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Abbandonato al Parterre, Attilio finalmente è stato adottato

Simone Fulciniti
Abbandonato al Parterre, Attilio finalmente è stato adottato

Fabio Martini, i suoi figli e il perché hanno scelto il canile. «Questi animali sono eroi: ho pianto di gioia»

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LIVORNO. Nel giro di poche ore due splendidi esemplari, Attilio e Omero, hanno lasciato definitamente il canile comunale “La Cuccia nel bosco”, cominciando di fatto la vita con una nuova famiglia. Oggi Il Tirreno racconta la storia di Attilio. «È stato trovato al Parterre in estate, a giugno – racconta la direttrice sanitaria del canile comunale Cecilia De Grandis –, abbandonato, vagante, senza microchip. Si è sempre dimostrato un cane bravissimo, dolcissimo, aveva circa un anno quando è arrivato in canile. Ed ha conquistato il cuore di tutti perché, nonostante la sua mole piuttosto importante, è sempre stato buono. Tranquillo nel rapporto con gli altri cani. Pertanto siamo felici. Se lo meritava, davvero».

Il nuovo padrone si chiama Fabio Martini, 49 anni, padre di due gemelli. «Era tanto tempo che ero interessato a prendere un cane – spiega- I miei figli anche. Soprattutto dopo che mi sono separato dalla moglie, con la quale sono comunque rimasto in buoni rapporti. La mia opinione è che un cane deve avere i suoi spazi. Inizialmente non pensavo fosse possibile prendere un cane e tenerlo dentro un appartamento. Poi ho scoperto che determinate razze, le puoi benissimo tenere in casa».

Martini lavora nel fiorentino. «A Gambassi Terme, ma sono in procinto di acquistare una casa anche a Livorno; con un giardino. Dove vivo, a Gambassi, ho un grande parco a disposizione. Il cane starà sempre insieme a me». Emozioni indescrivibili. «Mi sono trovato, a 49 anni, senza mai aver avuto un cane, nell’ultimo pezzo di strada prima di arrivare al canile coi lacrimoni agli occhi. E penso di aver detto tutto».

La professionalità indiscussa della struttura. «Siamo stati fortunati perché alla “Cuccia nel bosco” c’è grandissima competenza. C’è stato un cinofilo specializzato Nello Giugliano che ha seguito proprio Attilio e me. Anzi sopratutto me: lui era già addestrato, toccava, appunto, addestrare me. Sono talmente professionali e ti seguono, che hai l’impressione di adottare un figlio. Sento più volte al telefono Nello. Fanno di tutto per lavorare bene e consentirti di vivere al meglio l’esperienza».

Tre i momenti preparatori. «Due al canile uno a casa mia a Livorno, e alla fine mi hanno lasciato il cane per un po’ di tempo. Martedì la gioia di prenderlo per sempre. Una situazione bellissima». Una scelta comunque difficile, tra le proposte. «A me, inesperto, solo, con due bambini piccoli, nel gran numero dei cani disponibili me ne hanno proposti 3: Dingo, dodicenne spettacolare, utilizzato per addestrare gli altri cani, poi Attilio, e infine Pepe, un incrocio sui sei anni. Ho preso Attilio, ma ho lasciato il cuore per Dingo. Cominciamo così, e appena abbiamo trovato il nostro equilibrio, andiamo a prendere Dingo. Un cane che ha vissuto sempre dentro un canile, ed è un campione». La sorpresa ai figli. «I bimbi sono impazziti. Abbiamo fatto loro uno scherzo: avevo detto che ce lo avrebbero dato nel fine settimana, e quando mi sono presentato fuori da scuola col cane al guinzaglio, uno non parlava più, l’altro con una reazione opposta, saltava di gioia. E sono gemelli. Hanno 11 anni appena compiuti». Una scelta vincente. «La rifarei cento volte. Mi rendo conto di essere fortunato, e anche follemente innamorato». La direttrice conclude con un consiglio importante: «Le persone devono capire che le adozioni vanno fatte attraverso associazioni conosciute e valide, che possano aiutare nel pre e nel post. E non rivolgersi ai siti web, alle volte improponibili, per avere i cani. Perché così facendo si alimenta un traffico poco chiaro».

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