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Arrestato per tentato femminicidio a Livorno: analisi sul “gps” sequestrato all'ingegnere della Leccia
Livorno: il ricevitore trovato dagli agenti era acceso e con la sim inserita, ma si trovava nell’abitazione del trentaduenne con computer e cellulari
LIVORNO. Dovranno essere analizzati dagli inquirenti il “gps tracker”, i cellulari e i computer sequestrati a casa dell’ingegnere Alessio Melita, il trentaduenne arrestato domenica 24 aprile dalle volanti della polizia di Stato per il reato di tentato omicidio per aver accoltellato la ragazza della quale si era invaghito.
Gli agenti della questura ritengono che il ricevitore della posizione geografica sia stato utilizzato «verosimilmente per conoscere tutti gli spostamenti dell’auto della vittima» – si legge in una nota di via Fiume – ma il dispositivo, dopo la perquisizione, è stato trovato nella casa popolare di via Guadalajara, alla Leccia, dove Melita abita da solo. Acceso, con una scheda sim inserita per trasmettere i dati via Internet, difficilmente quella notte può averlo utilizzato per seguire l’auto della ragazza, visto che appunto è stato rinvenuto lì e dopo l’aggressione, l’ingegnere aerospaziale, non è tornato dove risiede, ma si è precipitato per costituirsi a casa del fratello, in via Ernesto Rossi. In ogni caso, la ventinovenne livornese ferita, agli inquirenti coordinati dal pm Pietro Peruzzi ha raccontato di non capacitarsi di come Melita avrebbe fatto, anche in passato, a sapere sempre dove si trovasse. Lo ha ripetuto più volte agli agenti, che infatti hanno perquisito l’appartamento popolare di via Guadalajara alla ricerca di elementi utili alle indagini.
In ogni caso, la procura, dovrà analizzare nel dettaglio gli apparecchi informatici sequestrati, fra cui anche due cellulari, due macchine fotografiche digitali, una videocamera, tre computer e cinque rullini fotografici chiuse in altrettante custodie.
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