Toscana
La denuncia della Cgil: «Poste, siamo pochi e sempre a rischio. Personale aggredito per il Green pass»
Il sindacato Sic chiede rinforzi: «A Livorno mancano 24 portalettere e 10 sportellisti»
LIVORNO. «Poste Italiane è un’azienda che produce utili: ha chiuso il 2021 con un miliardo e mezzo di attivo. Sta portando questi soldi all’interno della cassa depositi e prestiti per fare cose importanti, scuole, strade, ospedali e quant’altro. E allora perché non utilizzare il denaro anche per assumere migliaia di precari presenti in graduatoria. Si devono fare assunzioni attraverso le politiche attive. Perché l’organico è carente». Graziano Benedetti (segretario provinciale Sic-Cgil) è chiaro, preciso.
La carenza di personale si ripercuote inevitabilmente sui servizi. E per il sindacato, impegnato da solo in questa battaglia, dato che «gli altri hanno diverse posizioni», la sfida è appena partita. I numeri parlano chiaro e, supportato dalla segretaria organizzativa Tamara Garbuglia, Benedetti li snocciola alla stampa. Per cominciare a Livorno mancano 10 “sportellisti” (dei 125 di tutta la regione) «in base ai dati degli accordi sottoscritti con l’azienda. Basta turn over. Capiamo che il mondo sta cambiando, che è arrivata la digitalizzazione. Ma sappiamo anche che la gente fa le file, aspetta. Ed è un dato stimato a ribasso, per la funzionalità minima degli uffici. 10 lavoratori è una richiesta fattibile. L’azienda invece propone solo tre unità. Inaccettabile».
Complessa la situazione anche per quanto riguarda un’altra figura fondamentale, quella dei portalettere. «A Livorno ne mancano 24, e il numero è destinato a crescere. Per alcuni pezzi di territorio è assente il “titolare” e l’azienda ci piazza precari che cambiano ogni tre mesi. La qualità va chiaramente a peggiorare: nel momento preciso in cui la persona comincia a imparare le cose, viene rimossa dal servizio».
Il segretario sottolinea il gran numero di precari in attesa di impiego. «La nostra battaglia e quella di farli assumere. Le politiche attive di Poste prevedono migliaia di precari in graduatoria con punteggio, che aspirano di venire a lavorare a Livorno. Le cose sarebbero semplici per un’azienda che da 16 anni produce utili». La percentuale di precari su Livorno, leggendo i dati dello studio, è molto elevata: il 21,6 %. «Ogni 10 lavoratori due sono precari e questo significa instabilità e peggioramento a lungo andare; inoltre possiamo parlare di sfruttamento perché queste persone non hanno orario, non riscuotono straordinari, che fanno abitualmente. Se si volesse fare un parallelo vengono trattati come i rider. Lavori di più e guadagni uguale. Una sorta di ricatto». Scorrendo le cifre salta all’occhio un altro numero assai rilevante a Livorno e provincia: nel 2010 l’organico stabile era di 758 unità. Nel 2021 era sceso a 536, con una diminuzione applicati pari a 222. «Dati significativi, se consideriamo le nostre richieste».
Un altro tema caldo è quello delle aggressioni al personale subite nel periodo di obbligatorietà di mascherina e Green pass. «Ci sono state provocazioni importantissime – prosegue Benedetti – penso agli uffici Livorno 3 e Livorno Centro, dove è intervenuta addirittura la polizia, a causa dei No Vax organizzati che hanno danneggiato i mobili interni ed è volato anche un cazzotto verso una sportelliera fatale per un parapetto. La grande provocazione è stata entrare negli uffici senza mascherina e rimanerci fino all’arrivo della polizia. Per non parlare delle offese al personale». Personale capro espiatorio incolpevole. «Il servizio è sempre stato erogato, nonostante che all’inizio si sia lavorato, persino senza protezioni, e non si è tenuto conto di questi sacrifici. Non si è tollerato un obbligo di legge che i dipendenti avevano il dovere di rispettare. Poste italiane in tempi di pandemia sono state un servizio pubblico fondamentale». Dal 14 marzo è in atto uno sciopero delle prestazioni aggiuntive (per sportellisti che chiudono all’ora stabilita senza eccezioni, e per portalettere che non fanno straordinari), e andrà avanti fino al 13 aprile. «La nostra intenzione - conclude Benedetti- è di fare una giornata di sciopero totale. Siamo a conoscenza dei disagi, ma a questo punto è necessario».
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