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Il Maggio del Risorgimento: tre giornate di canzoni con il “Garibaldi d’assalto”
LIVORNO. Un mese di maggio dedicato al Risorgimento a Livorno. Tre iniziative che vedono protagonista il Coro Garibaldi d’Assalto, diretto dall’infaticabile Pardo Fornaciari. «Il coro – dice l’assessore alla cultura Simone Lenzi – ha due meriti importanti: il primo è quello di far conoscere una tradizione straordinaria; il secondo è fare un lavoro di scavo, proprio su questa tradizione dei canti risorgimentali. Una miniera che ancora deve essere conosciuta scoperta e divulgata».
«Quest’anno – spiega Fornaciari – ricorre il nostro decennale. Cantiamo canzoni sociali e ci chiamiamo così in ricordo i partigiani delle Brigate Garibaldi d’assalto, la terza, Oberdan Chiesa, e la ventitresima, Guido Boscaglia, composte in gran numero da livornesi». La prima uscita in programma è fissata per lunedì 9 maggio, all’ex Aurora (ore 19): canzoni ritrovate del Diario Livornese di Pietro Martini. «Questi canti – prosegue il direttore – li abbiamo decriptati e ricostruiti perché Martini non conosceva la musica, non poteva trascriverla. E allora abbiamo sviluppato un metodo di ricostruzione filologica del testo musicale, oltre che di quello poetico, e abbiamo realizzato il tutto. Li cantiamo uno dopo l’altro. Una serata in ricordo dei nostri, quelli della difesa di Livorno del 10/11 maggio 1849». C’è anche qualche chicca. «Si parla di una certa madame Toilette che non è altro che Marie Antoniette, la regina di Francia decapitata: laggiù aveva perso la testa, a Livorno la reputazione».
Domenica 15 al Parco Gattai (Via San Carlo, ore 18) è prevista una cantata omaggio a Oreste Gattai. Livornese, portabandiera dei Mille, tra i primi ad essere ucciso allo sbarco di Calatafimi nel 1860. Ultimo appuntamento, giovedì 26 maggio, sul prato di Piazza del Pamiglione (ore 18), per ricordare Francesco Chiusa, combattente, che prese parte all’attentato contro il traditore Luigi Fabbri, proclamato gonfaloniere. Poco tempo dopo, al termine di una rissa d’osteria, Chiusa fu accusato di aver ucciso un soldato croato. In realtà era innocente e il colpevole fu rintracciato successivamente. Condannato a morte dal governo austrolorenese, la sentenza venne eseguita alla torre del Magnale. «In tutta Livorno - chiude Fornaciari - non si trovò un boia, e venne fucilato. Ma prima di morire arringò i presenti invocando la vendetta popolare».
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