “ragazza di mare” che dopo il liceo scientifico a Piombino decide di frequentare il Polimoda di Firenze. «Mi sono laureata in marketing strategico operativo del sistema moda – prosegue Elena – e il giorno stesso della tesi ho cominciato a lavorare per un ufficio acquisti intermediario fra buyer e casa madre».
Nel frattempo, a partire dal 2016, nasce l’embrione di quello che nel 2018 diventerà un marchio depositato, Testa e Lische, che dà il nome anche al negozio in via Malta, nel cuore del quartiere S. Jacopo, dove si è trasferita da qualche anno e dove lavora con il compagno Federico Cipriani.
Qui le borse “progettate” da Elena sono le protagoniste e diventano accessori per gli outfit creati con i capi di abbigliamento che Elena sceglie a Firenze, in vari showroom, insieme a Federico.
«Nel 2016 capitai per caso a Favignana per un addio al nubilato. Conobbi alcuni ragazzi artigiani titolari delle bancarelle che in estate accoglievano i turisti al porto. Decisi di tornare una settimana in ferie. Un giorno quei giovani mi chiesero: perché non fai qualcosa anche tu? Fu così che nacque la prima borsa, il modello Sid».
Elena avviò così un percorso creativo che la portò a sviluppare il prodotto con un ragazzo di Piombino. «Le borse erano fatte completamente a mano. Io tagliavo, lui cuciva. Ne realizzammo 150 e le vendemmo tutte».
Il passo successivo fu quello di costituire qualcosa di stabile sotto il profilo progettuale e produttivo, partecipando anche a due bandi della Regione. E nel tempo, dopo la prima borsa Sid (proprio come Sid Vicious, il bassista e cantante ‘maledetto’ dei Sex Pistols), sono nati altri modelli, come Nancy, Bonnie, Clyde, Pablo, Tata, Grace, Debby. Nomi ispirati in gran parte a personaggi che popolano il nostro immaginario. «Oltre alle borse – aggiunge Elena – ci sono i sacchetti in pelle da portare al collo, magari con dentro un portafortuna. E anche i costumi su misura che realizzo con la sarta Diviana. Insomma, un lavoro artigianale tutto Made in Livorno».
Thomas Halford Ayers
Il negozio, ma anche laboratorio, ha il fascino d’antan, perché conserva ancora alcuni arredi della vecchia merceria preesistente. Siamo in via Magenta 60: qui ora nascono bijoux “poveri” che sembrano alta gioielleria. Praticamente pezzi unici. Ci sono l’argento, le dorature, ma anche l’ottone che “sposa” cristalli che coprono una tavolozza immensa di colori. In questo scrigno nel centro di Livorno lavora Thomas Halford Ayers, direttore creativo, che nonostante il nome britannico è livornese di scoglio. Un cognome, il suo, che ricorda fra l’altro un grande antiquario, uno dei primi nella zona di via Borra. «Sono nato a Firenze nel 1977, ma sono cresciuto a Livorno dove ho vissuto fino a 21 anni. Ho preso la maturità al liceo classico Niccolini-Guerrazzi e nel 1998 sono andato a Londra dove ho frequentato per un anno la St. Martin e per quattro la Goldsmith University. Quando ho concluso gli studi – racconta – sono stato chiamato da Tateossian per disegnare gemelli da uomo. Poi mi sono trasferito ad Amsterdam, ho lavorato per un pronto moda, sono tornato a Londra e sono approdato in Piemonte presso la Miroglio a cui fanno capo brand come Motivi e Oltre. Quindi sono stato stilista a Innsbruck per Swarovski, e successivamente ho lavorato a Udine come direttore creativo di Stroili Oro. Si arriva al 2017, quando sono tornato a Livorno. Volevo restare alcuni mesi, e invece sono ancora qua. Nel frattempo - continua il creativo - è nata la linea Thomas Ayers Jewellery che mescola argento bagnato oro rosa e giallo con i cristalli Swarovski».
Sulle mensole alle pareti del negozio-laboratorio si possono osservare bijoux (tagliati ad Arezzo) che puntano su volute floreali ispirate ad alcune architetture toscane. Poi c’è il filo di ottone che “sposa” gli Swarovski o le pietre dure. «Ma c’è anche una evoluzione del semplice filo – sottolinea Thomas – che porta direttamente alla tecnica della cera persa». Lo stilista progetta, realizza il modello che poi affida per la fusione a un laboratorio di Firenze. Senza dimenticare il progetto Re-Shaped, una collaborazione con Uovo alla Pop (2017-2018) per bijoux con materiali di recupero.
«Livorno mi ha molto sorpreso – afferma – perché nonostante la città sia fuori da quelli che sono i circuiti legati alla moda e alle tendenze, i livornesi mostrano di avere una grande sensibilità rispetto al mondo creativo». Thomas espone i propri gioielli progettando anche scenografie con alcune teste in ceramica raku dell’artista Maria Teresa Malacarne. E ha avviato una collaborazione con Elena Baroni di Testa e Lische. Ma guarda ancora avanti perché, dice, «sarebbe interessante sviluppare un percorso tutto livornese degli artigiani».
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