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Il direttore sportivo del Figline: «Livorno nel mio cuore. Il sogno più grande? Salire insieme in D»

Sandro Canu
Il direttore sportivo del Figline: «Livorno nel mio cuore. Il sogno più grande? Salire insieme in D»

Intervista a Emiliano Frediani, labronico doc delle Sorgenti cresciuto tra calcio e gabbione ai Fiume

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LIVORNO. «Domenica sarà come tornare bambino. Da quest'estate mi sono sognato spesso di arrivare in finale con il Livorno e di poter festeggiare insieme la promozione». Testo di Emiliano Frediani ds del Figline, ma livornese doc delle Sorgenti, dove tuttora vivono babbo Claudio e mamma Franca, l'estate sui bagni Fiume tra un tuffo in mare e il gabbione.Calcisticamente è nato nell'Atl e poi nel Pontino San Marco e Marinese prima di approdare alla Cremonese e cominciare il girovagare che lo ha portato a segnare da seconda punta mancina 246 gol in carriera. «Ho vissuto la mia giovinezza tifando amaranto. Il triste ricordo di Perugia nello spareggio con la Cremonese dove eravamo tantissimi tifosi, le diverse trasferte».Di colpo le parole diventano musica e poesia, «il cuore è amaranto, anche per uno come me che ormai da tantissimi anni vive lontano dalla città. Mi aspetto una bella cornice di pubblico perché per noi livornesi l'amore per la squadra non ha categoria che sia serie A o Eccellenza. I tifosi sono dei numeri uno».

Lei però è legato molto anche a Figline...
«Ci sono arrivato da giocatore insieme a mister Semplici, un fratello maggiore per me, da Sangimgnano nel 2005. Annate fantastiche con la scalata dall'Eccellenza alla C1 in quattro anni. Ho deciso di restare e di non seguire ad Arezzo il mister, anche perché avevo trovato l'amore, Giulia, che poi è diventata mia moglie con cui vivo insieme a due figli, una di 8 anni e l'altro di 5, e dove lavoro la mattina come maestro di scuola d'infanzia».

L'esperienza dietro la scrivania da ds, poi l'uscita dalla società per tornarci quest'anno.
«Non potevo dire di no a dei nuovi soci e poi è un club che mi ha dato tanto e che sento il dovere di ripagare».

Domenica torna a Livorno da avversario cosa si aspetta?
«Giochiamo contro una squadra fortissima in tutti i reparti. Qualità ed esperienza non difettano e poi con l'arrivo di Angelini, anche se Buglio ha fatto bene, c'è stato un cambio notevole di passo con la crescita sul piano del gioco. Penso che in questo mini campionato, anche se il sorteggio ci ha voltato le spalle visto che non giocheremo l'ultima partita, regni l'equilibrio ma il Livorno lo può rompere avendo giocatori in grado di essere decisivi con i loro colpi di classe. Una difesa fortissima, un centrocampo che con Luci ha compiuto un bel salto di qualità sul piano di gestione e tecnico, e tante delle bocche da fuoco in attacco».

Verrete a Livorno per difendervi...
«Non rientra nella nostra mentalità e nella filosofia di mister Becattini. Cerchiamo sempre di essere propositivi, provando a giocare senza snaturarci. Con che modulo? Decisione che spetta all'allenatore, posso dire che siamo una squadra poliedrica con una rosa che ci permette di cambiare sistema di gioco.Noi ci giochiamo molto perché il mercoledì successivo dovremo affrontare il Tau».

Il terzo incomodo...
«Undici solido, ben organizzato e ben guidato in panchina da Cristiani. Nel girone di ritorno ha avuto un po' il braccino corto, ma ha dovuto fare i conti con degli infortuni gravi come Carcani e Fedi».

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