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Mamma entra nel carcere di Livorno e porta la droga al figlio: condannata
La donna, 48 anni, è stata condannata a sei mesi di reclusione
Livorno Sarebbe andata a trovare il figlio in carcere per consegnargli la droga. Per questo una donna rumena di 48 anni, Crenguta Onofrei, è stata condannata a sei mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena. Secondo la sentenza di primo grado pronunciata due giorni fa dal collegio del tribunale presieduto dal giudice Ottavio Mosti, con l’imputata difesa dall’avvocata Barbara Luceri sostituita in aula dalla collega Angie De Santi Simonini, attorno alle 17.30 del 24 maggio del 2019 Onofrei avrebbe consegnato al figlio Petronel Sava, al tempo recluso alle Sughere, 4,09 grammi di hashish avvolti in una confezione trasparente in cellophane e una seconda dose, sempre della stessa sostanza, di 2,36 grammi. È riuscita a varcare l’ingresso del penitenziario con la sostanza illecita, peccato che poi il figlio (28 anni da due giorni) sia stato perquisito dalla polizia penitenziaria e gli siano stati trovati i frammenti marroni di stupefacenti nelle mutande.
LA PERQUISIZIONE
Una perquisizione che gli agenti non avrebbero fatto a caso, dal momento che avrebbero notato durante il colloquio familiare il passaggio sospetto di un fazzoletto, all’interno del quale secondo l’accusa c’era la droga. Onofrei non è stata invece mai trovata in possesso dello stupefacente, né all’ingresso del cancello delle Sughere, né tantomeno all’uscita. Il processo – che si è concluso due giorni fa nel tribunale penale di via Falcone e Borsellino, con il pubblico ministero in aula che era Massimo Mannucci – ha avuto origine dal sequestro del personale carcerario nei confronti di Sava, con il sospetto – poi trasformatosi nella condanna a sei mesi – che la droga, fra le mura del penitenziario, l’abbia fatta entrare sua madre. Che ha sempre respinto tutti gli addebiti.
LA CONDANNA
Il sequestro, in totale, è stato di 6,45 grammi di hashish. Per questo la quarantottenne è stata prima indagata, poi imputata e infine condannata in primo grado per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti (solo lieve entità, ovvero l’articolo 73 comma 5 del testo unico sulle droghe). Un reato che però risulta aggravato dal fatto che abbia commesso l’illecito all’interno di un carcere, rifornendo il figlio che si trovava recluso, approfittando di un colloquio. l
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