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Antignano in soccorso degli ultimi: ecco la ronda della carità - Foto
Livorno: i volontari, ogni venerdì, donano ogni genere di conforno ai poveri. Fermate alla stazione, in via Masi e in centro
LIVORNO. Il sorriso di quei bambini, costretti dalla povertà a vivere in una roulotte, non lo dimenticheranno mai: «Ehi vuoi un po’ di succo di frutta. Guarda, lui è il cameriere, ora te lo porta». E tante risate. Il cuore della Misericordia di Antignano, ogni venerdì sera, batte per gli ultimi. Per le persone che non hanno niente e che anche a Livorno vivono alla giornata. Con sistemazioni di fortuna. Dormendo su un mezzo a quattro ruote, in un cantiere o sotto i ponti.
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Per loro, la confraternita di via Mondolfi, organizza una ronda settimanale per sfamarli e donargli tutto ciò di cui possono aver bisogno: tè, caffè, latte, fette biscottate, maglioni, coperte, succhi di frutta, barattoli di fagioli o merendine. «E se un giorno ci chiedono qualcosa di specifico - spiegano i volontari - la settimana dopo glielo portiamo».Il viaggio dei confratelli, ogni venerdì sera, parte da Antignano. Vicino alla stazione ferroviaria, in un terreno, vive un senzatetto. L’unico suo riparo una pensilina. Allietata dalla generosità dell’associazione guidata dal governatore Stefano Del Vivo, che insieme alla Caritas e ad altre realtà del terzo settore lo aiuta per migliorargli la vita. Nel viaggio nella povertà della città, stasera, ci sono Giuseppe D’Addio, Daniela Baiocchi, Antonio Guida, Giordano Gennari e Gianluca Lenzi.
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Sull’ambulanza per le maxi-emergenza di Antignano sanno benissimo dove andare. E dopo la stazione ferroviaria della zona sud proseguono verso quella principale di Livorno centrale, lato piazza Dante, e successivamente nel parcheggio retrostante di via Masi. Poi nel maxi-posteggio di viale della Libertà, dove svariate persone vivono su camper e roulotte, e in centro: fra via Grande e piazza della Repubblica. È qui che abitano le persone più disperate della città, quelle più bisognose di aiuto. Che i volontari sfamano con cibo, bevande e coperte. Autotassandosi, visto che tutto ciò che hanno a bordo è frutto del loro sacrificio e della loro generosità. Con un unico obiettivo: aiutare le persone meno fortunate. Chi non può permettersi un tetto sopra la testa o un pasto caldo quotidiano.In stazione l’ambulanza parcheggia vicino ai taxi. Accorrono numerosi: c’è Karim, trentottenne marocchino, che dorme dove trova posto.
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Poi un sessantenne tunisino che è «a Livorno da 35 anni, eppure nessuno mi aiuta. Non ho mai commesso un reato, dovrebbero darmi la cittadinanza e appena sgarro, eventualmente, rimandarmi in Africa. Non ho mai creato problemi, voglio lavorare, ma in queste condizioni chi mi assume?», racconta. Dice di aver conosciuto, nel corso del tempo, l’ex responsabile della Caritas suor Raffaella Spiezio e l’assessore alla casa Andrea Raspanti. «Sanno chi sono, di me si fidano. Sono una persona perbene». Per dormire trova riparo in un cantiere dello scalo ferroviario, vicino alle Poste: «Il responsabile mi consente di riposare lì, è una brava persona - prosegue - quindi riesco quantomeno ad avere un tetto. Sia benedetto».Il viaggio prosegue poi verso via degli Acquedotti e Porta a Terra. Destinazione via Masi, il parcheggio retrostante la stazione. Qui, nel suo camper, abita Rachele. Simpaticissima, amante del verde visto che accanto al mezzo a quattro ruote ha ricavato un vero e proprio orto, i volontari la aiutano con quel che possono.
Cibo, coperte: «Una volta ci ha invitato anche a cena», racconta Baiocchi. «Rispetto a un anno fa - racconta Lenzi - ci saranno un decimo delle persone per strada». Una buona notizia? «Non è detto, bisogna capire dove siano - prosegue Antonio Guida - perché potrebbero essersi spostati nei Comuni limitrofi». In viale della Libertà, sui camper e le roulotte, ci sono sempre le stesse persone. Almeno negli ultimi mesi, infatti, non c’è mai stato ricambio. Un ragazzo sudamericano ospita a bordo una trentottenne livornese, che le fa compagnia mentre la moglie da 15 giorni è ricoverata in ospedale: «Io avrei una stanza - racconta la donna - a casa di mio padre. Quanto torno spero di ritrovarla...». I volontari, anche a loro, donano bevande e cibo. «Vengono qui per noi - dice il ragazzo - sono degli angeli». Sì, sono degli angeli. Persone che donano il loro tempo libero per gli ultimi. Per le persone che non possono permettersi neanche un pasto caldo.
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