Il Tirreno

Livorno

Addio Meschinelli, colonna del volley: per 35 anni è stato al timone della Labronica

Giulio Corsi
La vittima
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La vittima

Livorno, aveva voluto che il quartier generale della società fosse in Corea: «Credeva nel valore sociale dello sport e faceva giocare anche le famiglie che non potevano pagare»

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LIVORNO. La pallavolo livornese piange Riccardo Meschinelli, colonna del movimento, fondatore della Labronica – di cui è stato presidente per tre decenni e mezzo –, innamorato del volley, convinto sostenitore del valore sociale dello sport.

Aveva 78 anni. Perito industriale, aveva lavorato da libero professionista. Lascia la moglie e due figli, Nicola, ex consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, e Monica. I funerali si svolgeranno oggi alle 15 nella chiesa dei Salesiani.

Fino a tre anni Meschinelli aveva guidato la società di via La Pira che era stata la sua vita, prima di lasciare il testimone al suo vice Mario Di Maio, che oggi, con gli altri dirigenti, gli allenatori, le ragazze che in questi anni hanno fatto i primi palleggi con la maglia bianconera delle Pantere, sono in lutto. «Riccardo era un buono, è un dramma per tutti quelli che l’hanno conosciuto e hanno condiviso con lui una parte del loro percorso – racconta Di Maio -, sono stato al suo fianco a fianco più di trent’anni, mi sembra impossibile…».

Nel 1984 Meschinelli aveva fondato la Labronica. «Io arrivai due anni dopo – ricorda Di Maio -. Riccardo aveva voluto che il quartier generale della società fosse in Corea. Credeva profondamente nello sport come luogo di crescita umana e sociale dei ragazzi». Da allora la palestra delle scuole medie Pistelli, tra via Provinciale Pisana e il villaggio di Don Nesi divenne la sede delle Pantere.

Proprio per favorire l’inserimento di tanti bambini, Meschinelli decise di adottare una politica di prezzi molto bassa che poi ha mantenuto negli anni. «Ha sempre voluto che le quote fossero alla portata di ogni famiglia, voleva che prima di tutto le porte fossero aperte ai ragazzi del quartiere, oltreché naturalmente a tutti i bambini di Livorno – continua nel suo racconto Di Maio –. C’è un episodio che mi piace raccontare e che spiega bene chi era Riccardo Meschinelli. Accadde sette, forse otto anni fa. Era un pomeriggio e arrivò una mamma con la figlia piccola, vennero a guardare l’allenamento delle bambine. La figlia iniziò a piangere, voleva giocare con loro. Dicemmo alla mamma che poteva iscriverla, ma lei ci disse che non aveva soldi. Allora Riccardo prese per mano la bambina, la portò in campo, la fece stare con le altre. Poi tornò dalla mamma e le disse: “Sua figlia giocherà a pallavolo, le daremo noi il materiale e lei non dovrà pagarci niente. Non lo racconti in giro”. Non fu l’unico episodio di questo tipo. Riccardo era questo, non il burbero che poteva sembrare a molti, ma un uomo dal cuore buono».

Dal 1984 la Labronica è cresciuta molto. «Siamo arrivati a contare un centinaio di bambine e bambini iscritti, e un’altra cinquantina facevano pallavolo con noi ai Salesiani, dove davamo le prime basi», continua Di Maio. Negli anni la società – che da poco tempo è entrata nell’orbita del Borgorosso di Massimiliano Carpina, marito di Erika Perullo, recentemente scomparsa e anche lei bandiera del volley livornese – ha toccato anche la serie C. «Anche Erika era cresciuta con noi», ricorda Di Maio.

Proprio le due società ieri hanno espresso le proprie condoglianze alla famiglia Meschinelli per la perdita di «un collega e amico di molti di noi, che ha vissuto tanti anni all’interno della nostra palestra. Una grande passione che lo ha portato a farsi in quattro per le sue ragazze, a contribuire alla creazione di un ambiente sportivo sano e a veder crescere generazioni di atlete, di allenatori e allenatrici».



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