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I Furminanti, gli "Amici Miei" livornesi della musica e i loro 30 anni di carriera

Dario Serpan
I Furminanti, gli "Amici Miei" livornesi della musica e i loro 30 anni di carriera

La band livornese si racconta al Tirreno tra aneddoti e storia: ecco perché abbiamo scelto questo nome

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LIVORNO. Il Conte, il Capo e Claud Bartel. Tre sagome di ragazzi che nel 1992 si conoscono al The Cave, un vecchio club underground nel centro di Livorno che per tutti era la Cava, e tra una strimpellata e l’altra decidono di mettere su un gruppo a base di cover di gruppi di fama internazionale e grandi cantautori italiani.

Il nome? I Furminanti. Perché? «Ci avevamo quelle pistole giocattolo con i fulminanti - spiega Claud Bartel – e così scegliemmo quel nome». Quasi per gioco, ma poi la cosa s’è fatta seria perché la band è cresciuta fino a diventare un pezzo di storia che quest’anno celebra i 30 anni da quel fatidico incontro. Un compleanno speciale festeggiato nei giorni scorsi al locale  Megik Cult Livorno, sugli Scali delle Cantine.

Una festa che ha visto protagonista la formazione oggi composta da Rolando Somigli (il Conte) alla voce, Claudio Bartoli (Claud Bartel) alla chitarra acustica, Jonatha Ciccolini (il Capo) alla chitarra solista, Carlo Cavallini (il Maestro) alla batteria, Sauro Moriconi al sax e Marcello Lelli al basso.

«Abbiamo fatto un concerto rock – dice Claudio Bartoli – in cui abbiamo proposto il meglio del nostro repertorio, che spazia dai brani di Beatles e Rolling Stones, a quelli di Talking Heads, Lucio Battisti, Adriano Celentano, Francesco de Gregori De Gregori e Fabrizio De André». L’attualità, con le vicende legate alla guerra in Ucraina, è stata affrontata mettendo in scaletta brani come “La guerra di Piero” o “Generale”, alternati ad altri più scanzonati o rock’n’roll. Perché i Furminanti hanno un obiettivo chiaro, passare una serata all’insegna soprattutto del buon umore, oltre che della riflessione. In questi due anni di pandemia, anche la band livornese dei Furminanti si è dovuta fermare. Il gruppo con i suoi musicisti che sono una band formato live, che vive di palco e cabaret, perché i loro show sono fatti sì di canzoni, ma anche di battute e interazione con il pubblico.

Ma com’è nato tutto? Sono direttamente loro a raccontarlo al Tirreno .

«Dopo quell’incontro alla Cava nel 1992 – racconta ancora Claudio Bartoli – decidemmo di mettere su un gruppo per il Carnevale successivo, quasi per scherzo. Da lì ci abbiamo preso gusto e non ci siamo più fermati».

Il racconto prosegue. Sempre colorato, di quelli che mettono il buon umore. «Io, Rolando e Jonatha siamo rimasti sempre nella formazione, che in trent’anni ha visto alternarsi tanti altri musicisti. Io ho settant’anni ma come gli altri ho ancora voglia di suonare e divertirmi. Dopo due anni di stop forzato siamo un po’ arrugginiti, ma carichi per ripartire con i live». Sono davvero tanti i palchi calcati dai Furminanti, come le serate memorabili. «Mi ricordo – dice ancora il chitarrista Claud Bartel – un concerto in Capraia nel 2002, alla Sagra del Totano, dove suonammo per ben cinque ore di fila. Oppure quella volta alla Sagra del Vino di Montescudaio nel 1997, altra serata indimenticabile. Abbiamo suonato a tante sagre e feste paesane in Toscana, ma anche alla Terme di Saturnia, come in piazze e locali, pub e matrimoni. Ci siamo divertiti tanto e lo spirito è ancora lo stesso».

La sale prove alle colonie del Calambrone o quelle al Maroccone, i due cd live realizzati tra il 1999 e il 2008, la formazione arrivata fino a un massimo di dieci elementi e i salti generazionali; parecchi bravi musicisti e amici che sono rimasti. Tanto che, aggiunge sempre Claudio Bartoli: «Dopo il concerto al Megik Cult che ringraziamo per l’accoglienza, il 23 aprile in piazza Grande faremo una re-union a cui parteciperanno anche molti di coloro che hanno fatto parte della band in questi 30 anni».

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di Redazione web