Gioco
Decolla la nuova mostra del Museo della Città, Grubicy sotto i riflettori
Oggi, venerdì 8, il via alle 18, è visitabile al polo culturale dei Bottini dell’Olio fino al 10 luglio. Una finestra importante per capire la svolta fra Ottocento e Novecento
LIVORNO. «In questa mostra si racconta la biografia di un personaggio che non è solo un pittore, ma anche mercante d’arte, critico, letterato, amico di letterati e di musicisti. Ed è legato a Livorno da un filo molto stretto, attraverso un grande pittore livornese, Benvenuto Benvenuti, seguace di Grubicy, quasi da diventarne una sorta di figlio adottivo: ne raccoglie l’attività pittorica, ma anche l’eredità materiale essendo nominato suo erede universale». Parte da qui Sergio Rebora, curatore insieme ad Aurora Scotti, per sintetizzare lo spessore della mostra su Vittore Grubicy De Dragon, che debutta oggi (ore 18) al Museo della Città e andrà avanti fino al 10 luglio.
«Una mostra che dentro questo luogo calza a pennello», dice il sindaco Luca Salvetti: «È un percorso cominciato con Modigliani e andato avanti fino all’attuale atteso passaggio. Mi riempie di orgoglio il fatto che i curatori, coloro che hanno allestito le sale, abbiano sottolineato la professionalità della struttura comunale. La mostra ha collegamenti che partendo dall’Europa e arrivano a Livorno, e per una città che desidera essere al centro di un ragionamento che va oltre i confini cittadini e regionali, è perfetta».
Sulla stessa linea l’assessore alla cultura Simone Lenzi. «L’obiettivo è mettere Livorno in relazione col mondo. Tra tutte quelle che abbiamo fatto, questa è forse la mostra più “alta”. E non è fatto scontato che si possa organizzare una cosa del genere in una città delle dimensioni come la nostra: più probabile trovarla in qualche grande capitale europea». Poi rincara: «Apre la finestra importante sulla svolta del secolo, un momento nel quale nuove acquisizioni tecnico scientifiche, sovvertimenti del sistema economico, creano un mutamento di paradigma in Europa: ne deriva una rivoluzione nel campo delle arti».
L’esposizone è promossa da Fondazione Livorno, e realizzata da Fondazione Livorno Arte e Cultura, insieme al Comune di Livorno. «Le opere di Grubicy a Livorno – spiega Olimpia Vaccari, presidente di Fondazione Livorno Arte e Cultura – per via di un doppio passaggio asse ereditario: da lui a Benvenuti e da quest’ultimo ai suoi figli, poi almeno in parte a Fondazione Livorno».
Sono proprio i ritratti di Grubicy ad accogliere il visitatore e ad introdurlo nelle nove ampie sezioni, che, grazie ai materiali inediti degli eredi Benvenuti, consentono di proporre anche una dimensione privata dell’uomo.
«La mostra – dice Scotti – serve a capire il pittore e nel confronto coi pittori che ha appoggiato, coi pittori che ha frequentato negli anni giovanili, e pittori sui quali ha scritto, serve anche a raccontarci qual era la sua posizione peculiare nell’ambito del divisionismo. Interpretato in modo particolare: puntando a comunicare alcuni stati d’animo e suggerire una relazione emozionale col mondo, col paesaggio. Una continua riflessione sulle possibilità che la pittura offre di avere contenuti sempre più complessi. Emozioni appartenenti a Grubicy, ma che tutti noi possiamo aver provato verso un paesaggio in momenti della nostra esperienza».
Un’intera sezione è dedicata al rapporto tra Grubicy e il maestro Arturo Toscanini. I due si conobbero nel 1911, una giornata che il pittore definì “una tra le più deliziose regalatemi dalla mia arte”. I dipinti presentati facevano parte della collezione di Toscanini che in una ventina di anni ne raccolse bel 65. C’è anche un bel libro-catalogo edito da Pacini con firme prestigiose. Info: www.museodellacittàlivorno.it
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
