Gioco
Quando la democrazia era Proletaria. A Livorno reunion dei “reduci” dopo mezzo secolo
Da Faggi a Gangemi fino a Pardo Fornaciari e Nannetti. «Che battaglie: riuscimmo anche a prendere i soldi dalla Dc...»
LIVORNO. «Eravamo giovani, eravamo avventati,arroganti, stupidi e testardi. Ma avevamo ragione»: il grido della buonanima di Abbie Hoffman, attivista politico statunitense , riecheggia pur silenziosamente tra le volte della Bottega del Caffè dove è stato presentato il libro di Alfio Nicotra “L’Agile Mangusta. Democrazia Proletaria e gli anni 80”, un libro che ricostruisce la storia “del piccolo partito dalle grandi idee” (citazione di Mario Capanna fondatore e primo segretario di Dp) e che prende il titolo da una felice definizione dello stesso Capanna:la mangusta stava a rappresentare proprio Democrazia Proletaria che, grazie ad agilità e immunità dal veleno, avrebbe avuto la possibilità di uccidere il cobra democristiano, cosa che il pachiderma Pci non avrebbe saputo o voluto fare. Un partito che a livello nazionale è sempre stato sotto il due per cento, che ha sempre quindi avuto una sparuta rappresentanza parlamentare, sul filo del quorum, ma che ha annoverato tra le sue file, così per dire, Carlo Cassola, Ludovico Geymonat, Paolo Villaggio.
Presenti in Viale Caprera i superstiti demoproletari livornesi (molti ci hanno lasciato,qualcuno ha cambiato idea) Paolo Gangemi,Daria Faggi, Pardo Fornaciari, Villiam Ferrari, Roberto Nannetti che assieme agli assenti “giustificati” Luca Stellati e Andrea Grillo costituirono la leadership del partito. Recepito il saluto da remoto da parte dell’autore (ai confini con l’Ucraina con una associazione pacifista) la presentazione è stata a carico della giornalista Frida Nacinovich per dare poi la parola a Gangemi che ha ricostruito, grazie a parole, immagini e soprattutto al materiale da lui gelosamente conservato nella storica sede del partito in Via Pieroni, tutta la storia livornese del partito. Una storia di lotte per i temi cari alla sinistra. Per il lavoro, per la pace, per diritti civili ma che a Livorno, grazie sopratutto all’impegno ancora quotidiano di Paolo Gangemi e Daria Faggi con la loro Unione Inquilini Un ricordo particolare per Mauro Giani, che con loro divise queste battaglie. Invitato speciale Valerio Caramassi ultimo segretario del Pci che ha offerto la propria analisi su quei tempi accettando la sfida sulle allegorie animali: «La mangusta pesa cinque chili ovvero diecimila iscritti l’elefante Pci riuscì ad averne anche due milioni e mezzo. E,visto che parliamo di animali – aggiunge Caramassi – ricordiamoci la definizione che Togliatti diede al Pci ovvero “una giraffa” ovvero un partito che in Italia, dal punto di vista zoologico, non avrebbe dovuto vivere,ma che per appunto la sua originalità nell’approccio al socialismo costituiva appunto un animale originale per il nostro paese. Grazie al collo guardava lontano…».
E coi ricordi c’è spazio pure per il sorriso. «Ad esempio quando -ricorda Gangemi – organizzammo la festa di Dp alla Fortezza Nuova utilizzando il materiale in prestito dal Psi che chiudeva la festa dell’Avanti pochi giorni prima. La Dc avrebbe voluto farlo subito dopo di noi e, credendo che il materiale fosse nostro, ci offrì una somma per l’affitto...Praticamente prendemmo i soldi dalla Dc offrendo materiale del Psi».Oppure quando Roberto Nannetti ci spiega dopo un quarantennio di interrogativo il perché del proprio soprannome ovvero Sinkiang. «Ci fu un’assemblea alla Sapienza a Pisa sul Vietnam che avrebbe dovuto vedere la presenza di un partigiano vietnamita che all’ultimo momento ci disse che non sarebbe venuto. Visti i miei caratteri facciali, tranquillamente scambiabili per quelli di un asiatico, ...il partigiano divenni io». Infine quando Dp querelo’ la Dc livornese (e non pensiate ad un errato ordine dei fattori: furono proprio Gangemi e soci a querelare la Dc allora guidata dal vulcanico Franco Cecchetti già presidente dell’Azienda Mezzi Meccanici).« Per ripicca contro un nostro manifesto contro Giulio Andreotti – spiega Gangemi – -la Dc pubblicò un manifesto nel quale ci associava alle Brigate Rosse.E da lì l’azione giudiziaria».Conclusioni ? Vi sentite un po’ come il macchinista della Locomotiva di Guccini infelice per non aver saputo distruggere la Dc-treno dei signori? La risposta è in un recente video nel quale giovani di tutt’Italia scendono in piazza per la pace per una nuova scuola. Locomotive in giro non ce ne sono più ma almeno un treno locale - è il pensiero dei presenti - “a bomba contro l’ingiustizia” ci sarà ancora.
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