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Case, a Livorno rallenta la corsa del mattone. Crescita soft per le compravendite

Mauro Zucchelli
Case, a Livorno rallenta la corsa del mattone. Crescita soft per le compravendite

A Livorno città si tira il freno, nel resto della provincia prosegue il boom

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Livorno Mai così tante case sono state compravendute nei primi tre mesi – da Capodanno a tutto marzo – com’è accaduto in questo inizio di 2022: 546,58 abitazioni stavolta (i decimali riguardano le porzioni di proprietà), erano state 519,44 nello stesso periodo dello scorso anno e 405,13 nel 2020. Basterebbe questo per suonare la tromba del boom del mattone, che continua sull’onda della marcia trionfale di un 2021 che si era concluso con il sorpasso che aveva visto Livorno, con un balzo del 30,2% degli atti registrati davanti a un notaio, superare Prato: con 2.396 abitazioni compravendute (contro le 2.285 con “targa” pratese) la nostra città si collocarsi alle spalle di Firenze fra i capoluoghi toscani dove più proprietà immobiliari abitative passano di mano.

Tutto vero, ma a guardare in controluce i numeri messi nero su bianco dall’Osservatorio mercato immobiliare salta agli occhi che, in realtà, la crescita al galoppo dei passaggi di proprietà ha rallentato parecchio la propria corsa: avevamo alle spalle il 43% di incremento (su base annua) nel trimestre estivo di due anni fa, poi il balzo del 53,5% nel periodo primaverile dello scorso anno. Insomma, una impennata di oltre 30 punti percentuali guardando all’intera annata. Solo che già nel trimestre autunnale dello scorso anno la frenata era risultata evidente: appena sette punti percentuali in più. E adesso un ulteriore abbassamento dei giri: nei primi tre mesi di quest’anno l’incremento rispetto a dodici mesi prima è a malapena del 5,2%.

Il boom si affloscia

Già in aprile Il Tirreno aveva segnalato che in altre città il boom della compravendite era risultato sì imponente ma inferiore a quello di altre città. Adesso quest’afflosciamento delle dinamiche immobiliari sembra ancor più evidente: lo dice la percentuale in sé (dieci volte inferiore a quella dell’estate scorsa) e lo conferma il raffronto con quel che capita altrove. Per capirci: il raffreddamento della “febbre” immobiliare è un dato di fatto e lo si riscontra anche in larghe zone del Bel Paese (a Firenze la crescita fa capolino d’un niente al di sopra dei dieci punti percentuali, a Pisa città non va oltre l’8%), in una ventina di città c’è anzi un arretramento con la diminuzione del numero di appartamenti compravenduti.

Ma nel mosaico tricolore non mancano realtà in cui le compravendite hanno continuato a moltiplicarsi: più 95,9% a Isernia, più 62,9% a Latina, a un passo dal 40% anche Massa e Verbania. Con Milano al sesto posto (più 36%). L’esatto contrario accade in mezza Lombardia (da Lecco e Como a Cremona e Mantova passando per Sondrio e Brescia) ma anche in Veneto (Treviso, Belluno, Rovigo e Verona), solo per citare alcune città.

Ecco, quel più 5,2% colloca Livorno nella fascia dei capoluoghi dove più forte è risultato questo rallentamento, che comunque ancora non è un dietrofront: nella metà di penisola a nord di Roma siamo fra le 24 città dove l’effervescenza immobiliare si è bruscamente appassita.

Chissà se è solo per un capriccio del destino, fatto sta che questo brusco rallentamento delle compravendite di proprietà abitative interessa nella nostra provincia solo Livorno città. Negli altri centri del territorio, da Collesalvetti all’Elba, si registra precisamente l’opposto: si sfonda la soglia simbolica delle mille compravendite (1.056,63), che valgono il 30,5% in più rispetto allo stesso arco di mesi dello scorso anno. In tutta Italia solo sette territori provinciali, capoluogo escluso, hanno messo a segno una impennata maggiore. È una differenza che si vedeva già lo scorso anno, ma stavolta è proprio rilevante: in passato, invece, quasi sempre le dinamiche erano in accoppiata.

Giù anche i soldi in banca

Tira il freno il mattone ma anche i conti in banca non ingrassano granché, nemmeno aspettando tempi migliori: le cifre della Banca d’Italia dicono che il “gruzzoletto” di noi livornesi si è assottigliato. Dopo una galoppata che ha visto depositi bancari e risparmio postali oltrepassare per la prima volta quota otto miliardi nel settembre scorso, ecco che a fine anno siamo ancora al di sopra degli otto miliardi (8,15), ma arretrando: giù di 65,2 milioni di euro nell’ultimo dato, quello di fine dicembre scorso.

Non è una novità: già nel dicembre 2019, così come alla fine dei tre anni precedenti era avvenuto qualcosa di simile. Eppure negli ultimi anni i risparmi che i livornesi hanno messo in banca o alla posta sono cresciuti parecchio: più 31,7% in cinque anni. Ora sono sopra quota 8 miliardi, alla metà del decennio scorso non arrivavano a a sei miliardi.l


 

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