Gioco
La manager portuale in cantina: «Così la Barontini si rinnoverà»
Livorno, sabato 25 giugno torna la gara remiera più bella nel meraviglioso scorcio dei fossi. La presidente Bellandi: «Una manifestazione che incarna la buona livornesità»
LIVORNO. Ilio Barontini, antifascista, partigiano con il nome di battaglia Dario, deputato dell’Assemblea Costituente e poi senatore del Pci, morì nel gennaio del 1951 in un tragico incidente stradale nei pressi di Firenze.
A metà anni Sessanta - per l’esattezza eravamo nel 1966 - la sezione del PCI San Marco Pontino e l’Associazione Amici dell’Unità decisero di organizzare una gara remiera per ricordare il mitico comandante partigiano.
Fra la “rossa” Livorno e la nuova sfida dei remi fu amore a prima vista. Se il Palio Marinaro è la storia dei gozzi a 10, delle gozzette a 4 e delle cantine, la Coppa Risiatori (la gara più ‘giovane’) è una vera e propria maratona dalla Meloria alla Darsena del Cantiere nella tradizione degli antichi risi’atori che uscivano in mare, con qualsiasi tempo, per accaparrarsi il diritto di scaricare le navi. La Coppa Barontini, invece, è rimasta un evento che unisce sport e tradizioni, storia e passione politica. Inoltre, a differenza delle altre, era e lo è ancora, una gara a cronometro che ormai da anni viene disputata in notturna nel magico scenario dei Fossi cittadini, della Fortezza Nuova e degli Scali delle Cantine imbandierati e illuminati.
Quello delle cantine, da sempre, è stato un mondo appannaggio dei maschi. Un mondo fatto di fatica e sudore sui remi. Poi sono arrivate le prime ragazze a rivendicare la possibilità di salire anche loro a bordo di una barca: non tutte le cantine, dove hanno sede le sezioni nautiche dei quartieri, hanno un equipaggio femminile, ma la situazione è work in progress. Finora le ragazze vogano sulle gozzette ma si parla anche dell’ipotesi (è necessario però intervenire a livello di regolamenti) di aprire i gozzi a dieci remi anche ad equipaggi misti.
Ragazze determinate le vogatrici livornesi. Come determinata da sempre è la prima donna salita - da alcuni mesi - al vertice di una delle tre principali gare di stagione ovvero la Coppa Barontini. Si chiama Monica Bellandi, classe 1957, maturità classica al Niccolini-Guerrazzi, laurea in lettere e filosofia, una carriera professionale in crescendo in seno alla Compagnia Lavoratori Portuali fino ad arrivare al vertice di direttore della produzione del Terminal Darsena Toscana. Una donna manager che è riuscita a infrangere il soffitto di cristallo, affermandosi in un mondo – quello delle banchine – anch’esso per decenni (ma già da un po’ le cose sono cambiate) declinato quasi esclusivamente al maschile, ad eccezione del settore amministrativo.
Lei, Monica, mamma di Nicole, ha scalato tutte le posizioni, da perfetta rappresentante della generazione delle baby boomers che hanno scardinato molti “santuari” prima vietati (o quasi) al sesso femminile.
Da un lato la manager in ambito marittimo-portuale, dall’altro la presidente dell’Associazione Coppa Barontini che organizza la gara remiera. È più difficile stare in banchina o nella cantina di Scali del Ponte di Marmo?
«Certamente dopo tanti anni trascorsi in ambito portuale mi trovavo più a mio agio fra i container che in una gara remiera. Nel lavoro da manager c’erano molte responsabilità: basta pensare che lì ero in un’azienda che dava lavoro a centinaia di persone. Fare la presidente dell’Associazione è comunque un ruolo importante, ma con responsabilità sicuramente diverse».
Una presidente ai vertici del modo remiero: come è stata accolta?
«Direi bene. È chiaro che la visione di una donna non sportiva, che quindi osserva con un’ottica diversa, a volte ha prodotto qualche perplessità. Ma il gruppo di persone di cui faccio parte è coeso, tutti si impegnano al massimo»
Quando le è stata prospettata la presidenza dell’Associazione Coppa Barontini che cosa ha pensato?
«Non me l’aspettavo. Ci ho pensato un po’ su e sono arrivata alla conclusione che mi dispiaceva dire di no. Per cui ho accettato. Mi era stato chiesto da Claudio Ritorni, presidente per un mandato, e dal consiglio precedente. Da diverso tempo varie donne, me compresa, fanno parte degli organismi dell’Associazione, ma i presidenti erano sempre stati uomini. È stato subito molto stimolante mettersi al lavoro. Intanto perché il mio incarico è arrivato nel momento in cui, dopo il Covid, ripartono anche le gare remiere. E la decisione è stata di organizzare la manifestazione del 2022 pensando ai giovani, cercando di metterli al centro di una rinascita e di valori come la solidarietà, la coesione, la libertà, il rispetto della diversità e l’apertura verso gli altri, che rappresentano gli aspetti buoni, positivi, della livornesità».
Per questo, in attesa della gara remiera edizione 2022 programmata per la sera di sabato 25 giugno, è stato pensato e organizzato un programma in Fortezza Nuova che segue il fil rouge “Gozzi, giovani e città vogano insieme”. Così gli studenti hanno raccontato il viaggio nel cosmopolitismo della loro città fra passato e presente, si è parlato della salvaguardia della memoria e del patrimonio documentale della Barontini (con Istoreco), si è puntato sui giovani a Livorno e sul sottile filo “Parole in libertà” che corre da Pasolini ad oggi (con Simone Lenzi, Paolo Virzì, Francesco Bruni, Emanuele Barresi). E poi musica con l’Ensemble Bacchelli e lo spettacolo “Sonnambuli, se c’è un rigore lo tiro io” della Compagnia Mayor Von Frinzius (in scena il 24 nell’area Falsabraga della Fortezza).
Un’idea stimolante quella di guardare ai giovani.
«Sicuramente, anche perché il tessuto della città è mutato e loro, i ragazzi, si sentono più soli. Una sensazione che si è certamente acuita durante il Covid, con le persone bloccate in casa per i lockdown. Ecco perché vogliamo essere un volano affinché i quartieri vadano ad aprirsi l’uno verso l’altro per conoscersi. E le gare remiere possono rappresentare un momento di integrazione fra vita culturale, sportiva e sociale». l
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