Il Tirreno

Livorno

«Nell’area dell’ex Atl un’officina della cultura»

Juna Goti
«Nell’area dell’ex Atl un’officina della cultura»

Teatro da 400 posti, set per il cinema, foresterie per gli artisti, parcheggio in silos. Ecco l’idea che il Comune ha presentato alla Regione: servono più 15 di milioni...

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LIVORNO. Un teatro con 400 posti a sedere, laboratori per la realizzazione delle scenografie, un cineporto con la possibilità di allestire set cinematografici. Poi una foresteria per ospitare gli artisti, un bistrot, hangar polivalenti al posto delle vecchie officine, un’arena per spettacoli all’aperto e parcheggi pubblici in silos. In pratica un’«officina della cultura, dove possano trovare spazio anche quelle attività che la cultura la producono», per dirla con le parole dell’assessore Simone Lenzi. Cosa il Comune vuole fare dell’area ex Atl – in parte occupata e in gran parte vuota da anni, tra il museo di villa Mimbelli e il viale a mare – è ora scritto in una proposta che è stato deciso di candidare a un avviso della Regione: una manifestazione di interesse che guarda al programma Fesr 2021-2027 e quindi a possibili finanziamenti europei.

È chiaro che è tutt’altro che secondario capire se a questo primo passo seguirà un vero e proprio bando regionale a cui poter candidare il progetto, anche perché in fase preliminare si stima un costo di almeno 15.850.000 euro («il 36,91 per cento coperto dalla quota di potenziale cofinanziamento da parte del Comune...»). Non proprio noccioline, insomma. E senza soldi è difficile anche solo immaginare di fare un passo.

Intanto la proposta appena deliberata dalla giunta svela comunque qual è l’idea generale sui cui punta l’amministrazione per quest’area chiave tra il centro e il lungomare.

In autunno il municipio aveva già usato uno dei capannoni dei bus, la vecchia officina di via Meyer, per mettere in piedi “Hangar creativi”, l’iniziativa agganciata alla mostra internazionale di architettura della Biennale di Venezia. Poi, come si legge nelle carte, ha pubblicato un avviso per “raccogliere proposte progettuali con valore consultivo nell’ambito del processo di formazione del nuovo Piano operativo e della variante al Piano strutturale”. Ne sono arrivate cinque. Qualcuno ha proposto di aprire in via Meyer l’ennesimo supermercato o centro commerciale. «È vero – conferma l’assessora all’urbanistica Silvia Viviani – ma di supermercati ce ne sono abbastanza, basta. Cerchiamo di mettere in moto anche un po’ di nuova economia. In via Meyer avremmo anche potuto pensare di fare un po’ di uffici, un po’ di commercio, il famoso mix funzionale. Ma stiamo cercando di fare qualcosa di diverso: Livorno è anche arte, mestieri, cultura che è anche impresa». Così alla fine si è deciso di partire, sì, da una di quelle cinque proposte, ma che guardava in una direzione di versa: un contributo della Fondazione Goldoni “per la realizzazione del Cap, il Centro per le arti della performance”, progetto preliminare considerato “maggiormente aderente agli indirizzi dell’amministrazione”.

Alla fine la proposta presentata in corsa all’avviso esplorativo della Regione si intitola “Hangar creativi - spazi rigenerati per arte, cultura e impresa”. Nelle carte si legge che «gli spazi e gli edifici recuperati dell’ex-Atl potranno accogliere»: «spazi polivalenti per allestimenti, mostre, fiere, attività formative»; «un teatro con 400 posti a sedere, dimensione mancante nel ventaglio dei teatri cittadini», dove «il retropalco sarà dotato di camerini, sala prova, sala trucco»; «laboratori per la costruzione di scenografie, allestimenti teatrali, sartoria, dove si svolgeranno anche attività formative a carattere pratico»; «spazi comuni, caffetteria-bistrot»; «cineporto con temporary set-up», «area all’aperto perfetta per ricostruire angoli di città o di spazi da inventare, studio di montaggio audio/video»; «foresteria-residenze artistiche per ospitare singoli artisti, compagnie o cast»; «arena per spettacolazione all’aperto»; «parcheggi pubblici in struttura e a raso». Spazi, insomma, per fare spettacoli, convegni, mostre, ma anche allestimenti e produzioni teatrali o cinematografiche.

La strada è appena all’inizio. E Lenzi, per ora, la chiude in questo modo: «Intanto la candidatura di questo progetto serve a capire se riusciamo a reperire fondi che ci aiutino. In un’area di così grande pregio non vorrei vedere un supermercato. L’idea è di dotare la città di un polo mutifunzionale, un centro culturale e produttivo. Anche perché dobbiamo smetterla di pensare alla cultura solo come a qualcosa che ha un costo, è anche un’industria. ..».

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