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Dalla Spagna al Senegal all’Uruguay. Ecco tutte le bandiere che sventolano a Livorno

Franco Marianelli
In alto da sinistra Andrea Ermini (console onorario del Senegal), Elena Konstantos (console onorario della Grecia), Giovanni Laviosa (console onorario del Portogallo), Silvia Traverso (console onorario dell’Olanda), Silvio Fancellu (console onorario dell’Uruguay), Elena Fernandez Affricano (console onorario di Francia)
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In alto da sinistra Andrea Ermini (console onorario del Senegal), Elena Konstantos (console onorario della Grecia), Giovanni Laviosa (console onorario del Portogallo), Silvia Traverso (console onorario dell’Olanda), Silvio Fancellu (console onorario dell’Uruguay), Elena Fernandez Affricano (console onorario di Francia)

A inizio Novecento ben trenta Stati avevano la propria rappresentanza diplomatica in città, ora sono sette. Riconoscimenti importanti per i nostri consoli: Fernandez fu premiato da Chirac, Fancellu da Battle Ibáñez

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 “A tutti voi mercanti di qualsivoglia nazione, Levantini, Ponentini, Spagnuoli, Portuguesi, Grechi, Tedeschi, Italiani, Ebrei, Turchi, Mori, Armeni, Persiani ed altri concediamo reale, libero e amplissimo salvacondotto e libera facoltà e licenza che possiate venire, stare, trafficare, passare e abitare con le famiglie e, senza partire, tornare e negoziare nella terra di Livorno”.

Sarebbero sufficienti le parole guida delle Leggi Livornine promulgate da Ferdinando I de’Medici nel 1591 per capire come parlare di consolati a Livorno non faccia evocare immagini di grigie stanze per il rilascio di qualche visto ma veri e propri centri di sviluppo economico e culturale della nostra città. Non a caso alcuni di essi presidiano Livorno da quattro o cinque secoli, come ci insegna Giangiacomo Panessa, docente universitario ed ex console di Grecia, nel suo “Nazioni e consolati a Livorno: 400 anni di storia”, bibbia della materia.

Tanto era l’interesse per Livorno che i consolati in città, limitandoci a far data dal 1900, sono stati una trentina fra i quali i remoti Haiti e Liberia, Honduras e Panama, Costarica e Guatemala. Addirittura, vista l’importanza strategica del porto di Livorno, vi furono pure casi di due consoli per la stessa nazione, in litigio tra loro. Oggi ne resistono sette, tutti “onorari” i cui consoli ricevono l’exequatur dallo stato rappresentato ovvero l’autorizzazione a rappresentarli. In rigoroso ordine alfabetico: Francia, Grecia, Paesi Bassi, Portogallo, Senegal, Spagna e Uruguay.

«Ho ereditato la funzione da mio padre Enrico», racconta Elena Fernandez Affricano titolare di una società di imbottigliamento olii di via della Padula, al civico 249, dove ha sede pure del consolato francese. «Mio padre dal 1995 ha ricoperto la carica con merito tale da ricevere dalla Francia il titolo di “cavaliere al merito” e la visita del presidente Jacques Chirac nel 1998. Riceviamo annualmente molte richieste di cittadini d’oltralpe per necessità varie e cerchiamo sempre di risolvere. Ci tengo a ricordare come l’attività di console onorario non preveda compensi».

Fernandez racconta dei marsigliesi e dei provenzali che affluirono a Livorno nel 1595 molti di essi concentrati in una via che non potevano che chiamare Marsigliana nei cui fondi producevano sapone ovvero il famoso sapone di Marsiglia.

Della Grecia abbiamo già citato Panessa che, come uno dei più noti odontoiatri della scorsa generazione, Dimitri Cagidiaco, ha rappresentato la “Nazione Greca” a Livorno la cui storia nota è rappresentata in molti angoli della città a cominciare dalle ville Rodocanacchi e Maurogordato. L’attuale console è Elena Konstantos, nativa della Macedonia greca da padre ellenico e madre pisana, dipendente dell’aeroporto di Pisa e con un passato da professionista nell’atletica leggera. La sede del consolato è all’interno del porto, nel Piazzale dei Marmi 21 bis. «E non è casuale – dice la Kostantos – vista la nostra attività di “gemellaggio” fra il porto del Pireo e quello di Livorno. Di recente abbiamo fatto sì che una delegazione cinese, nazione già presente sullo scalo greco, si incontrasse con i vertici locali dell’Autorità Portuale sul tema della Darsena Europa».

Ma non solo di “business” si occupa Konstantos che come i suoi colleghi ha competenza giuridica per mezza Toscana (in genere i consolati sono presenti nel capoluogo regionale e nei porti): «Siamo vicini anche al mondo del sociale e del volontariato e in questo senso abbiamo favorito un gemellaggio tra la Fratres di Peccioli e l’analoga associazione di Creta. Da luglio da questa isola partirà una fiaccola, che ebbi l’onore di accendere nell’ottobre scorso, che promuove la fraternità del mondo e ci piacerebbe che si fermasse anche a Livorno».

A rappresentare i Paesi Bassi (via Borra, 35) è invece l’avvocata Silvia Traverso che ha ereditato da non molto l’incarico da un altro avvocato Umberto Vincenzini, mentre Giovanni Laviosa rappresenta da trent’anni il Portogallo, consolato che ha sede presso la stessa società di famiglia in via Leonardo da Vinci. Secondo Panessa la rappresentanza lusitana ha luogo in città sin dal 1600 e nel tempo fece propria pure la “rappresentanza generale del commercio per il Brasile in Livorno” visto come quel paese fosse colonia portoghese.

Segretario del Corpo Consolare (che però non rappresenta tutti i consolati livornesi) è il rappresentante del Senegal Andrea Ermini, imprenditore, console ultimo arrivato in città, in Corso Amedeo 61.

Ermini fa il punto su quelle che sono le caratteristiche del console: «La nomina del console è molto complessa e articolata e avviene istituzionalmente con la trasmissione delle “lettere patenti” da parte del Presidente della Repubblica dello stato che vuol essere rappresentato alla Farnesina. I nostri compiti dal punto di vista amministrativo sono essenzialmente quattro: 1) proteggere e prestare assistenza ai cittadini rappresentati; 2) favorire lo sviluppo di relazioni commerciali, culturali e scientifiche tra i due paesi; 3) concedere passaporti, documenti di viaggio e visti; 4) agire come notaio e ufficiale dello stato civile nei confronti dei cittadini rappresentati». Da rilevare come i senegalesi presenti nella nostra città siano circa duemila con quello che ne consegue in termini di lavoro per la rappresentanza diplomatica.

Un altro nome di un’altra dinasty livornese lo troviamo a rappresentare la Spagna ovvero Cesare Fremura e anche in questa caso il consolato ha sede presso la sede del gruppo in Piazza Cavour 12. «Un momento topico della nostra attività – ricorda Fremura – fu l’assistenza ai cittadini spagnoli coinvolti nel naufragio della Concordia».

Ci sono anche Stati oltreoceano ad essere rappresentati in città: è il caso dell’Uruguay per il quale verrebbe spontaneo indicare come artefice della nascita sia stato il movimento macchiaiolo ovvero il sodalizio che all’interno di questa corrente artistica vi fu tra Giovanni Fattori e Domingo Laporte pittore dello stato sudamericano cresciuto artisticamente anche a Livorno che oltre a far sua la tecnica del pittore livornese ne sposò pure la figliastra.

Se nel Museo delle Belle Arti di Montevideo si trovano tra le opere di Laporte un Retrato de Giovanni Fattori, Campina de Livorno e Teatro Etrusco qualcosa vorrà dire…

Ad accompagnarci nella storia del consolato del più lontano Paese rappresentato è Silvio Fancellu, manager nel settore della costruzione di yacht, nel cui studio fanno bella mostra di sé le foto con Pepe Mujica ex presidente uruguayano famoso per esser stato definito “il presidente della repubblica più povero del mondo”, che nel 2015 ricevette la cittadinanza onoraria livornese. «Oltre ad occuparci dell’assistenza dei cittadini uruguayani cerchiamo pure di sviluppare forme di cooperazione internazionale nel campo sanitario e commerciale – racconta Fancellu –. Ad esempio abbiamo avuto un ruolo importante nella commessa per la fornitura di 200 carri ferroviari che dalla costa potranno portare cellulosa ed altre materie in un’area di tredici ettari a ridosso del porto della capitale».

Per il suo impegno Fancellu ha ricevuto dalle mani di un altro presidente, Jorge Battle Ibáñez, la “Medaglia della Republica Oriental del Uruguay”.

Pier Paolo Pasolini (ricordato di recente per il centenario della nascita) scriveva che a Livorno sarebbe piaciuto vivere per “...i marinai felici... per l’acutezza ebraica... per le buone maniere toscane... la spensieratezza americanizzante... per l’aria di festa come nel meridione”. Il nostro meraviglioso cacciucco di genti.

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di Redazione web