Gioco
Porto di Livorno, traffici a marcia indietro. I container invece aumentano
Nei primi 3 mesi in picchiata il petrolio, giù le “autostrade del mare”
LIVORNO. Va a passo di gambero la movimentazione delle merci nel sistema di porti all’ombra dell’Authority di Palazzo Rosciano, l’istituzione portuale che governa gli scali di Livorno, Piombino e Arcipelago: nei primi tre mesi di quest’anno, anziché tornare al di sopra dei 10 milioni di tonnellate com’era nel 2019 – cioè prima della pandemia (e della guerra) – precipita all’ingiù a neanche 8,2 milioni. Con un arretramento del 14,5%.
Sono numeri che in gran parte riguardano l’andamento del porto di Livorno. A trascinarli verso il basso è proprio l’andamento dello scalo labronico: i 7,1 milioni di tonnellate di merce in entrata e in uscita dalle banchine labroniche tra Capodanno e fine marzo valgono una flessione del 17, 2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Non è così né a Piombino né negli scali elbani: il primo balza da 673mila a 726mila tonnellate (con un più 7, 9%) , i porti isolani crescono da 298mila a 336mila (e qui l’impennata è del 12,7% in più) .
Dal quartier generale dell’Authority la colpa di questo brusco stop viene data al «collasso registrato nella movimentazione delle rinfuse liquide, i cui volumi si sono dimezzati rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno, attestandosi a 928.877 tonnellate». Già questo dovrebbe far pensare: occhi puntati sulla «drastica riduzione», poco meno di un azzeramento, tanto in fatto di sbarco di petrolio greggio (meno 98,9%) quanto di imbarco di prodotti raffinati (meno 92,8%) . E questo non riguarda forse più qualcosa di interno alla raffineria (fatti salvi i contraccolpi della guerra in Ucraina che però copre meno della metà del periodo sott’esame) che non gli aspetti portuali. È questa una sottolineatura fatta propria anche dall’analisi dell’Authority.
C’è una sottolineatura positiva: incredibile a dirsi, dopo tanti affanni quel che si salva sono i traffici container. Certo, sotto il profilo del tonnellaggio anche i contenitori sono una tipologia che ha un segno “meno” (con un calco del 3,5%, principalmente sul lato dell’import) . Però il numero di container misurati in teu indica un incremento del 5,2% e, sia detto incrociando le dita, potrebbe far immaginare che a fine anno si balzi al di sopra di quota 800mila teu. Dunque, si arrivi a un nuovo record storico: di buon auspicio nell’anno in cui qualcosa comincia a muoversi davvero per la costruzione della Darsena Europa.
Da segnalare che a trainare il miglioramento dei dati nel traffico container è la movimentazione di contenitori con l’entroterra (più 22,5%) . Più specificatamente: i contenitori pieni in export sfiorano una crescita di 23 punti percentuali, quelli vuoti in entrata aumentano del 53% nell’incasinatissima redistribuzione dei vuoti che ha caratterizzato la fase della pandemia e il relativo post-Covid. Al tempo stesso, sembra ridimensionarsi (temporaneamente? ) il ruolo di Livorno come snodo di trasbordo nave-terminal-nave senza uscire dalla cinta portuale: meno 37%. E adesso il suo peso specifico nel ventaglio delle movimentazioni è appena al di sopra del 17% mentre appena dodici mesi fa sfiorava il 29%.
Anche da Palazzo Rosciano si insiste su quest’aspetto: i container pieni «sono aumentati complessivamente del 15,5%» rispetto a dodici mesi prima. «In crescita sia l’import (più 4,8%) che l’export (più 22,7%) », dicono i funzionari dell’Authority.
L’altra tipologia in crescita viene dai prodotti forestali (break bulk) : si è raggiunto il mezzo milione di tonnellate (più 13,7%) .
Ma la frenatona sul versante dei prodotti petroliferi non dà conto di tutta quanta la diminuzione del traffico marittimo. Non è un bel segnale la diminuzione del numero di camion e semirimorchi spediti via nave: anche perché le “autostrade del mare” sono la principale tipologia di traffico del porto di Livorno e quella che lo vede in testa alla classifica di tutti i porti made in Italy. In calo di oltre 7 punti i milioni di tonnellate movimentate in questo settore, giù del 5,6% le unità ro-ro, in flessione del 18,2% il numero di veicoli commerciali.
Non basta. Sparisce una tonnellata su quattro nelle rinfuse solide (meno 24,5% su base trimestrale) : con una batosta in fatto di cereali (meno 96,3%) e, in misura meno pesante, dai minerali (meno 14,4%) . Di più: nessun raggio di sole in fatto di auto nuove (giù del 18,2%, non più di 110 mila unità) , ma qui si scontano i guai che l’intera industria dell’auto sta soffrendo per via della mancanza di materiali elettronici e materie prime che ha non di rado mandato in tilt le catene produttive.
Quanto ai passeggeri, qualcosa finalmente si intravede: i quasi 167mila passeggeri imbarcati e sbarcati dai traghetti rappresentano il 63,5% in più rispetto all’analogo periodo del 2021. Nel campo delle crociere c’è qualche avvisaglia di ripresina: 1.200 vacanzieri in tre mesi sono poco più d’una goccia nel mare ma – dicono dagli uffici dell’Authority – «nei primi tre mesi sono stati effettuati tre scali», per il resto del 2022 sono schedulate «oltre 260 navi».l
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