Il Tirreno

Livorno

Muffa e allarmi sulle porte sigillate. Ecco via Bengasi dopo gli sgomberi

Claudia Guarino
Muffa e allarmi sulle porte sigillate. Ecco via Bengasi dopo gli sgomberi

Gli abitanti: «Ogni anno è sempre peggio»

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LIVORNO. L’odore del soffritto è nell’aria. E il vociare allegro dell’ora di pranzo risuona lungo corridoi con pavimenti dalle fantasie d’altri tempi e pareti scalfite dall’azione del tempo e dell’uomo. Un ragazzo fa dei lavoretti in cortile, una donna entra nel palazzo. Ha con sé un paio di buste della spesa e inizia a salire le scale. Poi, quelle porte. Sigillate. Con grate, spranghe e lucchetti. Chiuse a tripla mandata e dotate di un sistema di allarme collegato con l’istituto di vigilanza privata. Se qualcuno tenta di sfondare, la guardia giurata, in teoria, interviene di lì a poco. In via Bengasi ci sono molti condomini popolari così. E talvolta gli appartamenti sigillati superano il numero di quelli vissuti. È un’atmosfera rarefatta. Che sa di vita sospesa. Chi abitava lì non aveva diritto a quella casa popolare. Nell’ultimo anno in zona stazione sono state sfrattate 14 famiglie. E, per evitare che qualcuno possa sfondare di nuovo, le porte sono state sigillate. In questa parte della città a due passi dalla stazione, nell’isolato incastonato nel quadrilatero delle vie Bangasi, Pannocchia, Ademollo e Badaloni, l’ultimo sfratto in ordine di tempo è stato eseguito lunedì scorso, 30 maggio. Se n’è occupata la polizia municipale, sempre in prima linea nel riconsegnare gli alloggi occupati abusivamente a Casalp. Gli agenti locali hanno fatto uscire una donna di 64 anni, che era già stata buttata fuori la settimana precedente, salvo poi decidere di occupare di nuovo lo stesso appartamento. Anche lì, adesso, la porta è circondata da grate. Il Tirreno ha trascorso qualche ora in via Bengasi, per raccontare come si vive, dopo gli sgomberi, in questa parte della città. In realtà, come sappiamo, c’è anche altro. Alcune delle palazzine sono più recenti, ma il grosso dei condomini è discretamente vecchio. Con tutti i problemi che ne conseguono. Kais Balloumi vive in un piccolo appartamento Erp con una grande camera per i bambini. Apre la porta di casa e mostra la parete accanto al letto dei piccoli, piena di infiltrazioni. «Ho chiesto un intervento – racconta – ma per ora ancora niente. Tempo fa ho anche pitturato, ma la muffa poi torna sempre». Fuori, nel cortile, i cani si rincorrono e i bambini giocano allegri. «Ma dopo una certa ora facciamo rientrare i più piccoli in casa, non è sicuro che restino all’aperto», dice una donna. Lei non è abusiva, almeno così racconta. E vive in via Bengasi da tanti anni. «Com’è la situazione in questa zona? – spiega una donna affacciata alla finestra –. Guardi, ogni anno è sempre peggio». A osservare il giardinetto non si direbbe che sia preda del degrado. Ma probabilmente perché di recente il Comune è intervenuto rimuovendo carcasse di auto, scooter e rifiuti di ogni tipo. E in futuro anche quelle grate alle porte potrebbero sparire. «La giunta ha proposto una variazione da un milione di euro (deve passare dal consiglio comunale, ndr) – spiega l’assessore al Sociale Andrea Raspanti –, di cui 600.000 destinati al recupero di 38 alloggi chiusi, sette dei quali si trovano in zona stazione». Un giorno dunque anche quelle case, adesso chiuse a tripla mandata, saranno riassegnate a chi ne ha diritto. E il vociare allegro dell’ora di pranzo tornerà a riempire i palazzi di vita. Un giorno, ma non adesso.l


 

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