Gioco
Trasferita ad altra mansione, la maestra: «Mi sento bullizzata e a rimetterci sono gli studenti»
L'insegnante non ha completato il ciclo vaccinale e non può insegnare. Ma ha fatto ricorso: «Ho valori ematici alterati. In base al nuovo decreto Covid dirigenti e Ata sono rientrati col tampone, per me purtroppo un trattamento diverso»
LIVORNO. «Questi bimbi li ho amati fino all’ultimo secondo, e continuo a farlo anche se non rientrerò più. Hanno avuto un trauma, sono depressi, non vogliono andare a scuola, lo dicono i genitori. Voglio loro tanto bene. È una vergogna quello che sta succedendo». Monica Benvenuti, la maestra della scuola elementare Campana (istituto comprensivo Micheli-Bolognesi) è distrutta dal dolore e da una serie di circostanze che le hanno in poche settimane stravolto la vita. Circostanze che l’altro ieri sono sfociate in striscioni fatti da alcuni genitori, appesi davanti alla scuola di via Stenone con la scritta «Rivogliamo la nostra maestra Monica».
I primi sintomi del suo problema gli avrebbero impedito di poter completare il ciclo vaccinale. Da qui è entrata in un percorso che sembra tratto da un racconto di Kafka. Ecco la sua verità. «Il 28 marzo dovevo rientrare a lavoro. La dirigente che mi consegna la sospensione per non aver assolto all’obbligo vaccinale. Io le faccio presente il problema di salute, e che col “Decreto riaperture” le sospensioni non sono più previste. Lei non vuole sentire ragioni. Decido di chiamare le forze dell’ordine. Avviso la scuola. Vengo convocata e mi viene revocata la sospensione». Ma Benvenuti non può entrare in classe e viene, dopo alcune peripezie, spostata su un’altra mansione. Dall’aula con i suoi bimbi, a una stanza.
«Qui la dirigente mi dice che mi avrebbe fatto lavorare 36 ore. Mi consegna la chiusura dell’accertamento dell’obbligo vaccinale, iniziata con una legge abrogata e la chiude con la nuova. Che invece prevede il riavvio dell’accertamento. Vado dall’avvocato che le scrive, le manda un‘intimazione a riavviare il procedimento, dato che nel frattempo avrei dovuto effettuare le prime analisi che poi sono risultate sballate». Siamo al 31 marzo. «La pec parte alle 17.33 alle 19 arriva il demansionamento». Nel frattempo arrivano i primi risultati delle analisi. «Il medico mi fa una richiesta di visita urgente per un ematologo. E mi dice: “qualsiasi cosa emerga da queste analisi non venga da me, perché io non le farò nulla”. A me bastava un differimento per terminare gli accertamenti e avrei concluso l'anno».
Siamo a oggi. «Lavoro 36 ore, in una stanza. Bullizzata dallo Stato, sto facendo insieme a una collega un documento per la scuola sul cyberbullismo e bullismo». Le azioni di bambini e genitori «mi hanno dato tanto piacere e tanto dolore nello stesso tempo. Provo la completa devastazione verso i miei bimbi che ho portato in quinta». C’è anche una procedura di ricorso al giudice. «Gli Ata e i dirigenti scolastici sono rientrati tutti solo col tampone. Gli Ata lavano i bambini, li portano al bagno, danno loro la carta, i dirigenti sono a contatto con docenti, genitori, bambini. Perché questo divario tra lavoratori dello stesso comparto? Io non sono un'appestata».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
