Gioco
Pietro Grassi il giovane liceale alle Olimpiadi della Matematica
È l’unico livornese tra i 300 studenti italiani arrivati in finale. «Ho sempre avuto tutti 10 in questa materia, ecco come»
LIVORNO. Tutti dieci in matematica ha sempre avuto. Da quando andava alle elementari. E oggi che di anni ne ha 18 ed è all’ultimo anno del liceo scientifico Enriques, il giovane Archimede Pietro Grassi mette a segno un altro successo: è l’unico livornese a rappresentare la città e la sua provincia, tra i trecento talenti italiani arrivati alle finali delle Olimpiadi della Matematica.
«Faccio gare di matematica da quando ero in terza media, sono stato 5 volte finalista nazionale ai Giochi di matematica alla Bocconi ma devo dire che non ero mai arrivato in finale alle Olimpiadi della Matematica e sono molto contento di questa grande opportunità che mi farà conoscere persone da tutta Italia che hanno la mia stessa passione», racconta lui che, insieme ad altri compagni nel 2019 è stato uno dei leader delle manifestazioni studentesche livornesi per reclamare aule sicure e rispetto delle promesse da parte delle istituzioni. Grassi sogna di centrare anche quest’ultimo successo per ritrovare il suo nome scritto nell’albo delle eccellenze nazionali.
È una gara che si divide in tre fasi e Grassi è arrivato all’ultima che si terrà tra il 5 e l’8 maggio a Cesenatico. Scelte multiple, domande di tipo logico matematico, problemi di “matematica olimpionica” come si dice in gergo: Grassi è un genio. Ma come nasce questa sua passione?
«Fin da bambino sono stato abituato da mio padre ad avere un approccio alternativo alla matematica, molto applicativo e pratico, nel senso che mi invogliava ad andare al di là delle quattro operazione. Anche a scuola fare matematica mi è sempre venuto molto naturale». Grassi fa alcuni esempi: «La mia è una matematica di ragionamento che mi permette, per esempio, di pensare con facilità a come ottimizzare le spese all’interno di una vacanza e nella vita quotidiana è una forma mentale che mi aiuta dal punto di vista organizzativo».
Niente formule e teoremi per lui che basa tutti i suoi dieci in matematica sull’intuizione. «Non è una materia che mi annoia perché negli anni progredisci sempre e impari cose nuove». Tanta è la sua passione che, insieme ad un compagno genietto come lui, lo scorso anno quando erano ancora in quarta liceo, studiarono tutto il programma della quinta.
«Anche nell’attività culturale del Collettivo Act di cui faccio parte questo approccio schematico mi aiuta molto», chiude.
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