Gioco
Livorno, il "caso Orsini" fa litigare il consiglio comunale. Le opposizioni: «Censura». La replica: «Nessun bavaglio»
E mentre le forze politiche discutevano il prof, legato a Livorno, era al moletto di San Jacopo
LIVORNIO. Per raccontare questa storia non partiamo dal Goldoni, che ha detto no alla lezione-spettacolo sull’Ucraina di uno dei prof più discussi del momento. E non partiamo neppure dal consiglio comunale, dove a un certo punto, nella mattina di venerdì 29 aprile, le tensioni sono salite così tanto che il presidente è stato costretto a sospendere il dibattito. Partiamo invece dal moletto di San Jacopo, la striscia davanti alla Baracchina Bianca: perché, ironia della sorte, mentre le forze politiche si litigavano in municipio sul palco negato ad Alessandro Orsini, lo stesso Orsini era sul lungomare, con i piedi sulla striscia, con la famiglia. In parecchi lo hanno notato, qualcuno gli ha chiesto un selfie e cosa ci facesse in città, lui – hanno poi raccontato – ha spiegato che la moglie è di Livorno. Aggiungendo, a chi glielo ha chiesto, di non avere intenzione di arrendersi alla “bocciatura” dello spettacolo, che infatti andrà comunque in scena il 23 maggio alle 21: non al Goldoni ma al teatro 4 Mori. La Seif – la società che organizza lo spettacolo e che edita Il Fatto Quotidiano, che ha raccontato il no del Goldoni – ha noleggiato i 600 posti per il monologo “Ucraina – Tutto quello che non ci dicono”.
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Alla serata manca ancora poco meno di un mese, ma l’antipasto in consiglio la dice già lunga sul clima che si respira. La polemica è stata durissima. L’ha sollevata il gruppo del M5S, con Lucia Grassi e Stella Sorgente che hanno chiesto conto a sindaco e assessore alla cultura di una «operazione di censura da condannare». «Il teatro in passato ha dato spazio a molti eventi politici – dice Grassi – si dà la colpa a un regolamento fatto da Nogarin, ma di recente in Goldonetta c’è stata la Lega e al Goldoni il ministro Andrea Orlando», per l’evento sui cento anni del Pci. «Orsini – aggiunge Sorgente (che poi nel pomeriggio lo incontrerà in centro) – non è un politico, è un prof universitario che ha proposto uno spettacolo teatrale. Avete fatto fare una figuraccia alla città». Di «atteggiamento di censura insensato e grave» parla anche Aurora Trotta (Pap). «Il teatro dovrebbe favorire il confronto», aggiunge Valentina Barale (Bl). «In questa città non si censurano esponenti di sinistra, ma si va a censurare un professore», si infuoca Andrea Romiti (Fdi), che ha appena finito di criticare la mancata presa di distanza del sindaco dalle bandiere delle repubbliche separatiste del Donbass di Lenny Bottai. «Non gli si è dato la parola perché avrebbe parlato contro la Nato», dice la sua Carlo Ghiozzi (Lega). Insomma, dalle opposizioni si fa al tiro al bersaglio, mentre Paolo Fenzi (Pd) mette in chiaro: «Lo scopro anch’io oggi, da parte del Pd non c’è stata alcuna censura. Resta il fatto che si usa questo manicheismo strisciante per cui da una parte c’è il bene, Orsini, e dall’altra c’è il male, il Pd....».
È qui che prende la parola Simone Lenzi, che subito dice che «per religione non leggo il Fatto e la Verità», scatenando il primo vocio in sala. Poi spiega di essere stato chiamato il giorno prima da un «giornalista-impresario», scatenando il secondo vocio. Infine: «Ho saputo della cancellazione dello spettacolo dopo che era stata decisa, come è giusto che sia. C’è una direzione che ha la sua autonomia e decide cosa fare in teatro. Capisco che per il giornalista-impresario sia a un po’ difficile pensare che la politica non gestisca tutto». Pietro Panciatici (Bl) grida: «Vergogna, si deve portare rispetto alla stampa». «Non si trattava di un pubblico dibattito – riprende Lenzi – ma di uno spettacolo a pagamento, su questo i direttori del Goldoni hanno fatto una scelta in linea con il regolamento. Poi a titolo personale dico che Orsini è un propagandista di Putin e che io a quello spettacolo non ci sarei andato. Posso dirlo?».
Prende la parola Luca Salvetti: «L’agenzia aveva richiesto la disponibilità del teatro per un evento non precisando il contenuto e il Goldoni aveva detto sì perché quel giorno il teatro era libero. Il Fatto spa il 26 aprile con una mail ha fornito il contenuto, che poi non è uno spettacolo e nemmeno un confronto, ma un giornalista che si prende un teatro per fare un monologo. Questo non mi fa né caldo né freddo, fatto sta che il Goldoni ha un regolamento preciso che dice che non può essere dato in concessione per dibattere temi di politica. Questa scelta fu adottata da Nogarin nel 2017». E la clausola «è stata da noi adottata anche per l’anniversario del Pci, visto che alcune forze avevano chiesto il teatro per convegni e non lo hanno avuto».
Sorgente non si tiene: «Non sa dire altro che è colpa di Nogarin!». Salvetti riprende: «Orsini è sin da ora invitato a esprimere le sue idee nella nostra città in una location, anche pubblica. Ma è paradossale che prima la destra si scagli contro di me perché accusato di difendere i filo-Putin con le bandiere del Donbass e poi venga accusato di non aver fatto parlare uno che è filorusso!». Panciatici fuori onda grida: «Non è filo russo, fa un’ analisi di politica internazionale...». In consiglio è tutto un gran caos: il presidente Pietro Caruso tira fuori il cartellino e sospende il dibattito.
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