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Andrea Romano: «Io sindaco? Salvetti è ok, la Lega fa Nostradamus»

Mauro Zucchelli
Sulla sinistra Andrea  Romano e  Luca Salvetti, nell’immagine insieme a Cristina Grieco e Francesco Gazzetti anche Gentiloni (Pentafoto arch. Il Tirreno)
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Sulla sinistra Andrea Romano e Luca Salvetti, nell’immagine insieme a Cristina Grieco e Francesco Gazzetti anche Gentiloni (Pentafoto arch. Il Tirreno)

Il deputato dem: la destra livornese è così in tilt che inventa panzane per cercare di dimenticare che è sbriciolata

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LIVORNO. Andrea Romano, prof e deputato, in vista della lunghissima corsa che porterà nel 2024 all’elezione del nuovo sindaco, come ci si sente a vedersi infilare nel toto-candidati in nome e per conto del Pd ma per mano della Lega, anzi di una fetta della Lega? Potrebbe cominciare così il botta e risposta con il parlamentare dem dopo che Carlo Ghiozzi, Giulia Pacciardi e Alessandro Perini l’hanno chiamato in causa in una iniziativa che voleva suonare come uno sberleffo al sindaco Luca Salvetti, alla testa del centrosinistra ma come indipendente senza tessera Pd, raffigurato con le “mani di forbice” perché taglia ovunque i nastri inaugurali e come Maria Antonietta perché invece di battersi per la reindustrializzazione si caratterizza per il “divertimentificio”.

Alle punzecchiature da sfottò risponde per le rime Andrea Romano: «Nella stessa pagina del Tirreno in cui Perini, Pacciardi e Ghiozzi giocano a Nostradamus, lanciandosi in previsioni su quale sarà (secondo loro) il prossimo candidato sindaco del centrosinistra, il giornale raccontava della profonda spaccatura interna alla Lega di Livorno con tre diversi correnti impegnate a farsi la guerra e a contendersi tessere e poltrone. Una fotografia precisa del caos che domina la destra livornese».

Inutile dire che i leghisti l’hanno fatto per seminare zizzania in campo avverso: e cercare di bruciare Romano facendone il nome e intanto provare a agitare il campo del centrosinistra. Romano ripete che «sarebbe facile rispondere: “Occupatevi dei vostri problemi, invece di entrare in casa d’altri”».

Romano sostiene che «la vera risposta alle fantasie della Lega è nella realtà di un sindaco come Salvetti che sta lavorando molto bene nell’interesse di Livorno e dei livornesi, ascoltando la città e rilanciandone la vocazione produttiva, creativa e solidale». Il deputato dem – che da alcuni mesi è anche presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Moby Prince – non lo rivendica esplicitamente a sé, ma tiene a mettere l’accento in un processo che ha visto il Pd imparare la lezione della bruciante sconfitta ad opera dei M5s così da portarlo a tenere la porta aperta a quel che si muove all’esterno del Pd. Quella di Salvetti – dice – è «un’amministrazione che funziona perché nasce da quel percorso messo in pista dal Pd nel segno della verità sulle potenzialità di Livorno e dell’apertura al mondo civico anche esterno al Pd».

Ovvio che nessuno in nessun partito sia così pazzo da prefigurare schieramenti o inchiodarsi a formule politiche a due anni dalle elezioni per far impallinare ipotesi e candidati. Ma c’è una storia dietro la candidatura di Salvetti, e nell’entourage di Romano c’è chi segnala che nel 2018 fra quanti nel Pd hanno fatto pressing perché il candidato fosse pescato al di fuori del partito per dare alla città un segnale di cambiamento.

Basta andare a sfogliare negli archivi del Tirreno un’intervista che metteva l’accento proprio su questo bisogno di spalancare la porta: “Grande alleanza, e il candidato sindaco cerchiamolo fuori dal recinto del Pd”. In realtà, non è però alle proprie parole che si aggancia bensì, come da tradizione nella sinistra, a quelle del segretario: «Come ha detto lucidamente Federico Mirabelli lunedì scorso, proprio al Tirreno: “il Pd lavora per dare continuità ad un percorso, anzi per rafforzarlo e possibilmente ampliare il consenso intorno al progetto. E in questo senso è grande l’apprezzamento per la disponibilità di Salvetti ad un secondo mandato”». Manco a dirlo, dopo questa sottolineatura figuriamoci se mancava la stoccata alla destra: «Questa è la realtà che tutti conoscono, tranne evidentemente i tre consiglieri della Lega impegnati in giochi di fantasia».

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di Redazione web