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Raccolta beni per i profughi in classe, l’Orlando apre le porte a chi vuol dare un aiuto
Scuola aperta il 2 e il 3 aprile per medicinali e alimenti: «Solidarietà e didattica, vogliamo coinvolgere il quartiere»
LIVORNO. Si moltiplicano anche a Livorno le iniziative di solidarietà verso il popolo ucraino. Protagoniste anche le scuole del nostro territorio, in prima fila tra raccolte benefiche e progetti di sensibilizzazione.
L’ultima iniziativa è quella del polo Buontalenti-Cappellini-Orlando, che nelle mattinate di sabato 2 e domenica 3 aprile trasformerà l’istituto professionale di piazza 2 Giugno – sede dell’Orlando – in un punto di raccolta per beni di prima necessità da spedire nelle zone di guerra. «Raccoglieremo soprattutto medicinali e cibo in scatola – spiega il dirigente scolastico Alessandro Turano – l’intenzione è quella di coinvolgere tutto il quartiere, dalla parrocchia agli esercizi commerciali passando per le famiglie degli studenti, in modo tale da creare uno spirito di grande solidarietà nella città e in particolare in questa zona. Il materiale raccolto nel prossimo fine settimana sarà poi spedito grazie al supporto del Comune di Livorno, che segue già diversi punti di raccolti sparsi in tutta la città ed è un riferimento fondamentale per le iniziative di questo tipo».
Sarà possibile portare i beni di prima necessità dalle 9 alle 14 di sabato 2 e domenica 3 aprile, un’apertura straordinaria che ha incontrato il consenso di tutto l’istituto Orlando, dove già da alcuni giorni – accanto alla bandiera dell’Europa e a quella italiana – sventola anche la bandiera della pace. «Non si tratta di una semplice raccolta di beni e prodotti – aggiunge il preside Turano – dal mio punto di vista è anche un progetto didattico molto importante: la scuola ha il compito di essere attiva in una fase storica come questa e gli studenti devono prendere coscienza del dramma che stiamo vivendo».
«È vero che la guerra non è in Italia - chiude il dirigente scolastico del polo Buontalenti-Cappellini-Orlando - ma è altrettanto vero che ci riguarda da vicino. A Livorno, nel nostro territorio, vivono tantissimi ucraini: anche il bar qui vicino, dove molti di noi vanno spesso a fare colazione, è gestito da una famiglia ucraina. Ecco perché dietro a questa iniziativa ci sono risvolti sociali da non sottovalutare. Oggi c’è un grande bisogno di apertura e di partecipazione».
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