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Livorno

la denuncia 

«A Livorno per le cassiere è vietato bere». Usb attacca l’Esselunga, l'azienda replica

«A Livorno per le cassiere è vietato bere». Usb attacca l’Esselunga, l'azienda replica

Ma l’azienda replica: «Possono alzarsi in qualunque momento per ogni esigenza e in casi particolari possono tenere anche la bottiglia dell’acqua in postazione»

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LIVORNO. «All’Esselunga di Livorno è vietato tenere una bottiglia d’acqua in cassa, considerata un “oggetto personale” e per poter semplicemente bere bisogna seguire una procedura particolare chiedendo prima il permesso. Tradotto? Non è possibile bere». La denuncia arriva dal sindacato Usb Commercio. Ma l’azienda – contattata dal Tirreno – smentisce e parla di denuncia pretestuosa, gravemente lesiva dell’immagine di Esselunga e si riserva di tutelarsi nelle sedi di competenza.

L’ACCUSA

Racconta Giovanni Ceraolo, della Usb: «Dovrebbe essere una cosa normale e scontata poter prendere una sorsata d’acqua durante il turno di lavoro magari in un momento di calma dopo qualche ora in cassa con caldo e mascherina. O semplicemente sgranchirsi le gambe. Ma all’Esselunga di viale Alfieri non è così».

Ceraolo parla di un’organizzazione in cui «bisogna aspettare le rare pause, recarsi a prendere la propria bottiglia d’acqua e sostare in un luogo predefinito “consumando” la propria pausa per poter soddisfare il primo bisogno fisiologico di cui l’uomo e la donna necessitano. Va da sé che in momenti di emergenza, magari con parecchia gente in fila alla cassa, si decida di resistere e aspettare».

L’Usb ha raccolto la segnalazione di una lavoratrice, a cui tra l’altro non è stato poi rinnovato il contratto, «che ha subito - ad avviso del sindacato – un trattamento assolutamente lesivo della propria dignità. Comportamento che ha avuto anche delle conseguenze».

«La cassiera in questione – racconta Ceraolo – nell’ottobre scorso, aveva chiesto al proprio superiore di poter bere durante il turno di lavoro a causa di un problema di salute. Insieme alla richiesta aveva anche comunicato la propria disponibilità a produrre un certificato in quanto il proprio medico aveva prescritto una cura specifica. Stiamo parlando di una banale cistite ma che, unitamente a lunghi turni di lavoro senza poter bere rischia poi di aggravarsi. Purtroppo così è successo. La lavoratrice, dopo qualche giorno senza poter bere con frequenza, ha subito un ricovero in ospedale per una infiammazione acuta ai reni. Proprio in queste settimane – continua il sindacalista – anche lei è purtroppo finita nella “lista nera” di chi non ha ricevuto il rinnovo del contratto dopo un anno di lavoro. Insieme a lei anche altri. L’azienda non ha, in realtà, motivato questa decisione in maniera precisa e in questo caso i dubbi e le perplessità sono molte. Non vorremmo che quanto successo sia stato utilizzato, oltretutto, per giustificare il mancato rinnovo».

LA REPLICA

«Esselunga è attenta ai propri dipendenti – replica l’azienda in una nota –. Sulla base delle disposizioni aziendali pur essendo previsto a tutela del servizio alla clientela che il personale non consumi generi alimentari durante le attività di cassa, l’azienda prevede che ogni qualvolta il collaboratore ne abbia necessità, può richiedere di interrompere il servizio (senza che sia tenuto a timbrare alcuna pausa e senza interruzione della retribuzione): avvisando il proprio responsabile - per non recare disagio ai clienti - i collaboratori possono assentarsi per ogni esigenza fisiologica personale. Nei casi di particolari esigenze l’azienda, inoltre, prevede accortezze specifiche a favore del dipendente così che possa, ad esempio, bere anche nella postazione di cassa».


 

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