Il Tirreno

Livorno

Porto, la ferrovia è indispensabile per i traffici della maxi-Darsena

Porto di Livorno Le banchine del terminal Tdt in Darsena Toscana. Ogni anno passano dalle banchine livornesi oltre  30 milioni di tonnellate di merce (archivio Tdt)
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Porto di Livorno Le banchine del terminal Tdt in Darsena Toscana. Ogni anno passano dalle banchine livornesi oltre 30 milioni di tonnellate di merce (archivio Tdt)

«Via treno il 25% dei container entro il 2030»

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LIVORNO. Luciano Guerrieri, al timone dell’Authority livornese dal marzo dello scorso anno, ha la consapevolezza che dagli attuali 800mila teu il porto si ritroverà a movimentarne da 1,2 a 1,6 milioni: «È chiaro che il trasporto stradale da solo non può farcela, diventa gioco forza obbligatorio puntare sull'intermodalità e sulla ferrovia». Obiettivo: arrivare entro il 2030 al 25% di container via treno (dal 17% attuale) e sul medio periodo al 30% dei container.

È per questo che giudica importante il passo in avanti che ha fatto il “Progetto Raccordo” in queste ultime ore: ancora non c’è l’assegnazione definitiva ma la vice ministra ha annunciato esplicitamente l’intenzione di destinare 300 milioni di euro al progetto livornese come prima parte di una iniziativa che richiede qualcosa meno di mezzo miliardo complessivamente per essere completato nella sua intierezza.

Il faccia a faccia

L’annuncio di Bellanova è arrivato nel corso del faccia a faccia con il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che ha visto protagonisti, oltre allo stesso Guerrieri, anche il sindaco livornese Luca Salvetti con l’assessora al porto Barbara Bonciani, i numeri uno delle associazioni imprenditoriali (Piero Neri per la Confindustria e Gloria Dari per Confetra) insieme all’ingegner Marco Marchese, responsabile settore investimenti area Centro di Rfi (gruppo Fs) ma anche, cosa da non sottovalutare alla plancia di comando del dicastero (come Enrico Maria Pujia che al ministero ha l’incarico di direttore generale per le infrastrutture ferroviarie, come Maria Teresa Di Matteo che è la direttrice generale per la vigilanza sulle Authority e come Giuseppe Catalano, che ha il compito di coordinare la “struttura tecnica di missione”).

In effetti, fin qui abbiamo fissato lo sguardo sul traffico contenitori. Ma l’espansione a mare (e il conseguente spostamento del polo container dovrebbero liberare spazi per altri tipi di traffico. Ecco che la strategia – tengono a sottolineare da Palazzo Rosciano, sede dell’istituzione portuale – punta a “ferroviarizzare” anche una parte del traffico delle “autostrade del mare”.

A tal riguardo, c’è una sottolineatura da non trascurare: per Guerrieri – che, detto per inciso, ha colto la palla al balzo per ringraziare la riattivazione della linea merci con la Pisa-Colle-Vada «avrà effetti diffusivi fino a Piombino: studiamo il collegamento ferroviario diretto sino alle banchine».

Progetto in due round

L’orizzonte delle due fasi, con un primo stock da 300 milioni di euro, è quello che la viceministra aveva anticipato nell’incontro organizzato a Livorno dal suo partito, Italia Viva, in tandem con i filo-Calenda di Azione: riguardo a quell’evento non erano mancate scaramucce fra il fronte renziano della viceministra e il Pd livornese.

«L’ho già ribadito la scorsa settimana e lo confermo oggi: guardiamo a Livorno come ad un complesso sistema logistico-territoriale strategico per la costa tirrenica, per la Toscana e per l’intero Paese»: queste le parole con cui la viceministra renziana ha accompagnato l’annuncio.

Il consenso

zione Comunque, per Bellanova la collaborazione fra le istituzioni è «determinante»: serve anche reperire «una eventuale disponibilità di risorse nel “Fsc” nazionale 21-27 in quota alla Regione Toscana, fondi che da un lato consentirebbero una più rapida copertura finanziaria, dall’altro la possibilità di mettere a frutto le procedure di semplificazione amministrativa recentemente introdotte dal governo». Ben venga dunque il consenso, a cominciare da quello del presidente della Regione Toscana.

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