Il Tirreno

Livorno

il lutto

Addio a Mario Selmi: era il fioraio amaranto

Sandro Lulli
La vittima
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La vittima

Livorno, ha chiesto alla mogliedi accendere la tv su Granducato e ha seguito in diretta la partita del Livorno a Pomezia, che si è trasformata in disfatta. Poi il suo stato si è aggravato ed è morto

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LIVORNO. Ha chiesto alla moglie Grazia di accendere la tv su Granducato e ha seguito in diretta la partita degli amaranto a Pomezia, che si è trasformata in disfatta. Poi il suo stato si è aggravato e inutile è risultato il ricovero in ospedale.

Mario Selmi il "fioraio", ex calciatore e gran tifoso del Livorno, aveva 87 anni e oltre alla consorte, sorella di Nedo Di Batte, lascia le figlie Paola e Eleonora – quest'ultima porta avanti il negozio di fiori di famiglia situato in via Temistocle Guerrazzi – e gli amatissimi nipoti Chiara e Beatrice.

«UN UOMO BUONO»

«Per me era più di un cognato – racconta Nedo Di Batte, imprenditore alimentare e presidente del club amaranto Campanile –. Mario era come un fratello. E anche un uomo dal cuore d'oro, una persona squisita. Entrambi abbiamo sofferto la fame da ragazzi ed entrambi con l'impegno e tanto tanto lavoro siamo riusciti a dare un futuro sereno alle nostre famiglie». E aggiunge: «Anche lui e la sua famiglia ci erano stati tanto vicini quando a febbraio ci ha lasciato mia moglie Angela».

FIORAIO STORICO

Mario Selmi iniziò a fare il floricoltore e il fioraio sin da ragazzino e già a 12 anni portava i fiori a domicilio nelle case per aiutare il padre a sbarcare il lunario. Dopo di che, con grandi sacrifici e dopo aver fatto anche l'ambulante, riuscì a mettersi in proprio con il negozio di via Guerrazzi, attività ultra cinquantenaria che prosegue con la figlia. E sino a qualche mese fa Mario, prima della malattia che lo aveva colpito, continuava a fare una capatina in negozio per dare buoni consigli e curare i fiori.

LIVORNO NEL CUORE

Poi c'era la passione per il Livorno, che mai l'aveva abbandonato, neppure dopo lo scivolone in Eccellenza, perché Mario il calcio l'aveva nel sangue e tra l'altro era stato era stato un ottimo terzino sinistro, dotato di un tiro potente. Ricordava spesso, con orgoglio, che all'inizio degli anni 50, aveva giocato nella squadra Raccis (in onore di Renato, ex attaccante del Livorno 42-43 scomparso nel 1979) assieme a Picchi, Balleri e Lessi. «Mario non meritava di chiudere gli occhi con questa umiliante sconfitta a Pomezia», confida Nedo Di Batte. «Mi ha detto mia sorella che quando ha fatto spegnere la televisione era avvilito. Poi l'improvviso e inaspettato aggravarsi delle sue condizioni. Perdiamo e piangiamo un uomo straordinario, un punto di riferimento». Per chi volesse dare un ultimo saluto allo storico fioraio dal cuore amaranto, il corteo funebre muoverà stamani alle 11 dalla cappella mortuaria dell’ospedale, in viale Alfieri. Le ceneri di Mario Selmi saranno poi conservate ai cimiteri comunali.


 

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